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Banche, il risiko non è finito e presto dovrebbe allargarsi agli istituti di medie dimensioni

di Angelo De Mattia
06 ottobre 2025, 21:10 Ultimo aggiornamento: 21:30

Il risiko bancario italiano continua, dalle grandi operazioni del passato fino a Montepaschi, con vigilanza attiva e attenzione a interesse pubblico e mercato. Si prospettano future concentrazioni anche tra gli istituti di medie dimensioni

Diversi decenni fa, da alcune aree politiche veniva manifestata l’esigenza di un «piano regolatore» del credito riferendosi, con l’evocazione del piano urbanistico, all’ipotesi che un’autorità sospingesse l’evoluzione del settore promuovendo, in particolare, aggregazioni e fusioni delle banche.

Si trattava, tuttavia, di una necessità, posto che fosse fondata, impossibile da soddisfare, dati i limiti fissati dalla prima e dalla seconda direttiva europea in materia bancaria, rispettivamente con il divieto di fare appello alle esigenze economiche del mercato per rilasciare o negare autorizzazioni di Vigilanza e con la natura di imprese riconosciuta alle banche.

Moral suasion e sostegno alle banche in dissesto

Naturalmente ciò non impediva un’azione, che veniva svolta dalla Vigilanza, di moral suasion, innanzitutto per i collegamenti con la politica monetaria e, prima ancora, una regolamentazione con i relativi controlli ispirata all’evoluzione del sistema e all'incentivazione delle scelte strategiche più opportune.

Concorreva una misura particolare, quale il cosiddetto decreto ministeriale Sindona (poi abrogato in relazione alla normativa europea), che prevedeva la possibilità di concedere, da parte della Banca d’Italia, anticipazioni a tasso agevolato a quegli istituti che intervenivano in banche in dissesto assumendone l’attivo e il passivo.

Consolidamenti bancari tra passato e presente: da Banco Ambrosiano a Montepaschi

Fasi importanti di consolidamento, per quel che ai tempi poteva realizzarsi, sopravvenivano con e dopo grandi operazioni di ristrutturazione e aggregazione: si pensi, per tutte, alla costituzione del Nuovo Banco Ambrosiano dopo il dissesto del vecchio Banco provocato dal dominus Roberto Calvi e dai collegamenti non solo con lo Ior, ma anche con l’alta criminalità, con poteri oscuri e con settori politici. Alla base vi era sempre la tutela dl risparmio costituzionalmente sancita.

Negli anni ‘90 diversi importanti istituti erano venuti a trovarsi per molteplici ragioni in gravi difficoltà. Mentre crollava la lira, pesanti squilibri si riscontravano nella finanza pubblica insieme con dissesti di imprese del pari pubbliche, fu realizzata, per impulso della Banca d'Italia di Antonio Fazio e nei limiti delle attribuzioni della Vigilanza e del governo della moneta, la più grande operazione di riconversione e consolidamento del settore dopo quella degli anni 30.

In un contesto ben differente per l’economia, la finanza e la regolamentazione, è seguita la riorganizzazione del sistema, sia pure di portata inferiore a quella degli anni ‘90, dopo la crisi indotta, negli Usa, dai subprime con il suo trasferimento in Europa, i riflessi sui bilanci pubblici e gli impatti sui settori bancari.

Oggi, la situazione è ancora diversa e ci si chiede se l’operazione Montepaschi-Mediobanca, essa stessa un esempio positivo di consolidamento, costituisca la spinta per ulteriori aggregazioni di cui dovrebbero trarre beneficio il settore, i risparmiatori e i prenditori di crediti. I collegamenti da un lato con il Banco Bpm (che ora appare impegnato nella progettazione di un nuovo rapporto con il Crédit Agricole) dall’altro, con le Generali sollecitano queste ipotesi, peraltro finora non suffragate da elementi concreti.

Certo è che l’efficace e apprezzabile operazione Montepaschi ha rappresentato una rilevante novità e una insieme una svolta e una sveglia per il sistema. D’altro canto, non bisognerebbe dimenticare che, quando si allude alla costituzione di un secondo o un terzo polo a seguito di ulteriori concentrazioni, occorra sempre precisare le finalità, il perché di una tale realizzazione, non essendo sufficiente la mera posizione in graduatoria, e soprattutto chiarire come un’eventuale ulteriore concentrazione risponda alla ragion d’essere di una banca : tutelare meglio il risparmio e più efficacemente sostenere famiglie e imprese.

Il ruolo della Vigilanza e l’equilibrio tra interesse pubblico e mercato

Oggi si continua a parlare di risiko bancario, un’espressione che, riferendosi a un gioco sia pure di strategie, andrebbe cambiata, come ha scritto il presidente dell'Abi Antonio Patuelli, anche per evidenziare tutti i complessi aspetti di ciò che potrebbe avvenire. Non vi è un piano regolatore, né un deus ex machina, ma bisogna sempre ricordare quanto ha detto il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta con le Considerazioni Finali del 30 maggio che resta ovviamente tuttora valido e chiarificatore.

Le aggregazioni, egli ha specificato, devono servire a rafforzare le banche e alla creazione di valore offrendo a imprese e famiglie finanziamenti e servizi adeguati, coerenti con le esigenze di sviluppo del Paese. Poi Panetta ha aggiunto che alla Vigilanza spetta verificare che le operazione di concentrazione rispettino la normativa prudenziale vigente e che gli intermediari siano solidi. Il giudizio su ciascuna operazione spetta, invece, alle dinamiche del mercato e agli azionisti.

Si combina così l’interesse pubblico, data la peculiarità dell’impresa bancaria in relazione all’articolo 47 della Costituzione sulla tutela del risparmio, con l’autonomia delle scelte private. Non un piano, ma certamente la vigenza di una funzione non meramente arbitrale. Può esistere anche con la Bce una propedeutica fase informale nel rapporto con gli intermediari coinvolti in operazioni del tipo indicato, ma pure questa deve essere ispirata ai principi che rappresentano i pilastri del settore.

La mano pubblica nel settore bancario e l’importanza della comunicazione

La presenza della mano pubblica nel settore, come nel caso Montepaschi, non certo diffusa, è rispettosa della vigente normativa e in linea con gli indirizzi e i limiti fissati a livello comunitario. Lo sviluppo, da parte delle Autorità competenti, di una ancora più efficace comunicazione servirebbe a superare o comunque a ridurre limiti e incomprensioni nascenti spesso dalla non compiuta conoscenza di norme e indirizzi.

Va pure precisato che, dopo le diverse fasi di riorganizzazione bancaria, si è sempre impartito l’orientamento perché esse vengano digerite prima di passare a nuovi progetti. Il settore ha comunque bisogno, con le gradualità necessarie, di concentrazioni non paragonabili, però, a quelle prima citate; potrebbero riguardare la fascia intermedia del sistema; non dovrebbero limitare il carattere di prossimità degli istituti appartenenti a quest’area.

Sfide future per il sistema bancario tra dazi e concorrenza internazionale

Ed è fondamentale prepararsi alle sfide che, come ha ricordato Patuelli, potranno venire dall’impatto sull'economia , quindi sulle banche, dei dazi americani e dalla sottrazione, con riflessi sulla capacità concorrenziale degli istituti Usa con gli intermediari europei, a regole promosse unitariamente in sede di accordi di Basilea sul capitale. Impegni, dunque, non ordinari di breve e di medio-lungo termine. (riproduzione riservata)



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