Si chiude con un grosso punto di domanda il 2023 per il Superbonus 110. L'era delle proroghe appare terminata (eccetto forse un mini provvedimento all'interno del decreto Milleproroghe da decidere a fine anno), mentre il 2024 si apre con il ritorno all'Ecobonus al 70%. Ma soprattutto con l'addio alla misura della cessione del credito, la misura che prima ha permesso il grosso balzo in avanti dei bonus edilizi più corposi per entità dei lavori in gioco (Superbonus 110, Ecobonus e Bonus facciate) e che poi, una volta sospeso, ne ha provocato l'impantanamento. «In ogni caso la prima ricaduta negativa andrà a pesare sui tanti che hanno ancora i lavori in corso e rischiano di non poter accedere al Superbonus, almeno in parte, perché alla data del 31 dicembre 2023 non hanno ancora concluso i lavori», spiega Manuel Castoldi, presidente di Rete Irene, il principale network di imprese specializzate nel rinnovamento energetico del Nord Italia. «E il peggio è che la maggior parte sono partiti per tempo, ma hanno incontrato ostacoli di tutti i tipi, dall'exploit dei prezzi e indisponibilità dei materiali da costruzione ai frequenti cambi di normativa, ben 67 in due anni, ai ripetuti stop all'acquisto dei crediti fiscali, che hanno dilatato a dismisura i tempi dei lavori. Fino appunto a superare la scadenza massima. A questo proposito l'Ance propone una proroga (che dovrebbe essere approvata il 28 dicembre) legata a uno stato avanzamento lavori straordinario. Peccato che il sal dovrebbe essere comunicato all'Agenzia delle Entrate entro fine anno e che occorrono almeno 4-5 giorni per farlo, rendendo la proroga di fatto impossibile». Il risultato è che molte famiglie appunto perderanno parte del bonus (si parla di un numero intorno a 500 mila e lavori non finiti per miliardi di euro secondo le stime dell'Ance), nel senso che dovranno accontentarsi del 70% di rimborso per la quota lavori non eseguita. E a quel punto magari se la prenderanno con l'appaltatore per i ritardi, generando una marea di contenziosi che Rete Irene stima nell'ordine di qualche miliardo di euro.
«In ogni caso, questa è la situazione, e ora è il momento di guardare avanti, tanto più che valuto positivamente il bonus al 70% che sostituirà il Superbonus 110, nel senso che si tratta di un'agevolazione consistente», prosegue Castoldi. «Ma il vero problema non è l'aliquota, quanto lo stop alla cessione dei crediti, decisione su cui al momento il governo non lascia spiragli di trattativa. Eppure per migliorare il profilo energetico degli edifici, processo tra l'altro che serve anche alla salute e alla spesa per l'energia di tutta la comunità e che comunque è dettata anche dalle normative europee, occorrono investimenti consistenti, di diverse decine di migliaia di euro. Ebbene, non tutte le famiglie hanno la capacità fiscale per beneficiare del bonus in 5 o anche in 10 anni. E molte altre non hanno nemmeno la disponibilità economica per affrontare l'impegno economico richiesto. La cessione del credito consente di alleggerire di molto questa somma. Dopodiché per la quota restante si può intervenire a supporto delle famiglie con finanziamenti agevolati«. Rete Irene per esempio propone un prestito chirografario a 120 mesi, cioè senza accensione di ipoteca come il credito al consumo, a un tasso agevolato del 6-6,5% contro il 9-9,5% di mercato. E ne ha già fatti già tanti perché prevedono un esborso di 150-180 euro al mese, cifra alleggerita dal risparmio energetico ottenuto grazie ai lavori eseguiti sull'edificio.
L'ultimo problema riguarda l'exploit dei costi dei materiali per l'edilizia, raddoppiati se non addirittura triplicati. Anche se l'inflazione risulta in calo, e soprattutto sembrano superati quei colli di bottiglia generati da brusca impennata della domanda a fronte di un'offerta stabile, che avevano portato ai rincari improvvisi, la situazione non si è ancora normalizzata. «Prevediamo ancora alcune turbolenze a inizio anno, ma secondo le nostre previsioni dopo il primo trimestre dell'anno il quadro si normalizzerà, nel senso che i prezzi cominceranno a scendere», prosegue Castoldi. «Attenzione però perché questo non vuole assolutamente dire che torneremo ai prezzi del 2019 metà 2020, ma che al massimo scenderanno del 25-30% rispetto ai valori attuali, come dicevo spesso raddoppiati o triplicati nell'arco dell'ultimo biennio. Dopodiché tutto dipenderà dal mercato». Se infatti, come molti temono nel mondo dell'edilizia, tra bonus ridotto al 70%, prezzi dei materiali ancora alti e niente cessione dei crediti o sconto in fattura, è possibile che molte famiglie decidano di rimanere alla finestra, cioè di rimandare i lavori in attesa di tempi migliori. E a quel punto con domanda scarsa e offerta abbondante, i prezzi potrebbero anche scendere più del previsto.
Per tutte queste ragioni Rete Irene, insieme all'associazione dei condomini e altri attori della filiera dell'edilizia, a metà gennaio conta di mettere sul tavolo una nuova proposta che potrebbe risolvere o almeno alleggerire l'impatto delle nuove misure. A cominciare dall'aliquota del 70%. La misura è uguale per tutti e legata al salto di due classi energetiche e a un taglio al fabbisogno energetico dell'edificio intorno al 30%. «In molte situazioni però, studiando attentamente gli interventi da eseguire, siamo riusciti a ottenere un miglioramento di quattro classi energetiche e un taglio del fabbisogno del 67%», sottolinea Castoldi. «Credo che sia questo l'approccio da seguire. Ritengo che il Superbonus 110 di fatto abbia concesso uno sconto eccessivo a fronte di un miglioramento modesto del profilo energetico dell'edifico e quindi dell'impatto sull'ambiente e sulla collettività. Oggi occorre puntare a obiettivi più ambiziosi, magari premiando i risultati con uno sconto fiscale più sostanzioso rispetto al 70% di base. E si tratta di un approccio che presenterebbe dei vantaggi anche sui costi dei materiali: una maggior selezione degli interventi eviterebbe quell'ingolfamento del mercato che in passato ha fatto esplodere i prezzi. Un risultato ora a portata di mano, ma di fatto quasi irraggiungibile se non si ripristina il meccanismo della cessione dei crediti». (riproduzione riservata)