Si apre con 49 operazioni il 2026 del private equity italiano: si tratta di un incremento del 49% rispetto allo scorso anno, che si è poi chiuso con un record di deal per l’industria. Sono numeri che destano ottimismo quelli che emergono dall’Osservatorio Pem di Liuc-Business School, realizzato in collaborazione con Aifi e con il contributo di Advant Nctm, Deloitte, Equita, Equity Factory, Fondo Italiano d’Investimento sgr, Riello Investimenti sgr, Soevis e Valori Am.
Due gli elementi chiave che emergono dalle statistiche di gennaio. In primo luogo, elenca il senior partner e responsabile commerciale, investor relations e Esg di Fondo Italiano d’Investimento, Roberto Travaglino, «la forte presenza di operatori internazionali, che rappresentano stabilmente una quota maggioritaria delle operazioni».
Un segnale di maturità per l’industria: non a caso, a gennaio l’attività di investimento dei fondi esteri nelle imprese italiane ha rappresentato il 59% delle operazioni, sopra la media degli ultimi anni.
Secondo punto: «L’elevata incidenza di operazioni di add-on, che evidenzia una strategia sempre più orientata al consolidamento industriale e alla crescita per linee esterne delle partecipate, con un focus chiaro sulla creazione di valore nel medio-lungo periodo», conclude Travaglino.
Le operazioni di aggregazione aziendale sono state infatti il 61% del totale, segnale che gli operatori si sono concentrati maggiormente sulla crescita per linee esterne delle proprie società in portafoglio piuttosto che sulla ricerca di nuove realtà. (riproduzione riservata)