Tira il fiato il prezzo petrolio (Wti -0,52% a 62,83 dollari al barile e Brent -0,45% a 66,28 dollari al barile) dopo che nella giornata di ieri, complici gli ottimi dati forniti dall'Eia, Brent e Wti hanno accelerato al rialzo toccando rispettivamente valori oltre 67 e 63 dollari al barile, sui massimi da più di un mese. L'Eia (energy information administration) ha comunicato che la scorsa settimana lo stock di greggio Usa è diminuito di circa 5,9 milioni di barili rispetto ai 2,6 milioni attesi dagli economisti e ai 3,6 milioni di barili del dato Api. La quantità di benzina fornita al mercato la scorsa settimana, un indicatore dell'andamento del consumo di carburante negli Stati Uniti, è aumentata invece a 8,9 milioni di barili al giorno, il livello più alto dallo scorso agosto.
La stessa agenzia ha anche alzato le previsioni sulla domanda per il 2021 di 0,2 milioni di barili al giorno, unendosi a quanto comunicato il giorno prima dall'Opec. I fondamentali sono stati etichettati come "decisamente più forti rispetto ad aprile dello scorso anno", quando i prezzi erano crollati ai minimi decennali. Tuttavia, la stessa Eia ha rimarcato come rimangano preoccupazioni relative all'effettiva ripresa dei consumi, specie nel breve termine.
Nonostante i dati più deboli del previsto per il primo trimestre del nuovo anno, l'Aie (Agenzia internazionale dell'energia) vede ulteriori segnali che testimoniano "un'economia globale in ripresa, più rapidamente di quanto previsto in precedenza", in particolare negli Usa e in Cina. La domanda mondiale di petrolio è prevista ora in crescita di 5,7 milioni di barili al giorno quest'anno a 96,7 milioni di barili al giorno, dopo un crollo di 8,7 milioni lo scorso anno. Secondo il rapporto mensile dell'Aie, la domanda e l'offerta globali di petrolio dovrebbero tornare in equilibrio nella seconda metà di quest'anno, dopo la caduta verticale della domanda nel 2020 a causa della pandemia da Covid-19.
Le scorte Ocse sono, invece, diminuite per il settimo mese consecutivo a febbraio, in calo di 55,8 milioni di barili, circa 2 milioni di barili al giorno, a causa di un forte calo delle scorte di prodotti raffinati. Alla fine di febbraio, le scorte petrolifere totali erano pari a 2.977 milioni, riducendo l'eccedenza rispetto alla media 2016-2020 a 28,3 milioni. I dati di marzo per Stati Uniti, Europa e Giappone hanno mostrato che le scorte sono cresciute di 15,3 milioni di barili. "Ieri abbiamo aumentato le nostre ipotesi sui prezzi del Brent di 5 dollari al barile nel periodo 2021-2023, stimando per il 2021 un prezzo a 55 dollari, per il 2022 a 60 e per il 2023 a 65. I nostri titoli preferiti nel settore restano Eni, Galp e Tenaris", hanno sottolineato gli analisti di Equita.
Secondo Mediobanca, "dopo che l'Eia ha indicato una forte ripresa della domanda di petrolio negli Stati Uniti, al massimo da agosto, questo sta spingendo gli analisti ad aggiornare le loro previsioni di benzina negli Stati Uniti a 3 dollari per gallone, per la prima volta dal 2014. Nel frattempo”, proseguono, "le raffinerie stanno portando le loro operazioni sui livelli massimi in oltre un anno, producendo più combustibile per l'imminente impennata dei viaggi estivi". Allo stesso tempo, "il petrolio greggio e i prodotti petroliferi si sono ormai normalizzati sui livelli tipici osservati prima della pandemia", concludono da Mediobanca.
Per Websim, infine, la ripartenza di ieri è arrivata dopo una fisiologica fase di assestamento del poderoso rally avviato dai minimi pluriennali dello scorso anno ed è scattata da soglie discriminanti di forte valenza grafica, area 61 e 58 dollari. "Riteniamo probabile un rapido allungo almeno fin verso i recenti massimi dell'anno. Segnali di forza saranno visibili sopra 72 e 68 dollari", aggiunge Websim. "Manteniamo una visione positiva e per l'aspetto trading approfittiamo di discese verso 61/58 dollari, primo sostegno grafico di rilievo, per impostare acquisti sulla debolezza, con target di breve verso 72/68 dollari, pronti a comprare in tendenza alla prima chiusura sopra questi livelli".
Tra l'altro Eni pubblicherà i risultati del primo trimestre 2021 il prossimo 30 aprile. Equita si attende una buona ripresa dell'ebit (+24%) grazie al miglioramento dei prezzi degli idrocarburi (sia Brent, che gas) e ritiene che il business upstream possa più che compensare la debolezza nel mid-downstream dati i margini ancora compressi nella raffinazione e data la domanda di carburanti depressa dalla pandemia.
"Ci attendiamo una posizione finanziaria netta in marginale miglioramento a 11,3 miliardi rispetto agli 11,6 del quarto trimestre 2020, un ebit a 1,609 miliardi, in aumento del 24% su base annuale e del 230% su base trimestrale, e un utile netto adjusted di 495 milioni, +198% su base annuale, a fronte dei 66 milioni dell'ultimo trimestre dello scorso anno", ha stimato la Sim, migliorando anche le stime di eps 2021 del 24% grazie alle nuove ipotesi sui prezzi del petrolio. "Confermiamo il rating buy e miglioriamo il target price a 11,8 euro (+12%, ndr) a seguito dell'incremento degli utili operativi. Sulle nostre stime 2021, il titolo tratta con un rapporto ev/ebitda di 4 volte e un rapporto prezzo/utili di 19 volte, calcolati con un brent a 55 dollari al barile". Attualmente, il titolo Eni si muove in Borsa in lieve ribasso dello 0,59% a 10,426 euro. (riproduzione riservata)