Continua a viaggiare con il vento in poppa il private equity italiano: forte delle 35 operazioni andate in porto ad aprile il settore raggiunge da inizio anno i 180 deal. Si tratta di un incremento su base annua del 27% rispetto ai 141 investimenti del 2025 e del 40% nel confronto con le operazioni realizzate nel 2024.
I dati emergono dall’osservatorio Pem di Liuc-Business School, realizzato in collaborazione con Aifi e con il contributo di Advant Nctm, Deloitte, Equita, Equity Factory, Fondo Italiano d’Investimento sgr, Riello Investimenti sgr, Soevis e Valori Asset Management.
Rispetto al primo trimestre scoppiettante (tra gennaio e marzo le operazioni mensili sono sempre state almeno 48) ad aprile si è assistito a una parziale frenata, anche se il confronto con il biennio precedente (33 operazioni nel 2025, 24 ad aprile 2024) premiano ancora l’anno corrente.
Guardando allo spaccato dei deal di aprile, le operazioni di buy out hanno rappresentato il 91% del totale. L’osservatorio segnalare inoltre un 7% per il segmento del capitale per lo sviluppo.
D’altra parte gli add on (ossia le operazioni di aggregazione aziendale) hanno rappresento il 71%, segnale che gli operatori continuano a perseguire il potenziamento e la crescita per linee esterne delle proprie società in portafoglio.
«Il peso ormai così rilevante degli add on conferma come questa tipologia di operazioni sia espressione di un preciso disegno strategico di medio e lungo periodo, orientato al consolidamento e alla crescita delle aziende italiane: i fondi acquisiscono una target e la sviluppano per linee esterne, accompagnandola in un percorso di aggregazione strutturato nel tempo», commenta Emidio Cacciapuoti, partner di Advant Nctm.
Poche le sorprese a livello geografico. Il Nord Italia costituisce sempre il principale polo catalizzatore, con Lombardia, Piemonte e Veneto assoluti protagonisti. Il report sottoline inoltre la buona performance della Toscana.
Per quanto riguarda l’analisi settoriale terziario, tecnologia e alimentare sono stati i settori maggiormente oggetto di operazioni, con i primi due comparti che hanno costituito quasi la metà dell’intera industria. Infine, si conferma l’importanza dei fondi esteri attivi in Italia. L’attività di investimento degli operatori internazionali nelle imprese tricolore ha rappresentato il 60% delle operazioni concluse, dato perfino superiore rispetto alla già ormai consueta elevata quota degli ultimi anni. (riproduzione riservata)