L’Europa deve decidere ora se l'euro rimarrà una potente valuta regionale o se riuscirà a diventare un pilastro dell'ordine monetario internazionale. Il conflitto in Iran ha fatto emergere come questo ruolo sia oggi ancora riservato al dollaro. Nelle ultime settimane il mondo «si è affrettato ad acquistare greggio più costoso, il che significava prima acquistare più dollari, anche a costo di vendere le riserve auree», osserva il capo economista di Allianz, Ludovic Subran, citando la battuta dell'ex segretario al Tesoro statunitense John Connally del 1971: «Il nostro dollaro, il vostro problema».
Una frase che rimane più che mai attuale, ma può esserci un’alternativa al dollaro che l’Europa deve affrettarsi a costruire, dice fiducioso Subran. «L'euro è già la seconda valuta al mondo, rappresentando circa il 20% delle riserve valutarie globali. Eppure il suo peso economico è di gran lunga inferiore a quello dell'Europa. L'Ue rappresenta il 16% del commercio mondiale, più degli Stati Uniti, ma solo il 18% degli scambi globali è fatturato in euro, contro il 60% in dollari», ricorda. E aggiunge che «ridurre la dipendenza dal dollaro è nell'interesse di ogni Paese che acquista energia, emette debito o commercia oltreconfine».
Cosa fare? In primo luogo l'Europa deve espandere le emissioni comuni: titoli Ue a breve termine e bond per finanziare beni comuni come la difesa e gli investimenti climatici e deve rafforzare i propri mercati dei capitali in un quadro giuridico armonizzato per le imprese che operano nel mercato unico - potenziando l'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma). «La Bce deve poi incrementare drasticamente i propri strumenti di liquidità internazionali. Il suo Eurosystem Repo Facility for Central Banks attualmente serve otto banche centrali e ha raggiunto un picco di 4 miliardi di euro. Le linee di swap in dollari della Fed hanno raggiunto 600 miliardi di dollari nel 2008 senza perdite di credito», osserva il capo economista di Allianz.
Poi c’è il tema delle criptovalute. «Oggi il 99% della capitalizzazione globale delle stablecoin è denominata in dollari. Se questa situazione persiste, l'architettura finanziaria del futuro non farà altro che integrare il dominio del dollaro nei nuovi codici», dice Subran, che invita l’Europa a raddoppiare gli sforzi per sviluppare un euro digitale con una reale interoperabilità con le valute digitali delle banche centrali all'ingrosso: «È tempo che l'Europa offra qualcosa di diverso: il nostro euro è la vostra soluzione». (riproduzione riservata)