Nell’era dell’intelligenza artificiale, la cara e vecchia SEO, l’ottimizzazione degli articoli per i motori di ricerca, cambia volto per raggiungere i lettori anche sui chatbot AI più diffusi.
Il mercato editoriale sta vivendo una trasformazione profonda. Il traffico da motori di ricerca tradizionali cede spazio a nuovi canali digitali, dall’intelligenza artificiale alle ricerche vocali. In questo scenario, gli editori devono trovare nuove strade per guadagnare visibilità e autorevolezza.
Ne abbiamo parlato con Rino Sassi, Head of Search di Parsec, che propone un nuovo approccio, quello della Search Everywhere Optimization. Parsec, nata nel 2022 da un gruppo di esperti di giornalismo digitale e visibilità online, ha l’obiettivo di accompagnare le redazioni e i publisher in un cambiamento rapido e complesso, senza sostituirsi a chi produce i contenuti, ma rafforzandone l’autonomia e la competitività in un panorama sempre più frammentato.
D: Cosa significa oggi lavorare sulla visibilità dei contenuti editoriali?
R: Oggi è più importante che mai capire come le persone cercano e consumano notizie, che provengono ormai da molte fonti diverse e non solo dai motori di ricerca tradizionali. A differenza di altri settori come l’e-commerce, dove si punta a vendere un prodotto, nell’editoria l’obiettivo è essere riconosciuti come fonte affidabile e autorevole. Per questo collaboriamo a stretto contatto con le redazioni: offriamo ai giornalisti supporto e strumenti specifici per la scrittura efficace sul digitale, li accompagniamo nel processo di creazione dei contenuti e li aiutiamo a valorizzarli nei diversi canali frequentati dal pubblico.
D: Può darci un esempio pratico di cosa cambia con la Search Everywhere Optimization?
R: Prendiamo un quotidiano locale: con la SEO tradizionale punta a crescere soprattutto con i click da Google. Con la Search Everywhere Optimization, invece, si struttura il contenuto in modo che emerga non solo nei risultati di ricerca, ma anche nelle risposte dei chatbot come ChatGPT, Gemini, Copilot, Perplexity o DeepSeek, nelle ricerche vocali e nei canali visuali e social come YouTube o TikTok.
È un passo avanti: si compete non solo per traffico, ma per visibilità e autorevolezza in contesti sempre più diversificati.
D: Come viene misurato il successo di un progetto?
R: Il successo non si misura solo con i numeri di accesso. Per noi è fondamentale che redazione, marketing e IT acquisiscano progressivamente una cultura data driven: questo percorso porta maggiore consapevolezza, autonomia e organizzazione nel modo di lavorare.
Sul lungo periodo, è proprio questo approccio condiviso a garantire risultati più solidi e duraturi, che si riflettono nella qualità dei temi scelti, nella tempestività e nel riconoscimento del brand come fonte affidabile, andando oltre il semplice traffico
D: Google ha introdotto strumenti come AI Overviews e AI Mode: che effetti hanno?
R: Sono cambiamenti che stanno rivoluzionando la visibilità digitale. È ormai normale vedere una diminuzione dei click diretti, perché parte delle informazioni arriva direttamente dalle AI che sintetizzano risposte. Questo impatta negativamente anche i ricavi pubblicitari degli editori che dipendono dal traffico: con meno utenti che visitano i siti, diminuisce la capacità di monetizzare tradizionalmente con gli annunci.
Tuttavia, essere citati come fonte attendibile in questi nuovi strumenti rappresenta un vantaggio strategico: la visibilità si sposta dai semplici click al ruolo centrale nell’ecosistema informativo. Per questo aiutiamo i publisher a rendere i contenuti più chiari e facilmente comprensibili per le intelligenze artificiali, tutelando così autorevolezza e nuove opportunità di monetizzazione.
D: Se la Search Everywhere Optimization punta a costruire autorevolezza oltre il traffico diretto, come si traducono questi risultati in ricavi concreti per i publisher?
R: La Search Everywhere Optimization espande la visibilità dei contenuti su più canali oltre i tradizionali motori di ricerca. Questo crea un vantaggio strategico: rafforza il brand e l’autorevolezza, aumentando la fiducia del pubblico, che è la base per costruire modelli di monetizzazione più evoluti e sostenibili.
Il valore vero non è solo il click e le impression pubblicitarie, ma una relazione diffusa e qualificata con gli utenti, che facilita l’adozione di abbonamenti, micropagamenti o soluzioni flessibili come l’Offerwall.
L’Offerwall è una soluzione offerta da Google Ad Manager che permette ai publisher di lasciare più opzioni agli utenti per accedere ai contenuti: possono guardare video, rispondere a sondaggi, effettuare micro-pagamenti o abbonarsi.
Senza una presenza autorevole e riconoscibile in questi nuovi scenari digitali, sarebbe difficile implementare con successo queste forme di ricavo innovative.
D: Quanto pesa la tecnologia nel vostro lavoro?
R: È una leva importante, ma non è il fine. Usiamo strumenti avanzati per analizzare i siti e la struttura dei contenuti, ma il vero valore è la strategia: aiutiamo i publisher a prendere decisioni che funzionino nel medio-lungo periodo, non a rincorrere solo novità tecnologiche.
D: Qual è la vostra visione futura?
R: Vogliamo consolidare il nostro ruolo di partner strategico per i publisher che guardano avanti, perché la «SEO» tradizionale non basta più. Con Search Everywhere Optimization prepariamo le redazioni a essere presenti e autorevoli in tutti i luoghi in cui si cerca informazione, da Google alle intelligenze artificiali, dalle app ai voice assistant.
Il nostro obiettivo è aiutare l’editoria a restare un punto di riferimento solido in un mondo dove l’informazione cambia velocemente, guidando questa trasformazione senza subirla. (riproduzione riservata)