Ferragosto turbolento per alcuni mercati emergenti. In Argentina c’è stato un terremoto politico nelle elezioni primarie in cui le coalizioni scelgono i propri candidati: il leader ultraliberista e di estrema destra, Javier Milei, è stato il più votato con il 30% dei voti. Ha idee estreme come la dollarizzazione del paese e la chiusura della banca centrale argentina. I peronisti di Unión por la Patria, oggi al governo, si sono fermati al 27%. Un risultato inatteso che, in vista delle elezioni presidenziali del 22 ottobre, ha creato incertezza sul mercato azionario argentino e portato il governo a svalutare il peso argentino del 20%.
Sono stati, invece, il crollo del rublo, sopra quota 100 per dollaro, e la pressione inflazionistica in aumento a convincere la Bank of Russia ad aumentare i tassi dall’8,5% al 12%. Il secondo aumento consecutivo del costo del denaro e il più netto dall'invasione dell'Ucraina da parte di Mosca quasi 18 mesi fa. Anche la Banca Popolare Cinese (PBoC) è corsa ai ripari. Di fronte all’accentuarsi del rallentamento economico, alla deflazione, all'indebolimento del commercio, al crollo della domanda di prestiti e a un settore immobiliare paralizzato (Evergrande ha fatto ricorso al Chapter 15 del codice fallimentare Usa: la ristrutturazione del debito offshore copre un totale di 31,7 miliardi di dollari. L'azienda incontrerà i suoi creditori alla fine del mese per discutere della proposta di ristrutturazione proprio mentre Country Garden è sull’orlo del default) prima ha tagliato il tasso di interesse praticato sui finanziamenti a un anno di 15 punti base, il più ampio dal 2020, portandolo al 2,5%, poi ha promesso di voler aumentare il sostegno finanziario al mattone. Adotterà anche misure per stabilizzare lo yuan.
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In effetti in molti mercati in via di sviluppo l'inflazione sta calando più rapidamente rispetto ai Paesi più industrializzati, il che potrebbe indurre le banche centrali locali a iniziare a tagliare i tassi d'interesse, soprattutto in America Latina e nell'Europa emergente. Il Brasile e il Cile hanno iniziato a farlo a luglio ed S&P si attende ulteriori tagli dei tassi in futuro. Prevede che Messico, Colombia e Perù comincino a ridurre i tassi all'inizio del prossimo anno. Le previsioni di crescita degli utili per quest'anno e il prossimo della Strategy Unit di Pictet Asset Management vedono le economie emergenti in cima alla classifica, con un 12% annuo, quasi il doppio rispetto al Giappone, che è la più forte delle economie sviluppate.
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«Ci aspettiamo, quindi, una sovraperformance delle azioni dei mercati emergenti che continuiamo a sovrappesare, a esclusione della Cina. Resta, infatti, invariata la nostra posizione neutrale su Pechino, nell'attesa di ulteriori prove di una ripresa della spesa al consumo e di un recupero del settore immobiliare. Per cominciare a sovrappesare le azioni cinesi sarà necessario assistere a una stabilizzazione delle relazioni tra Stati Uniti e Cina», precisa Pictet Asset Management. Ma è più probabile che tale rapporto peggiori. Il lato positivo, sostiene Polina Kurdyavko, BlueBay Head of Emerging Markets e Senior Portfolio Manager di RBC BlueBay, è che gli Stati Uniti avranno bisogno del maggior numero possibile di alleati a livello globale quando questo rapporto peggiorerà. «Ed è proprio qui che i paesi dei mercati emergenti più grandi e consolidati, come Indonesia, Brasile, India e Messico, ne trarranno vantaggio», spiega, aspettandosi che ulteriori accordi commerciali vengano rivisti a favore, ad esempio, del Cile. Altrove, dopo un decennio di sottoproduzione, si è assistito a un aumento degli investimenti aziendali in mezzo alle iniziative di delocalizzazione produttiva. «Quest'ultima fa parte di una riorganizzazione globale delle catene di approvvigionamento con aziende internazionali che stanno riducendo il rischio e diversificando la capacità produttiva in mercati come il Messico, che recentemente ha superato la Cina diventando il principale partner commerciale degli Stati Uniti, l'India e regioni come il Sud-Est asiatico, dove il rischio geopolitico è inferiore», nota Alex Smith, Equities Investment Specialist di abrdn.
È così che l’India sta eclissando la Cina. «Se l’India dovesse riuscire ad ampliare la propria forza lavoro specializzata, potrebbe attirare una maggior capacità manifatturiera sottraendola ad altri paesi asiatici, tra cui la Cina, dove i salari minimi tendono ad essere più alti e le richieste dei lavoratori attualmente stanno aumentando», sottolinea Dina Ting, Head of Global Index Portfolio Management di Franklin Templeton. La domanda domestica è più vivace. Tanto che, secondo Goldman Sachs, il Pil dell’India supererà quello dell’area euro nel 2051 e dell’America entro il 2075. Certo, ammette Xavier Hovasse, Head of Emerging Equities di Carmignac, l'India appare piuttosto costosa, dopo anni di sovraperformance. Ciononostante, grazie alle sue interessanti prospettive di crescita a lungo termine, gli investitori selettivi possono ancora trovare opportunità interessanti. Concorda Smith che, però, ritiene il mercato azionario cinese tra i più economici al mondo: «tratta a sconto rispetto ai suoi livelli storici. Invece di un rimbalzo a forma di V come molti avevano previsto, ci aspettiamo una ripresa a più fasi in Cina, dove la normalizzazione dei consumi interni ha un lungo percorso davanti, supportato da risparmi eccessivi delle famiglie e da valutazioni depresse. La Cina offre molte aziende in crescita e innovative all'avanguardia nel loro settore».
