Il private equity italiano non tira il freno neanche d’estate, e archivia il mese di agosto con 25 operazioni concluse: un dato niente male per un periodo tradizionalmente piuttosto scarico, che permette di superare di ben nove lunghezze il dato (16) di agosto 2023. I dati emergono dal consueto Osservatorio Pem di Liuc-Business School, realizzato in collaborazione con Aifi (associazione di categoria del private equity, private debt e venture capital italiani) e grazie al contributo di Advant Nctm, Deloitte, Equita, Esw Europe, Fondo Italiano d’Investimento sgr e Riello Investimenti sgr.
In totale dall’inizio dell’anno sono stati portati a termine 268 investimenti: se confermato nei prossimi mesi, questo ritmo i marcia permetterebbe all’industria di ultimare il 2024 con il record storico di operazioni. Sia nel 2022 sia nel 2023, infatti, alla fine di agosto i deal realizzati erano 259.
Interessante anche dare un’occhiata agli attori più attivi nel mese di agosto. Tra questi spicca Investindustrial, la holding di investimento di Andrea Bonomi, che ha completato due operazioni: l’acquisizione (tramite la controllata Omnia Technologies) dell’intero capitale di Nortan, azienda veronese attiva nella produzione di capsulatrici; e l’acquisto tramite La Doria (portata al delisting da Piazza Affari proprio da Invesindustrial nel 2022) del ramo d’azienda di pasta secca di Pastificio di Martino.
Tra le operazioni salienti di agosto c’è anche quella che ha permesso a Exor di acquisire, attraverso Lifenet, la maggioranza assoluta dello storico istituto fiorentino di diagnostica Fanfani. Ha fatto parlare di sé anche Azimut che, tramite il veicolo Eltif Infrastructure & Real Asset Esg, si è aggiudicata tramite un investimento di circa 10 milioni di euro il 61% di Envision, una pmi innovativa che disegna e sviluppa infrastrutture e servizi tecnologici in ambito smart city, efficienza energetica e comunità energetiche rinnovabili.
Più in generale, rivela il rapporto di Liuc-Aifi, ad agosto le operazioni di buy-out hanno rappresentato l’88% del totale, con gli add-on (cioè le aggregazioni industriali) al 56%. «Oltre alla conferma della rilevanza delle operazioni di add-on, che rappresentano più della metà delle operazioni registrate e che continuano a rappresentare una delle leve di crescita – anche internazionale – e di creazione di valore più perseguite dai gestori di private equity, rilevante appare anche il ruolo degli operatori non domestici, che continuano a guardare alle pmi italiane con profondo interesse», osserva Roberto Travaglino, senior partner di Fondo Italiano d’Investimento sgr. L’attività di investimento degli operatori internazionali nelle imprese italiane, infatti, ha rappresentato ad agosto quasi i due terzi (64%) del totale: un evidente aumento rispetto ai trend più recenti del settore.
Infine uno spaccato sulla geografia dei deal. Lombardia, Piemonte e Veneto hanno confermato ad agosto il loro primato nell’industria del private equity, ma si sono distinti anche Toscana, Trentino e Puglia. A livello settoriale la maggior parte degli investimenti ha riguardato prodotti per l’industria e tech. (riproduzione riservata)