Nel corso del tempo l’offerta delle banche e dei broker online è migliorata sensibilmente sia per il numero dei servizi offerti sia per l’ampia gamma di strumenti finanziari che vengono messi a disposizione per operare sui vari mercati. L’investitore che deve scegliere l’intermediario con il quale operare si può trovare tuttavia in difficoltà nell’individuare quello che meglio si adatta alle sue esigenze. Proviamo quindi a fare un po' di chiarezza.
Una prima differenziazione riguarda i broker italiani di derivazione bancaria (ad esempio FinecoBank e Webank) e i broker esteri (molto spesso specializzati sul mercato delle valute, ad esempio IG e ActivTrades). Questa distinzione assume particolare importanza visto che i primi costituiscono una valida scelta per il trader che intende operare principalmente sui mercati azionari (in particolare su quello italiano) o sui principali future europei (Dax, Eurostoxx50) mentre i secondi possono essere utilizzati dai trader che intendono operare (tramite dei Cfd ossia degli strumenti che replicano l’andamento dell’attività finanziaria sottostante) a 360 gradi sui diversi mercati (indici, valute, materie prime, cryptovalute ecc…).
Entrambe le tipologie di broker offrono delle valide piattaforme di trading che consentono di inviare con rapidità gli ordini al mercato e di effettuare delle analisi di tipo tecnico (tracciare linee di tendenza, inserire indicatori ecc….).
Queste piattaforme, tuttavia, vanno utilizzate soprattutto per finalità esecutive (inserimento e invio ordini) mentre la parte di analisi andrebbe effettuata utilizzando adeguate piattaforme in grado di effettuare screening, costruire expert advisor, trading system ecc…
La scelta del broker dipende fondamentalmente da alcuni aspetti:
A) la solidità del broker: è fondamentale che il broker sia stato autorizzato dalla Consob ad operare in Italia (lo si può verificare dal sito www.consob.it).
B) l’offerta di strumenti finanziari: la maggior parte dei broker consente di operare in azioni, future, obbligazioni, valute, materie prime. È importante tuttavia verificare i costi collegati a questi strumenti e le commissioni (fee) applicate per l’accesso ai diversi mercati.
C) il profilo commissionale: molti broker consentono di scegliere tra commissioni fisse (indipendenti quindi dal controvalore negoziato), commissioni in percentuale (il cui importo varia in base all’ammontare dell’operazione) e commissioni regressive (in cui importo è fisso ma diminuisce all’aumentare delle operazioni compiute). La scelta dipende ovviamente dal tipo di operatività che si intende effettuare (in particolare dalla frequenza con la quale si entra e si esce dal mercato).
D) i servizi aggiuntivi: è importante valutare la solidità della piattaforma con la quale il broker consente di operare (in particolare che non si verifichino delle disconnessioni), gli strumenti a disposizione (ad esempio la possibilità di usare la marginazione) e la disponibilità di un help-desk in grado di risolvere eventuali problemi tecnici.
E) l’aspetto formativo: molti broker organizzano periodicamente dei webinar formativi in cui, oltre ad essere descritto il funzionamento delle loro piattaforme e dei lori servizi, vengono affrontati dei temi didattici il cui obiettivo è quello di aumentare le conoscenze finanziarie dei loro clienti.
F) l’aspetto fiscale: occorre verificare se il broker svolge il ruolo di sostituto d’imposta ed assolve quindi per conto dell’investitore tutti gli obblighi fiscali. Se il broker non svolge questo servizio è l’investitore che deve inserire nella propria dichiarazione dei redditi l’importo relativo agli utili realizzati e provvedere al pagamento delle imposte. (riproduzione riservata)