Il segmento value del mercato azionario ha sottoperformato la controparte growth per quasi tutti i 10 anni successivi alla crisi finanziaria globale del 2008-2009. Infatti, molto spesso tale comparto si è rivelato una vera e propria "trappola" per gli investitori, incastrati tra valutazioni decisamente poco redditizie, e ha portato risultati degni di nota solo per un paio di brevi periodi.
Nel mese di ottobre, Berenberg aveva sottolineato come si stesse aprendo una finestra di opportunità per il value, dato che il mondo si stava preparando alle elezioni negli Stati Uniti e ad un ritorno alla crescita nel 2021. In quell'occasione, gli analisti citarono ben otto fattori come di supporto al value, fattori che comprendevano la valutazione economica del comparto, il posizionamento estremo verso la controparte growth e alcune fattispecie legate ad un aumento delle aspettative di inflazione e dei rendimenti obbligazionari.
Da allora, i settori tradizionali value negli Stati Uniti e in Europa hanno mostrato risultati decisamente solidi: ad esempio, le banche hanno reso il 42% in Europa e il 43% negli Stati Uniti, l'energia il 45% in Europa e il 54% negli Stati Uniti. E ora? Considerando che i mercati guardano sempre avanti e, quasi paradossalmente, potrebbero aver già scontato una ripresa che nell’economia reale fatica ancora a manifestarsi, gli analisti si chiedono se valga la pena continuare a puntare su un comparto così legato allo sviluppo economico.
Berenberg non ha dubbi, e indica come il sostegno per tale segmento potrebbe continuare anche nel 2021 alla luce di quattro driver specifici: innanzitutto, le valutazioni non hanno recuperato del tutto, e il passaggio verso una crescita globale sincronizzata non è ancora avvenuto. Inoltre, un aumento dell'inflazione e dei rendimenti obbligazionari, oltre che dei fondamentali di supporto, dovrebbero garantire che la finestra di opportunità per il value rimanga aperta.
"Il nostro team di economia statunitense ha recentemente aumentato le previsioni di crescita del pil per il 2021; quest'anno l'aumento è stimato del 6,5%, rispetto al 5,3% precedente e al di sopra del consenso del 4,1%. L'economia statunitense dovrebbe ora tornare ai livelli pre-pandemici entro la fine del secondo trimestre 2021. Stimoli copiosi, risparmi eccessivi e un mercato immobiliare solido sono altri fattori chiave a favore del value, così come un dollaro debole, un'inflazione più alta e rendimenti obbligazionari a 10 anni che si dirigeranno verso l'1,5-2,0% nel corso del secondo semestre dell'anno", sottolineano a Berenberg.
Nel complesso, questa rinnovata fiducia nell'attività economica degli Stati Uniti rafforza la tesi degli economisti della banca tedesca, secondo cui il 2021 segnerà il passaggio a una crescita globale finalmente sincronizzata. Questo contesto macro, negli ultimi 25 anni, è stato di supporto per rendimenti azionari positivi, partecipazioni più ampie, e performance positive in particolar modo da Stati Uniti e value.
Da non sottovalutare saranno i rischi che questo nuovo paradigma porterà con sé, in particolar modo sul fronte macroeconomico. Più nello specifico, il rischio di un aumento dell'inflazione e dei rendimenti obbligazionari. Questo probabilmente porrà ulteriori venti contrari per gli investitori focalizzati sul reddito fisso, anche se, tuttavia, pure gli investitori azionari dovranno essere accorti nelle loro scelte, perché gli effetti potrebbero essere consistenti anche sull’equity.
"Ciò continuerà a sostenere una distorsione settoriale per i settori value e ciclici rispetto a quelli difensivi e ai proxy obbligazionari. Negli Stati Uniti, abbiamo già evidenziato gli ampi divari negli ultimi mesi tra le principali variabili macroeconomiche, come le aspettative di inflazione, e i settori tradizionali del valore, come banche ed energia", continuano gli esperti, secondo cui questi gap rimangono ampie e favoriscono ulteriori ritorni da parte del value, a condizione che si estendano le migliori tendenze degli utili e la fiducia nella componente dei dividendi.
In conclusione, gli analisti continuano a vedere un'ampia finestra di opportunità per il value, supportata da un probabile spostamento verso una crescita globale sincronizzata e l'aumento del rischio di inflazione e dei rendimenti obbligazionari fino al 2021. "Aggiorniamo la nostra strategia, alla ricerca di titoli statunitensi ed europei con fondamentali di supporto, valutazioni e correlazioni positive con i rendimenti obbligazionari in aumento, motivo per cui non sorprende come la finanza prevalga rispetto alle altre", spiegano.
Ecco allora i nomi su cui puntare: da quest'ultimo comparto citato da Berenberg emergono Ing (rating buy e target price a 8,40 euro), Barclays (rating buy e target price a 180 sterline) e Standard Chartered (rating buy e target price a 500 sterline), mentre per il settore energetico/petrolifero i nomi sono Omv (rating buy e target price a 38 euro), Equinor (rating buy e target price a 180 corone novergesi) e Shell (rating buy e target price a 18euro). Al di là di questi, il settore delle telecomunicazioni è uno di quelli che può beneficiare delle performance del value anche senza il sostegno da parte dei fattori macro; qui, il team di Berenberg predilige i nomi di Vodafone (rating buy e target price a 1,55 sterline) e Freenet (rating buy e target price a 23 euro). (riproduzione riservata)