«Per housing si intende ormai tanto: l’abitare tradizionale, l’edilizia compartecipata, la condivisione di spazi lavorativi e per studenti». Lo ha spiegato Luca Capodiferro, vicepresidente vicario Confabitare e presidente del Centro Studi Confabitare, alla seconda edizione della MF Real Estate Week, la tre giorni sul mondo del real estate di Class Editori che si è conclusa giovedì 16 novembre.
Dalla pandemia molto è cambiato nel modo di vivere e concepire la casa. Tra le mura domestiche si è iniziato a studiare e a lavorare, così le esigenze di spazio e di dotazione tecnologica sono cambiate. «Due anni fa siamo stati i primi a realizzare in Italia un edificio in cui tutti gli appartamenti avevano del software di domotica al loro interno», ricorda Stefano Rusconi, consigliere delegato di Impresa Rusconi. Il cambiamento non riguarda solo gli appartamenti privati, ma anche l’hotellerie: «L’ospitalità contemporanea non è solo il dormire. Noi abbiamo anche un ristorante, uno spazio di coworking gratuito per gli studenti e una parte di eventi», ha raccontato Nicola Accurso, managing director di 21 House of Stories. Allo stesso tempo sono nate molte realtà innovative, chiamate proptech, per l’innovazione del mercato real estate. «Oggi superiamo ormai le 300 proptech», ha detto Andrea Ciaramella, professor, co-founder & coordinator Italian Proptech Network.
Non tutti però riescono a trovare facilmente una sistemazione. C’è una «fascia grigia», come l’ha chiamata Marco Gerevini, ceo di Fondazione Housing Sociale, che «non ha i requisiti per rientrare nell’edilizia pubblica ma fa fatica ad accedere al mercato». E su questo si innesta la questione degli affitti brevi, accusati di sottrarre immobili alle locazioni lunghe, che per Gerevini «hanno bisogno di una regolamentazione ma non vanno demonizzati». Tanto più che, secondo Marco Celani, ad Italianway e Presidente di Aigab (Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi), non sarebbero le locazioni brevi le colpevoli del caro affitti: «I dati ci dicono che non c’è correlazione tra il caro affitti e gli affitti brevi», ha detto alla Real Estate Week. «A livello nazionale il numero degli appartamenti online è ancora inferiore a quello del 2019. Il vero impatto del caro affitti è dovuto all’inflazione». In più, ha osservato Marco Grumetti, vicepresidente vicario di Fiaip (Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali), gli affitti brevi consentono una maggiore duttilità ai cittadini. (riproduzione riservata)