Una pioggia di miliardi, almeno 5, verrà destinata nel prossimo triennio alla realizzazione di centri commerciali nel Nord Italia. E l’area dove si concentreranno questi progetti, con i relativi investimenti, sarà la Lombardia. Con la città e la provincia di Milano a fare da pivot. L’iniziativa vede coinvolti sia operatori del settore retail che gruppi immobiliari. Senza trascurare il ruolo decisivo del sistema bancario. Tendenza che dimostra come, almeno in Italia ma anche nel resto d’Europa, ci sia la corsa alla conquista di spazi da riqualificare e da trasformare in superfici commerciali di ampie dimensioni, in zone non proprio centrali, nelle quali però far convogliare milioni di visitatori. In campo sono scesi e scenderanno player di spessore: dalle Generali a Marco Brunelli, da Antonio Percassi a Davide Bizzi, dal gruppo Fawaz Alhokair al big australiano Westfield, passando per Auchan.
Scelte che vanno in decisa controtendenza rispetto a quello che sta accadendo da oltre un anno negli Stati Uniti, dove la concorrenza sfrenata del colosso dell’e-commerce Amazon (ha speso 13,7 miliardi di dollari per comprare la catena di supermercati biologici Whole Foods), affiancata da eBay e dalla cinese Alibaba, ha messo alle corde gli shopping mall. Al punto che in neppure 12 mesi sono stati persi 100 mila posti di lavoro a seguito dei drastici tagli e le chiusure attuate da brand quali Macy’s, Sears, Fort Steuben, Payless, Sport Authority, The Limited e JcPenny. Un trend destinato a non arrestarsi visto il boom del digitale.
Ma forse per il gap tecnologico e infrastrutturale tipico dell’Italia - il mercato più frenato d’Europa in questo senso - e anche per questioni anagrafiche (l’Italia è il Paese più anziano del Vecchio Continente), il business dei centri commerciali di ampie dimensioni sta conoscendo una particolare euforia. Con risultati già evidenti. Battistrada di questa nuova progettualità è stato Marco Brunelli, classe 1927, che nell’aprile di un anno fa ha alzato il sipario sul centro commerciale di Arese: un progetto che ha occupato una superficie di 1 milione di metri quadrati costata 500 milioni. Nell’area sono stati collocati 250 negozi e 25 ristoranti. Ma i risultati? Il fondatore e ideatore del progetto, già tra i promotori di Esselunga (con Nelson Rockfeller e Bernardo Caprotti), e poi a capo della catena Gs (venduta a Carrefour) e oggi al timone del gruppo Finiper, ha dato i primi numeri: in nove mesi di attività ad Arese sono transitati 13 milioni di visitatori (48mila in media ogni giorno), per un giro d’affari complessivo di 600 milioni. Intanto nel quartiere residenziale milanese di Citylife, costato in tutto 2 miliardi e promosso inizialmente da Generali e Allianz (oggi fa capo al solo Leone di Trieste), è stato da poco inaugurato il nuovo shopping district urbano: 100 spazi commerciali tra negozi (80) e ristoranti (20). L’operazione, secondo indiscrezioni, a regime avrà un valore d’investimento di 300 milioni. Nei piani c’è l’intenzione di arrivare a 6 milioni di visitatori nel terzo anno d’attività.
Assai più imponenti e costosi saranno i mall che nasceranno entro il 2020-2021 alle porte del capoluogo lombardo. Il principale è quello che vedrà coinvolta l’australiana Westfield affiancata dall’imprenditore Antonio Percassi. A Segrate, nel 2020, aprirà il business center da 1,4-1,5 miliardi: 300 punti vendita, 50 ristoranti, cinema e altre attività. Nel progetto avranno un ruolo di rilievo le banche, pronte a finanziare il cantiere per 7-800 milioni. In pole position per gestire il pool di finanziatori ci sono Unicredit e Intesa Sanpaolo.
I due principali istituti di credito hanno concesso una linea di credito da 300 milioni a favore del gruppo Fawaz Alhorkair per avviare il cantiere del Falcon Malls a Cascina Merlata, l’area confinante con i terreni di Arexpo. L’operazione di sviluppo commerciale avrà un costo totale di 1,2 miliardi e vedrà spuntare 192 negozi (35 saranno ristoranti) che a regime, nei piani dello sviluppatore, dovrebbero accogliere 10 milioni di visitatori. Ma ancora più maestoso sarà il progetto di Sesto San Giovanni, che Fawaz svilupperà sulle aree di Milanosesto di Davide Bizzi: 131mila mq di intervento per l’apertura di 365 punti vendita e un bacino potenziale di 13 milioni di visitatori all’anno. Anche in questo caso servirà il massiccio intervento del sistema bancario.
Ma i cantieri per l’apertura di centri commerciali nella zona di Milano non si fermano qua. Perché dopo un lungo periodo di stop e lunghe riflessioni politiche Auchan, che in Italia ha seri problemi di natura industriale (quasi 190 milioni le perdite cumulate nell’ultimo biennio, con un rosso di 66 milioni nel 2016 a fronte di un fatturato di 2 miliardi), potrà aprire presto il cantiere per il rifacimento e ampliamento del centro commerciale di Cinisello Balsamo: 90mila mq per 300 negozi e 30 ristoranti.
Ma non c’è in fermento solo la Lombardia. Perché lo scorso marzo a Verona è stato inaugurato Adigeo (130 store). Mentre a Roma, città nella quale lo scorso aprile ha fatto il suo debutto la Esselunga dopo una gestazione durata anni, nel marzo del prossimo anno verrà aperto Aura Valley Aurelia Mall, un centro polifunzionale da 21mila metri quadrati. Giuseppe Roveda, poi, sta valutando l’ampliamento del retail park di Serravalle Scrivia, uno dei principali outlet italiani. Infine, a Bolzano entro il 2021 nascerà WalterPark: 100 punti vendita, un hotel, 150 appartamenti.
Il tutto mentre comunque Amazon ha deciso di scommettere sul mercato italiano, visto che ha triplicato i centri logistici. Oltre a quello storico di Piacenza ha investito 65 milioni per aprirne uno a Vercelli e ben 150 milioni per inaugurarne un altro in provincia di Rieti. Allargando così a macchia d’olio la sua presenza sul territorio nazionale. Lo spauracchio dell’e-commerce, quindi, mantiene tutta la sua forza. Ma è ipotizzabile che almeno per il prossimo decennio gli italiani continuino a preferire lo shopping tradizionale. Anche se ovviamente l’integrazione tra acquisto old style e acquisto digitale subirà una accelerazione. E allora i centri commerciali dovranno pensare a nuovi servizi (come salute e benessere) e avranno spazi modulabili e modificabili in base alle esigenze della clientela. (riproduzione riservata)