Aria di stallo per il mercato immobiliare italiano. Reduce da un 2022 da record, il mattone ha iniziato il 2023 in sordina, con minori investimenti e una presenza meno marcata di investitori internazionali. Sarebbe fuorviante parlare di crisi, spiega l’Ufficio Studi di Gabetti nell’analizzare l’andamento del mercato nel corso del primo trimestre: più corretto è invece, sottolinea il rapporto, leggere il fenomeno come una «contrazione congiunturale dei volumi non in grado di preoccupare il mercato». Sta di fatto che, dati alla mano, il trimestre gennaio-marzo ha segnato senza dubbio una battuta d’arresto importante rispetto allo scorso anno. Gli investimenti sono passati da 3,3 miliardi a 967 milioni. Anche rispetto alla serie storica degli ultimi 10 anni, seppur più clemente, il bilancio non è lusinghiero: la media del periodo è infatti 1,5 miliardi, escludendo peraltro il 2022, considerato l’anno della «fibrillazione post-pandemica».
Vero è che i grandi motori che hanno alimentato il mercato al termine dell’emergenza Covid sembrerebbero aver perso lo slancio dello scorso anno. Il settore uffici ne è la prova lampante: dopo un 2022 in cui gli investimenti per convincere i dipendenti ad abbandonare lo smart working e tornare in sede hanno costituito il 40% del totale, nel primo trimestre il settore è sceso al 18% della torta complessiva. Tradotto: 174 milioni milioni e terzo posto nella classifica generale.
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A trainare il mercato nel primo trimestre sono stati invece la logistica (267 milioni) e il living (237 milioni), entrambi con caratteristiche specifiche che dimostrano la natura anti-ciclica dei due settori. Da una parte l’interesse, soprattutto nel Nord Italia, per una logistica che tenga conto della sostenibilità ambientali (edifici con certificazioni Leed o Breeam). Dall’altra il fenomeno dello student housing, concentrato soprattutto in città come Bologna o Milano, in cui la cronica mancanza di alloggi per studenti fuorisede costituisce da anni un problema di difficile soluzione.
Appena giù dal podio compare il settore hospitality, dove la tendenza in atto è delineata: riposizionare le strutture verso il segmento ad alto standard. In totale il settore ha captato 129 milioni, con una buona concentrazione in Toscana e in particolare in un’operazione che ha riguardato un resort nel Mugello. Riprende leggermente piede il comparto sanitario, con 77 milioni investiti e l’8% del mercato totale (dal 2% dello scorso anno), mentre il retail rimane arenato ad appena 22 milioni, il 2% del valore complessivo, peraltro quasi interamente concentrato a Roma e Milano.
A dimostrazione della cautela degli operatori vanno segnalati infine altri due fattori. Primo: la concentrazione geografica, con oltre tre investimenti su quattro al Nord e appena il 6% nel Mezzogiorno. Secondo: la provenienza dei capitali, che per la prima volta dopo tanto tempo sono tornati a essere, seppur non di molto (53% contro 47%), a prevalenza italiana. Gli stranieri, soprattutto inglesi, statunitensi e francesi, si sono focalizzati sui segmenti living e alberghiero. (riproduzione riservata)