Continua a crescere il numero di super ricchi che scelgono di trasferirsi in Italia. La sempre maggiore attrattività della Penisola emerge dai dati sulle dichiarazioni Irpef del Dipartimento delle Finanze: come raccontato da Italia Oggi, nel 2024 gli aderenti al regime fiscale agevolato per «paperoni» stati 1.631, circa 400 in più rispetto al 2023 (+25%). Solo 27 contribuenti hanno invece deciso di revocare l’opzione.
Introdotto nel 2017 con l’obiettivo di portare in Italia i grandi patrimoni, il sistema prevedeva in origine una flat tax di 100 mila euro l’anno, indipendente dall’ammontare dei redditi esteri. L’importo è stato progressivamente aumentato e dal 2026 è di 300 mila euro. Il regime è facoltativo, può durare fino a un massimo di 15 anni ed è estendibile anche ai familiari, per i quali è prevista un’imposta ridotta (25mila euro annui, destinati a diventare 50mila dal 2026). Per quanto riguarda la tassazione dei redditi prodotti in Italia, il regime non prevede alcuna agevolazione: questi restano soggetti alle regole ordinarie.
Accanto alla flat tax, esistono altri regimi fiscali agevolati pensati per attrarre specifiche categorie di contribuenti. Tra questi quello per i lavoratori “impatriati”, destinato a chi trasferisce la residenza in Italia per motivi di lavoro, che nel 2024 ha coinvolto oltre 44.800 dipendenti, in aumento rispetto ai 41.020 dell’anno precedente, con un reddito medio di circa 120.900 euro.
Un ulteriore strumento è rivolto ai pensionati esteri, per i quali c’è un’imposta sostitutiva del 7% sui redditi da pensione percepiti all’estero. Nel 2024 i contribuenti che hanno aderito a questa misura sono stati 933, in aumento rispetto ai 672 dell’anno precedente, con redditi complessivi da pensione estera pari a 37,6 milioni.
La mobilità dei grandi patrimoni risente anche di fattori esterni, come i cambiamenti legislativi in altri Paesi o la situazione geopolitica. Nel 2025, ad esempio, il Regno Unito ha abolito il regime dei «non dom», il vantaggio fiscale che permetteva ai residenti nel Paese, ma con domicilio permanente all’estero, di non pagare tasse sui redditi prodotti altrove. Inoltre, l’attuale crisi in Medio Oriente – che tocca località ad alto reddito come Dubai – ha riportato il tema al centro del dibattito. (riproduzione riservata)