I fallimenti delle imprese italiane tornano ai livelli pre-pandemici. Solo nel primo trimestre del 2026 le liquidazioni giudiziali (la nuova denominazione dei fallimenti nel diritto italiano con l’entrata in vigore del Codice del 2022) sono state 2.885, in crescita del 23,2% rispetto alle 2.341 dello stesso periodo del 2025. Questa la fotografia scattata dall’analisi realizzata da Cribis, società del gruppo Crif specializzata nelle informazioni commerciali su aziende italiane ed estere, e che MF-Milano Finanza ha potuto visionare in anteprima.
Si nota una netta accelerazione del fenomeno: rispetto al primo trimestre del 2024 l’incremento è del 37,1%, mentre rispetto al 2022 la crescita raggiunge il 50,9%. E i primi mesi del 2026 hanno superano anche il dato del primo trimestre 2019 (2.867 casi), ultimo riferimento precedente alla pandemia.
Si tratta della dimostrazione che «è ormai finito il periodo in cui interventi straordinari avevano attenuato le fragilità del sistema produttivo», ha sottolineato Marco Preti, amministratore delegato di Cribis. Le aziende italiane, però, non stanno attraversando un momento storico facile: «In un contesto ancora segnato da domanda debole, costo del credito elevato e forte incertezza internazionale, per molte imprese diventa sempre più difficile mantenere equilibrio finanziario e continuità operativa», ha aggiunto l’ad.
A livello territoriale, segnala ancora la ricerca, la Lombardia si conferma la regione con il maggior numero di liquidazioni giudiziali nei primi tre mesi del 2026, con 572 casi, pari al 19,8% del totale nazionale. Seguono il Lazio con 464 casi (16,1%) e la Campania con 275 (9,5%). Completano le prime posizioni Toscana con 218 casi, Piemonte e Veneto con 204 casi ciascuno.
Al fondo della classifica si collocano, invece, con il minor numero di fallimenti sul totale nazionale: la Valle d’Aosta con 4 casi (0,1% del totale), il Molise con 15 (0,5%), la Basilicata con 17 (0,6%) e il Trentino-Alto Adige con 29 (1%).
Spostando la lente sulle diversità settoriali, Cribis evidenzia che il commercio risulta il comparto con liquidazioni giudiziali registrate nel primo trimestre del 2026, con 854 casi. Seguono i servizi con 670 fallimenti, l’edilizia con 575 e l’industria con 488. Si tratta dei settori «più esposti alla debolezza della domanda, alla pressione sui margini, alla dipendenza dal credito e all’aumento dei costi operativi», ha precisato Preti. Nel mondo delle imprese italiane «più che una crisi generalizzata, stiamo, infatti, osservando una fase di riassestamento in cui la capacità di gestire la liquidità, più ancora del fatturato, diventa il vero discrimine tra continuità e uscita dal mercato». (riproduzione riservata)