«Ma la cosa più interessante è che, grazie alla pressione della domanda, i rendimenti hanno cominciato a contrarsi, scendendo fino al 5,8% netto, pari al 6,4% lordo», spiega Savino Natalicchio, responsabile del dipartimento retail di Reag-Real Estate Advisory Group, «col risultato che sono finalmente tornati sul mercato gli immobili prime a reddito. Prima i proprietari se li tenevano ben stretti, mentre ora possono venderli senza sacrificare il prezzo. Ora ci aspettiamo che lo stesso avvenga sugli immobili secondari». Attenzione, secondari non vuol dire di scarsa qualità, quanto situati fuori dalle piazze principali, ma sempre in buona posizione e in grado di attrarre grandi flussi di compratori, quindi marchi importanti come tenant. Un altro elemento che testimonia della buona salute del mercato retail è la decisione di molti, tra outlet e centri commerciali, di ampliare gli spazi a disposizione, costruendo un'ala nuova, segnale della volontà di continuare a investire nel Paese.
«Più che la ripresa, che mi sembra ormai assodata per il settore, a questo punto dunque la vera sfida è capire cosa accadrà nel prossimo futuro», prosegue Natalicchio, «nel senso di vedere quali tipi di strutture sono maggiormente in grado di intercettare la domanda degli acquirenti. Accanto al grande successo delle operazioni ricordate non va infatti dimenticato un rovescio della medaglia che vede tanti spazi obsoleti che oggi nessuno vuole più».
Le nuove tendenze del mercato oggi, oltre al costante successo delle classiche high street nelle principali città, vedono infatti una crescita delle vendite nei grandi mall, mentre tramontano gli ipermercati perché si assiste a un ritorno ai supermercati di quartiere, con anche somministrazione e vendita al dettaglio. Tramonta dunque il modello francese che vedeva l'ancora alimentare al traino degli altri spazi commerciali. Allo stesso modo definitivamente superati i grandi punti vendita specializzati che si aprivano lungo le strade statali, dal supermercato della scarpa a quello di mobili, utensili o accessori: oggi gli acquirenti preferiscono i cosiddetti retail park, agglomerati di grandi marchi, ciascuno con un proprio spazio specifico, strutture in Italia ancora non affermate, ma in decisa crescita. Male anche molti centri commerciali in provincia, evidentemente non ben posizionati. «In futuro potremmo vedere anche l'affermarsi dei centri commerciali urbani», prosegue Natalicchio, «così come in crescita si profilano i department store. Grazie ai cambiamenti in corso, ma soprattutto al risveglio di interesse per gli spazi commerciali in Italia, all'orizzonte si profila l'arrivo di nuovi marchi internazionali». (riproduzione riservata)