Il Pnrr si è rivelato importante per il mondo universitario italiano, avendo immesso nel sistema circa 30 miliardi di euro in 4 anni, «impattando in positivo sui conti e sulle strutture degli atenei». D’altronde il Fondo ordinario dello Stato a sostegno del comparto vale più di 9 miliardi di euro. Lo ha spiegato a MF-Milano Finanza, Alberto Scuttari, presidente del Convegno dei direttori generali delle amministrazioni universitarie, nonché direttore generale dell'Università di Padova, a margine dell’Assemblea Generale del CoDAU.
Con il Pnrr le università sono riuscite anche a rafforzare i propri organici, con una crescita dei docenti del 10,6% e del personale tecnico-amministrativo del 7,3%. Questo ha però comportato, sottolinea Scuttari, un aumento del costo medio del personale del 9,5% e di conseguenza un irrigidimento dei bilanci degli atenei, che hanno dunque bisogno di maggiori risorse.
Sull’equilibrio delle università italiane andrà a impattare anche, segnala Scuttari, un problema non solo italiano ma globale: l’invecchiamento della popolazione. Nei prossimi 20 anni infatti la popolazione tra 18 e 21 anni diminuirà del 29%, passando da 2,34 milioni a 1,67 milioni entro il 2045, secondo un’elaborazione di Talents Venture su dati Istat. E questo si tradurrà in 400 mila matricole in meno entro il 2041: il 20% in meno dei 2 milioni attuali, ricorda Scuttari. Di conseguenza, stando alle stime del Cnr, è attesa una perdita di 480 milioni di euro di entrate da tasse universitarie.
In questa cornice le università italiane devono quindi «diventare più attrattive per i giovani e spingere il pedale dell’internazionalizzazione e formazione continua lungo l’intero arco della vita lavorativa», spiega Scuttari.
La possibilità per gli studenti di frequentare in presenza resta centrale in termini di attrattività. Ecco che quindi «il nuovo investimento in manovra per l’housing universitario che punta alla realizzazione di 60 mila posti letto entro maggio 2027 è considerato una leva strategica per sostenere iscrizioni e mobilità studentesca». Anche se serve anche una controparte private, che agisca sul suo binario, secondo Scuttari.
Se infatti lo Stato certamente dovrà dare il suo contributo, nei «limiti possibili imposti dal suo debito record», soprattutto oltre i confini del Pnrr, serve anche un salto culturale: le università devono sviluppare una vocazione imprenditoriale «non in senso privatistico ma per mettere la loro formazione a beneficio del sistema Paese nel suo complesso». Anche se già qualche passo importante in questa direzione è stato fatto: il 30% dei fondi Pnrr andati alle università, gli atenei li hanno reindirizzati alle imprese attraverso bandi, trasformazione tecnologica e ricerca applicativa, ha evidenziato Scuttari. (riproduzione riservata)