Dopo mesi di lavoro sul fronte del risanamento finanziario, Intrum ha annunciato la riuscita dell’operazione di ricapitalizzazione e la conseguente uscita dal Chapter 11 avviato nell’ottobre 2024 negli Stati Uniti. Si chiude così una fase cruciale per il colosso svedese della gestione del credito, alleato tra l’altro di Intesa Sanpaolo sul mercato italiano, che ora guarda avanti con una struttura patrimoniale più solida e con un nuovo timone alla guida.
La società ha comunicato di aver raggiunto un’intesa con i creditori per la ridefinizione delle scadenze del debito, con uno sconto del 10%, affiancato da un nuovo finanziamento destinato a sostenere il piano industriale e gli obiettivi di deleveraging. L’intera operazione, come sottolineato dalla stessa Intrum, ha raccolto un sostegno «schiacciante» da parte di tutte le classi di creditori e delle controparti coinvolte.
«La conclusione della nostra ricapitalizzazione è una testimonianza del valore del nostro team e un traguardo significativo per il futuro della nostra azienda. Siamo emersi come un’azienda più solida, con una struttura del capitale allineata al nostro piano aziendale», ha dichiarato Andrés Rubio, il ceo uscente, che ha guidato la ristrutturazione.
Con la ricapitalizzazione completata, arriva anche un passaggio di consegne al vertice: Rubio lascia il ruolo di ceo e direttore generale, e viene sostituito ad interim da Johan Åkerblom, attuale cfo del gruppo. La società ha già avviato la ricerca del prossimo cfo, mentre Åkerblom avrà il compito di garantire continuità operativa nella nuova fase.
Il presidente Magnus Lindquist ha tracciato un bilancio positivo della gestione dell’ex ceo: «Andrés Rubio è stato scelto con l’obiettivo specifico di accelerare lo sviluppo commerciale dell’azienda. Negli ultimi anni, Andrés è riuscito a trasformare la società migliorando i margini nel settore servicing, riducendo la base dei costi, lanciando una strategia per un’attività asset-light e portando a termine la ricapitalizzazione di Intrum. Questo ha posto Intrum in una posizione solida per il futuro».
Lo stesso Rubio, nel suo saluto, ha dichiarato: «Ho vissuto un’esperienza straordinaria in Intrum e sono orgoglioso di aver guidato l’azienda in anni tanto importanti e decisivi. Ora che la ricapitalizzazione è stata completata con successo e Intrum si trova su basi finanziarie solide con una strategia chiara, sento che è il momento giusto per fare una pausa e, in futuro, concentrarmi sulla mia prossima sfida professionale».
A dare ulteriore conferma della nuova traiettoria intrapresa dal gruppo sono arrivati anche i risultati finanziari del secondo trimestre 2025, che mostrano una netta inversione di tendenza sul piano reddituale. L’utile netto trimestrale è il più alto da quando è stata presentata la nuova strategia nel 2023 ed è triplicato rispetto al trimestre precedente.
Il margine operativo ha registrato una crescita del 29% attestandosi a 1.326 milioni di corone svedesi, mentre l’utile netto del semestre è salito a 425 milioni di corone, a fronte della perdita di 1.573 milioni nello stesso periodo del 2024. Una performance che rafforza la fiducia degli investitori e certifica i progressi compiuti sul fronte della redditività.
A valle del processo di ristrutturazione e dei segnali di miglioramento economico, S&P ha annunciato la revisione al rialzo del rating di Intrum, da D a CCC+, indicando l’uscita dalla condizione di default selettivo. Si tratta di un passo avanti, ma l’agenzia mantiene un approccio prudente nei confronti del debito residuo.
In una nota ufficiale, S&P avverte che «la società rimane fortemente indebitata dopo la ristrutturazione, con un rapporto debito/ebitda rettificato da S&P superiore a sei volte», e aggiunge che «la sua struttura del capitale rimane vulnerabile in vista del prossimo rifinanziamento del debito sulle obbligazioni di settembre 2027».
In sostanza, se da un lato Intrum ha riconquistato credibilità sui mercati e ha imboccato la strada della stabilizzazione, dall’altro resta esposta alle incognite future legate al rifinanziamento e alla sostenibilità a lungo termine della leva finanziaria. (riproduzione riservata)