Il Ftse Mib chiude poco sotto la parità, a -0,07% a 52373 punti.
Focus sempre sul Medio Oriente, con l'Iran che avrebbe ordinato ai ribelli Houthi di tenersi pronti a bloccare lo stretto di Bab al-Mandab qualora gli Stati Uniti attaccassero le infrastrutture energetiche iraniane, secondo quanto hanno riferito alcune fonti a Reuters.
Sul fronte macro, negli Stati Uniti le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione (dato destagionalizzato) si sono attestate a quota 208.000 unità, in calo di 8.000 unità rispetto al dato rivisto della settimana precedente. Le vendite al dettaglio, invece, sono aumentate dello 0,2% a livello mensile a giugno, in linea alle attese degli economisti, dopo l'incremento rivisto dell'1% registrato a maggio. Infine, l'indice manifatturiero mensile della Federal Reserve di Filadelfia è balzato a 41,4 a luglio, dopo essere salito a 10,3 punti a giugno, superando nettamente le aspettative degli economisti a 12,5 punti.
A piazza Affari, pesano le vendite su Stm (-4,84%) e Prysmian (-2,27%). In controtendenza Fincantieri (+4,18%), che si conferma la migliore blue chip della seduta.
Tra i bancari, Unicredit è salita dell'1,67% dopo che il cancelliere Friedrich Merz ha detto che il governo tedesco non sta bloccando la fusione o l'acquisizione di Commerzbank da parte della banca guidata da Andrea Orcel, ma non approva le modalità dell'operazione.
In evidenza Tim (-1,55%): dalla Consob arriva il via libera al documento di offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria, promossa da Poste I. (-1,88%) sulla totalità delle azioni ordinarie di Tim ammesse alle negoziazioni su Euronext Milan. Il periodo di adesione avrà inizio alle ore 8h30 del 20 luglio e terminerà alle ore 17h30 dell'11 settembre, estremi inclusi e salvo proroghe, e sarà pertanto pari a complessivi 40 giorni di borsa aperta.
Quanto a Recordati (+0,19%), il cda si divide sull'offerta pubblica di acquisto promossa da Respighi BidCo, la società controllata dal fondo Cvc con il sostegno della famiglia Recordati. Se la maggioranza del board ritiene congruo il corrispettivo di 51,29 euro per azione, i quattro amministratori indipendenti bocciano invece il prezzo, ritenendolo inadeguato rispetto al valore del gruppo farmaceutico e alle sue prospettive di crescita.
Da segnalare le parole dell'ad di Eni (-0,66%), Claudio Descalzi, secondo cui "dal 1* gennaio 2027 l’Italia e l’Europa rischiano di entrare in una nuova fase di tensione sul mercato del gas, mentre diventa più critica l’emergenza su prodotti raffinati e carburante per aerei". Con lo stop definitivo alle residue forniture russe di gas, ha ricordato Descalzi, verranno a mancare circa 36 miliardi di metri cubi che dovranno essere sostituiti soprattutto con gas naturale liquefatto proveniente dagli Stati Uniti e da altri Paesi.
Fuori dal paniere principale, Sesa è crollata del 12,55% dopo aver chiuso l'esercizio 2025-2026 con ricavi e altri proventi per 3,6 miliardi di euro (+10,6% a/a reported), un Ebitda di 260,4 milioni (+10,6%), e utile netto di 80,6 milioni (+19,5%).
Positiva, invece, Seco (+4,19%) sostenuta dal rialzo dei target price da parte degli analisti all'indomani della pubblicazione dei risultati preliminari del secondo trimestre.