Il successo delle Sportback? Stile e funzionalità. Come spiega Timm Barlet, direttore Audi Italia
Stile che viene da lontano, dalle auto da corsa degli anni 60-70, con carrozzerie aerodinamiche, filanti e a coda tronca, come erano chiamate alcune versioni per le gare di durata. Forme riprese dai Quattro anelli nel 2009 con Audi Sportback concept, anticipazione della berlina sportiva A7 Sportback dell’anno seguente. Disegnata con la supervisione di Walter de Silva, è un modello senza tempo, dal nome fortunato che ha dato inizio a una storia di successo, arrivata oggi a dieci Sportback a listino, bestseller con la quota del 60% di tutta la gamma tra termiche, ibride ed elettriche.

L’accogliente e raffinata cornice di Portopiccolo a Sistiana (Trieste), baia scavata nella roccia dal II° secolo estraendo il materiale per la costruzione di Aquileia, ha ospitato la presentazione di quattro nuove Sportback, sommando stile a stile. Berline, sport utility o crossover, con varie soluzioni di propulsione, ognuna con propria identità, ma accomunate dalle eleganti e funzionali carrozzerie a due volumi, con coda spiovente e rastremata in stile coupé dai lunotti molto inclinati. A suggerire le prestazioni, sempre fondamentali per Audi, che ha fatto la storia dei rally con la trazione Quattro e si appresta alla Formula 1 con un proprio team nel 2026. A Portopiccolo, Gentleman ha incontrato Timm Barlet, direttore di Audi in Italia.

Gentleman. Sportback, quale la ricetta del successo?
Timm Barlet. Una combinazione perfetta tra stile e funzionalità. Nella costruzione di un’auto occorre equilibrio: si può fare un’auto molto grande per il trasporto, ma è difficile che sia bella da vedere. È una magia da trovare, che Sportback racchiude. I progettisti hanno fatto un ottimo lavoro in ogni Sportback: combinazione di design e funzionalità è la loro ricetta. Che si adatta perfettamente al mercato italiano, dove il cliente cerca entrambi: molti vogliono il puro design e non la pura funzionalità, poi si rendono conto che serve anche quella. Trovando il miglior compromesso nelle Sportback.
G. Proseguiamo con il design: le scelte specifiche per il Bel Paese?
T.B. Per Audi il design è ancora più importante in Italia di quanto non altrove. Credo sia uno dei fattori cruciali di differenziazione: design e qualità sono qui molto importanti.

G. Con Massimo Frascella a capo dello stile si è visto qualche segnale, soprattutto negli interni: quando la prima Audi realizzata da lui?
T.B. Entro quest’anno vedrete una vettura completa di Frascella.
G. Audi sintetizza bellezza e prestazioni in una razionalità che rende le sue auto desiderabili anche perché aspirazionali: quanto incidono premium luxury ed emozione?
T.B. Credo che un’automobile sia un prodotto emozionale. Si deve sentire, ascoltare, essere emozionati da una macchina per sentirsi bene con essa. L’emozione, ancor più nel settore premium, è l’indicatore chiave per il desiderio di acquistarla. Un paragone con la moda: si sceglie un buon abito, probabilmente non perché sia funzionale o abbia sei tasche per mettere le chiavi, è perché lo si vede e si dice «sì, voglio averlo». È fondamentale anche nel settore automobilistico.

G. Che cos’è il lusso per Audi, e quali valori vuole trasmettere?
T.B. Importante distinguere tra lusso e premium: il primo è un po’ vecchio, premium per me non è per mettersi in mostra, ma per semplificare la vita delle persone. Il concetto che seguiamo in Audi si può paragonare ancora all’industria della moda: si compra un capo firmato e lo si tiene nell’armadio per i prossimi 20 anni perché è un classico. È quello che cerchiamo di fare anche con il nostro approccio: un investimento più che una scelta a breve termine.
G. Un ricordo automobilistico personale: qual è stata la sua prima auto?
T.B. Ho risparmiato per tre anni, lavorando ogni estate, e a 18 anni ho comprato una Opel Kadett bianca, usata: ero molto, molto felice. Dopo tre anni si guastò il motore, in modo non riparabile. I miei nonni stavano invecchiando ed essendo molto realistici, mi dissero: «Useremo i taxi e tu potrai avere la nostra auto». Era un’Audi 80 due litri a benzina da 115 cavalli. Non potevi sorpassare nessuno in autostrada, ma mi piaceva molto: l’ho tenuta fino alla mia prima auto aziendale in Audi. Quella dei nonni andava ancora bene quando la vendetti: era molto affidabile.

Concetti applicati dalle nuove Sportback guidate nei paesaggi del Carso e nelle foreste della vicina Slovenia, dove muoversi anche fuori asfalto lungo sterrati non frequentati con le sport utility Q5 e Q6, entrambe Sportback, l’una a motore termico (e che motore, per la versione SQ5), e la seconda elettrica e-tron, apprezzando la motricità della trazione quattro rievocando l’epopea dei rally vinti sbaragliando la concorrenza.

Per poi riprendere strade e autostrade dove apprezzare la berlina coupé full electric Audi A6 Sportback e-tron, dalla massima scorrevolezza grazie al CX di 0,21, miglior valore della storia Audi, che unito all’efficienza consente autonomia fino a 756 km. Tutte le nuove Sportback avvolgono con silenziosità e comfort, immersi negli abitacoli con palcoscenico digitale, coccolati dalla premiumness. Per una nuova interpretazione del concetto di granturismo, dove il piacere della guida dinamica è evoluto nel futuro ma, come allora, con sembianze a coda tronca. (Riproduzione riservata)
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