Prezzi caldi sulle nevi. Nell’ultimo anno, la forte ripresa della domanda di case in montagna ha sostenuto il rally dei prezzi saliti in media di quasi il 6% nel corso del 2023. E questo, grazie alle nuove tendenze del vivere post covid che hanno rilanciato la ricerca di spazi al di fuori delle grandi città, dove poter trascorrere periodi di vacanza sia d’estate che d’inverno. Ma anche da utilizzare come base per lo smart working alcuni giorni a settimana, con la possibilità di affittare l’abitazione per brevi periodi in modo da recuperare i costi di gestione.
«Da circa due anni e mezzo, i prezzi delle case in alta quota sono tornati a crescere mediamente del 4,5% all’anno in tutte le principali località italiane», spiega Alessandro Ghisolfi, responsabile dell’ufficio studi di Abitare Co secondo cui il 2023 si dovrebbe chiudere con un aumento medio dei prezzi delle abitazioni di montagna a livello nazionale del 5,6%, frutto di alcuni picchi segnati per esempio da Dobbiaco (+7,2%). Ma anche di performance meno entusiasmanti ma comunque importanti come quella di Gressoney o Champoluc (+4,2%). «L’anno in corso ha confermato la tendenza positiva che nell’ultimo biennio ha visto aumentare le compravendite di case in montagna di oltre 15 punti percentuali rispetto all’epoca pre-covid», ha sottolineato Ghisolfi. «Prima del 2020 il mercato delle case d’alta quota si era definitivamente scrollato di dosso la crisi che lo bloccava dagli anni del boom del 2005–2006 grazie a una forte ripresa della domanda che già l’anno scorso aveva gareggiato alla pari, in termini di compravenduto, con quella rivolta alle località di mare».
La fotografia scattata al mercato da parte di Abitare Co ha mostrato infatti un deciso incremento del costo del mattone di montagna con prezzi arrivati alle stelle in alcune delle località più esclusive della catena alpina. In cima a tutti, i soliti noti con Cortina d’Ampezzo, regina indiscussa, con i valori delle abitazioni arrivati a toccare i 16.000 euro a mq per scendere, di poco, ai 15.100 euro di Courmayeur, 11.500 euro di Madonna di Campiglio o 11.200 di Livigno. Valori molto alti ma ben inferiori a quelli che si possono trovare sul versante svizzero delle Alpi dove i prezzi hanno superato in molti casi i 20.000 euro a metro quadrato. «Nel range tra 5 e 7mila euro si possono trovare numerose località distribuite su tutto l’arco alpino», continua Ghisolfi. «Da Cervinia a Ponte di Legno, da Bormio a Selva di Val Gardena. E scendendo con i prezzi, molte località affascinanti e amate dai turisti italiani e stranieri consentono di acquistare una abitazione in alta quota con meno di 5.000 euro a metro quadro. E’ il caso, per esempio, di Gressoney in Valle d’Aosta o Selva di Cadore in Veneto».
Ma chi sono i principali acquirenti di case in montagna? Secondo l’analisi di Abitare Co, la seconda casa sulle nevi sembra attirare per lo più le famiglie lombarde, piemontesi e venete, grazie soprattutto al fattore di prossimità. Ma una richiesta crescente sta arrivando anche dalla Liguria, dalla Toscana e dall’Emilia Romagna. «La domanda di chi cerca un appartamento da acquistare in montagna punta nell’80% dei casi su immobili di nuova o recente costruzione o ristrutturati, con metrature comprese tra 60 e 90 metri quadrati», sottolinea Ghisolfi. Lo stile architettonico è sempre in linea con quello locale, ma i materiali usati sono oggi un mix fra quelli di sempre (come la pietra e il legno) uniti a quelli più moderni ed ecosostenibili come i legni trattati. «Nel segmento più alto di mercato, quello con i prezzi di vendita che partono dai 7.000 e arrivano oltre i 15.000 euro al metro quadro, le case sono costruite con tutte le migliori tecnologie disponibili, progettate per rispettare l’ambiente e consumare pochissima energia», avverte l’esperto di Abitare Co. «Si tratta di immobili che dispongono di posti auto coperti, spazi per palestra e spa anche privati, ascensori, solai, cantine, depositi sci e scarponi, impianti di demotica e connessione digitale, terrazzi e balconi, oltre all’immancabile camino». Al di là della tecnologia, gli acquirenti disposti a pagare fino a un milione e mezzo per una casa da 100 mq non vogliono rinunciare alla posizione esclusiva della propria abitazione sulle nevi che deve trovarsi in prossimità degli impianti di risalita o, in alternativa, nel centro del paese. In ogni caso, sia essa una baita o un appartamento, deve avere una esposizione luminosa e assolata con una vista sulle cime o sulla vallata.
«Nonostante il 2023 sia stato un anno difficile sul fronte economico e immobiliare a causa del rialzo del costo del denaro, l’intensità della domanda in montagna non ha dato segni di rallentamento almeno fino alla fine del secondo trimestre», aggiunge Ghisolfi. «Adesso, a pochi giorni dall’avvio della stagione invernale, i nuovi proprietari cominciano a prendere possesso delle loro abitazioni, consci che l’aumento dei prezzi delle utilities andrà a incidere sui costi di gestione e manutenzione delle loro proprietà. Per questo, nel tentativo di ammortizzare l’aumento dei costi, sono sempre più gli acquirenti che decidono di mettere in affitto la propria abitazione alimentando la vivacità del mercato delle locazioni. Un trend che abbiamo iniziato a registrare negli ultimi tempi e che continuerà a crescere in maniera sostenuta ancora per i prossimi mesi». Secondo l’esperto di Abitare Co, infatti, sono sempre di più le famiglie che si stanno rivolgendo verso le località montante alla ricerca di uno sfogo dalla vita frenetica della città. E in tempi di inflazione e di tassi di interesse alle stelle che si traducono in una compressione dei bilanci familiari, le persone decidono di mettere da parte il sogno di acquistare una seconda casa in montagna rivolgendosi al mercato delle locazioni nella speranza di poter coronare il proprio sogno d’alta quota non appena il costo dei mutui tornerà ad abbassarsi. (riproduzione riservata)