«Gli studenti sono cambiati insieme alla società: sono più tecnologici, ma i valori che esprimono sono rimasti costanti e la scuola e la famiglia sono gli unici due connettori sociali che loro identificano e riconoscono»: a parlare è Domenico Ioppolo, ceo di Campus, società che si occupa dell’orientamento dopo la scuola secondaria di secondo grado, ai margini della 34esima edizione del Salone dello Studente di Bari, ospitata in Fiera del Levante fino a venerdì 12.
All’evento sono presenti 100 università da tutta Italia e sono attesi in tutto oltre 40 mila studenti: «Questo è sicuramente uno degli appuntamenti più importanti: in ordine temporale è stato il terzo che abbiamo organizzato in Italia», ha spiegato il ceo, citando due novità della puntata di quest’anno: il Made in Mim, ossia la presentazione di prodotti realizzati dagli istituti agrari e alberghieri italiani, il cui marchio è stato recentemente registrato, e il corner «Il ministro risponde», per stabilire un colloquio diretto tra i ragazzi e gli insegnanti e il Ministro dell'Istituzione del Merito Giuseppe Valditara.
Ma il perno che plasma e attraversa questa trentaquattresima edizione si chiama intelligenza artificiale: «Facciamo a Bari una riflessione sull’Ai perché la Puglia è una delle regioni più all’avanguardia nello sviluppo tecnologico, quindi ci sembrava importante affrontare questo tema».
Non a caso uno dei momenti più attesi è stata la conferenza Il fuoco di Prometeo – Umanesimo e Intelligenza Artificiale nella nuova scuola, un dialogo tra le discipline umanistiche e l’AI. «La tecnologia è come uno specchio: noi ci specchiamo e le facciamo fare ciò che vogliamo» ha affermato Loredana Perla, a capo del dipartimento di Scienze della formazione, psicologia e comunicazione dell’Università di Bari. La professoressa ha anche presieduto il Comitato tecnico che ha messo in porto i nuovi programmi ministeriali per scuola dell’infanzia e del primo ciclo firmati martedì 9 dicembre da Valditara. «Non serve essere tecnofobi», ha proseguito Perla, secondo la quale invece «l’interdipendenza tra discipline scientifiche Stem e umanistiche, con un forte recupero della cultura, è stretta e necessaria». Ma l’approccio richiede «una partnership tra scuola e aziende, tra chi la scuola la vive e chi costruisce il dispositivo avanzato», ha osservato la dirigente.
Nessuna nota pessimista sull’argomento. Vedere l’AI come un «girone dantesco in cui le tecnologie abilitanti corrono, seguite dagli studenti» è anzi sbagliato, ha sostenuto Francesco Manfredi, presidente di Indire, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa. «Sviluppare una relazione positiva con l’Ai non significa farsi fare i compiti – che corrisponde a un utilizzo non compreso del mezzo –, bensì adattare il proprio metodo di studio alle proprie preferenze e aumentare la capacità di comprendere i temi affrontati in aula, approfondirli». Questo stimola i talenti e supporta gli studenti più fragili: «l’intelligenza umana può essere potenziata attraverso l’Ai», ha proseguito Manfredi.
Del resto l’Italia ha tante potenzialità e sembra che si stia applicando. Secondo Alessandro Civati, ceo di LutinX.com, azienda specializzata in certificazione digitale del dato, è vero che il mondo digitale «è come il fuoco, cioè un’arma a doppio taglio. Inventato per scaldare, è servito anche ad altro»; e ciononostante la scuola italiana pare starsi muovendo nella giusta direzione. «Poco tempo fa sono stato in Ghana e ho avuto modo di parlare col ministro dell’istruzione del luogo», ha raccontato Civati. «E ho notato che ovunque, non solo in Paesi in via di sviluppo, si parla di quanto l’Italia sia all’avanguardia nell’education».
Ad andare a braccetto con l’innovazione non deve essere solo l’umanesimo, bensì anche la formazione agraria, quella che di primo acchito sembra essere la più lontana dalla tecnologia. In una regione ad alta vocazione agricola come la Puglia – che detiene a livello produttivo il primato nazionale per molti prodotti agricoli, come vini e olio d’oliva –, questo binomio è cruciale. Negli ultimi anni il settore si è trasformato, abbracciando l’enogastronomia e il turismo.
«Le università stanno lavorando per offrire possibilità di sbocchi per gli studenti che usciranno dagli Its (Istituti Tecnici Superiori, ndr.)» ha spiegato Irene Canfora, professoressa ordinaria di Diritto agrario all’Università di Bari, durante la conferenza «Formazione agraria e occupazione. Coltivare il futuro dei territori tra innovazione e tradizione». «Copriamo anche quegli aspetti che riguardano il verde urbano, attività a metà tra città e campagna, su cui le imprese si stanno rapidamente orientando. Sia nei corsi che formano i tecnologi alimentari, che quelli agrari, la struttura prevede la presenza di un periodo in azienda, dato importante che stiamo coltivando».
Ma se il mondo dell’impresa ha bisogno di risorse umane a largo raggio, «com’è possibile che domanda e offerta non si incrociano, se abbiamo 200 mila Neet (Not in Education, Employment or Training, ndr.) in Puglia?» si è chiesto il presidente dei Giovani imprenditori e vicepresidente di Confindustria Bari e Bati Christian Tomasicchio. «Dal 2011, noi di Confindustria chiediamo ai Governi di poter intervenire da subito nell’iter di formazione del soggetto dalle elementari, partendo da una base di materie Stem nei percorsi formativi, per poi mettere come obbligo nel programma formativo almeno una presenza di 2 anni all’interno del mondo delle imprese. Solo così possiamo cambiare la tendenza».
Un esempio dei risultati ottenuti da questo percorso è il Made in Mim, nuovo marchio lanciato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito per valorizzare e commercializzare i prodotti enogastronomici e artigianali di alta qualità realizzati dagli studenti degli istituti agrari e alberghieri italiani: «Poter dare un’immagine commerciale ai prodotti che le nostre istituzioni possono portare è quantomeno un riconoscimento per ciò che facciamo», ha affermato Giuseppe Silipo, presidente di Usr Puglia. «Abbiamo vini premiati, prodotti per la cosmetica e non solo. Quanto più il mondo dell’impresa si avvicina a quello della scuola, meglio è».
Il convegno ha portato sul palco le storie di due studenti dell’istituto Lanoce, una scuola secondaria di secondo grado di Maglie, nel Salento. I ragazzi, ancora molto giovani, hanno potuto raccontare come il perseguimento del loro attuale obiettivo di vita viene pienamente supportato dalla scuola in cui studiano. A dimostrazione che, qualche volta, non sono solo parole. (riproduzione riservata)