E se anche i Paesi del Medio Oriente appaiono costosi (il mercato azionario saudita, ad esempio, è diventato il sesto paese per importanza tra i mercati emergenti e alcune delle sue banche sono scambiate a più di tre volte il valore nominale), è il Brasile, a detta di Hovasse, il mercato azionario sottovalutato, soprattutto i titoli locali che offrono un premio al rischio azionario che può raggiungere l'8%, anche per le aziende molto solide del settore dei servizi pubblici. Inoltre, l’amministrazione Lula sta lavorando a una riforma fiscale che semplificherà il regime tributario, favorendo la crescita a lungo termine. Comunque, Hovasse ritiene che il Messico sia attualmente il Paese meglio posizionato del gruppo. Beneficia, infatti, della tendenza strutturale di "nearshoring" degli Stati Uniti, dopo la spinta politica bipartisan degli ultimi anni per riportare la produzione in America. «Il Messico è uno dei principali beneficiari di questa tendenza e stiamo assistendo a un'impennata degli investimenti e a un'accelerazione della crescita». Anche il rischio politico è più basso. «Il presidente, Lopez Obrador, si è dimostrato responsabile dal punto di vista fiscale e», conclude, «le elezioni del prossimo anno sembrano essere favorevoli al mercato».
Il quadro cambia sul mercato obbligazionario. I rendimenti reali a lungo termine negli Stati Uniti hanno subito un’impennata negli ultimi tempi, rendendo tutti bond dei mercati emergenti molto meno interessanti. Tuttavia, alcuni Paesi specifici offrono rendimenti attraenti. «Attualmente previlegiamo le obbligazioni brasiliane, sia in valuta locale sia in valuta estera, poiché i rendimenti reali si mantengono a quasi 400 punti base sopra i livelli statunitensi, mentre le condizioni commerciali sono migliorate, a seguito della miglior stagione agricola nella storia del Paese», consiglia Hovasse. Anche Kieran Curtis, Head of Emerging Market Local Currency Debt di abrdn, preferisce i bond in valuta locale del Brasile. «L'inizio del ciclo di riduzione dei tassi offre l'opportunità offre l'opportunità di trarre profitto in termini di duration. Tra gli emittenti sovrani in dollari e in euro, troviamo che i Paesi investment grade siano piuttosto costosi, il valore si trova tra i Paesi più piccoli e quelli all'estremità più speculativa dello spettro degli emittenti. La Georgia, insieme ad alcuni emittenti sub-sovrani del Paese, offre uno spread interessante per un Paese di alta qualità, che ha registrato una crescita molto elevata dopo la pandemia. Rendimenti molto più elevati si trovano nelle obbligazioni a breve scadenza emesse dalla Tunisia: gode di un buon sostegno da parte delle istituzioni finanziarie internazionali, che gli consentono di accedere ai finanziamenti necessari per il servizio di queste obbligazioni. Nonostante il recente cambio di direzione politica in Turchia, preferiamo ancora evitare. L'inflazione è troppo elevata perché i mercati locali siano investibili e le obbligazioni in dollari sono diventate troppo costose, visti i rischi per la liquidità dei cambi». Invece, Claudio Piron, strategist di BofA-Merrill Lynch, consiglia di sovrappesare in portafoglio i bond della Colombia, le cui valutazioni sono economiche, quelli del Costa Rica, vedendo un miglioramento strutturale significativo della qualità del credito del Paese, che ancora non è completamente riflessa nei prezzi (il Costa Rica ha il potenziale per ottenere lo status di investment grade), del Qatar, che gode di una solida posizione finanziaria, dell’Arabia Saudita, le cui dinamiche di bilancio non possono fare altro che migliorare, della Serbia, che offre un quadro macroeconomico solido e politiche fiscali e monetarie prudenti e credibili. Infine, punta sui bond dello Sri Lanka con le autorità impegnate nel consolidamento fiscale guidato dal Fmi, che dovrebbe contribuire a mantenere sostenibile il debito del Paese. Nessuno ha citato l’Argentina. Sulla base della lunga storia di insolvenze e ristrutturazioni del debito del Paese Alejo Czerwonko, Cio Emerging Markets Americas di Ubs, non ritiene che i bond sovrani argentini siano adatti a una strategia di investimento basata sul "mantenere fino alla scadenza", ma solo per investitori orientati al trading con un elevato appetito per il rischio.
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