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Il Nikkei rimbalza forte dopo il lunedì nero, la Cina no. Perché i mercati si aspettano un taglio di emergenza dei tassi
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Il Nikkei rimbalza forte dopo il lunedì nero, la Cina no. Perché i mercati si aspettano un taglio di emergenza dei tassi

06 agosto 2024, 07:10 Ultimo aggiornamento: 07:58

Doo due giorni di intense vendite sui mercati mondiali innescate dal Nasdaq e dal Nikkei, pare tornato quasi il sereno. Ma il mercato degli swap si è allertato e vede un taglio di emergenza dei tassi da parte della Fed prima di settembre. Intanto l’Australia tiene fermo il costo del denaro, preoccupata per crescita e inflazione | Asia al tappeto: Nikkei -12%, Asia Dow -7,5%, Cina in rosso. E’ fuga nell’oro e nei T bond | Perché il Giappone è l’epicentro del terremoto finanziario

Dopo il peggior lunedì sul Nikkei dal 1987, con l’indice che ha perso il 12,4% per una scommessa sullo yen al rialzo, il Nikkei balza del 7,8% alle ore 7:40 di martedì 6 agosto (era salito fino al 10% circa), mentre Hong Kong cede lo 0,2% e Shanghai lo 0,36%. Il petrolio Wti americano sale a sua volta dell’1,6% a 74,13 dollari il barile. Intanto lo yen cede l’1,23% a 145,95, mentre il T bond Usa decennale fa una pausa e il rendimento sale dal 3,8% al 3,84%. I futures sul Nasdaq, che escono da due giorni di selloff, sono positivi per il l’1,8%.

Lunedì il Nasdaq 100 ha visto il peggior inizio di mese dal 2008 e l’indice della paura di Wall Street, il Vix, a un certo punto ha registrato il picco più elevato dal 1990, quando è nato. I fondi sistematici hanno venduto oltre 130 miliardi di dollari azioni nelle ultime settimane, secondo calcoli di Bloomberg.

Il Nikkei rimbalza fino al 10% dopo lo storico crollo (-12,4%)

Gli indici Nikkei 225 e Topix sono rimbalzati di circa il 10% martedì dopo aver perso oltre il 12% nella sessione precedente, in quello che è stato il calo peggiore dal Lunedì nero del 1987. Il rimbalzo avviene mentre si scioglie il carry trade sullo yen, innescato dal repentino aumento dei tassi della Banca del Giappone che ha provocato un forte rally della valuta e la caduta degli indici.

«È impossibile sapere se le violente oscillazioni di lunedì segnino il botto finale di un selloff globale sui mercati iniziato la scorsa settimana o segnalino l'inizio di una recessione prolungata», scrivono gli economisti di Bloomberg. «Ma i pilastri che hanno sostenuto i guadagni del mercato finanziario per anni sono stati scossi. E nell'arco di tre settimane 6,4 trilioni di dollari sono evaporati dal settore azionario».

Scommesse aggressive

Le obbligazioni globali si sono riprese mentre i trader scommettono che la Fed e altre banche centrali diventeranno più aggressive nel tagliare i tassi. Le obbligazioni a breve termine, più sensibili ai cambiamenti nella politica monetaria, hanno guidato la mossa, con il rendimento del Tesoro statunitense a due anni in calo di ben 23 punti base lunedì al 3,65%, il minimo da oltre un anno. Il rendimento a due anni è sceso sotto il decennale per la prima volta da luglio 2022. In Europa, i rendimenti tedeschi dei Bund sono calati allo stesso modo. Il riprezzamento globale è stato così netto che a un certo punto il mercato degli swap ha indicato una probabilità del 60% di un taglio di emergenza dei tassi da parte della Fed fra una settimana, ben prima della prossima riunione programmata il 18 settembre.

La scorsa settimana Citi e JPMorgan Chase hanno previsto che la banca centrale abbasserà i tassi di mezzo punto sia nelle riunioni di settembre che di novembre. Ma i mercati indicano una maggiore possibilità di un taglio anche prima del prossimo annuncio programmato della Fed. E a Tokyo, i funzionari della Banca del Giappone incontreranno il Ministero delle finanze e l'Agenzia dei servizi finanziari più tardi oggi per discutere dei mercati globali. La stretta monetaria della BoJ della scorsa settimana ha scatenato un'ondata di critiche dopo aver contribuito a innescare un crollo storico delle azioni giapponesi, probabilmente mettendo in pausa qualsiasi piano per ulteriori aumenti dei tassi di interesse.

L'Australia mantiene tassi al 4,35%

La Reserve Bank of Australia (Rba) ha mantenuto i tassi  invariati al 4,35% durante la riunione di agosto per la sesta volta consecutiva e adeguandosi alle stime di mercato. La banca centrale si è detta preoccupata perché l'inflazione è ancora al di sopra dell'intervallo obiettivo del 2-3% a causa dei persistenti costi dei servizi.

Il board ha ribadito la necessità di rimanere vigili sui rischi al rialzo per l'inflazione senza escludere nulla in quanto la Rba si baserà sui dati. La politica monetaria sarà sufficientemente restrittiva finché l'inflazione non si muoverà in modo sostenibile verso l'obiettivo. Allo stesso tempo, il consiglio ha visto una sostanziale incertezza sulle prospettive economiche, evidenziata dalla lenta crescita del Pil, dall'aumento dei tassi di disoccupazione e dall'intensa pressione su molte società.

Perché il petrolio torna a correre

Il petrolio rimbalza dai minimi degli ultimi sette mesi dopo che l'interruzione della produzione dal più grande giacimento della Libia ha riportato l'attenzione sul Medio Oriente. Il Brent è salito verso i 78 dollari al barile dopo essere sceso di oltre il 5% nelle tre sessioni precedenti e il West Texas Intermediate è stato scambiato sopra i 74 dollari. La produzione dal giacimento libico di Sharara si è fermata completamente, con diverse fazioni che si contendono il controllo del Paese nordafricano. Anche le tensioni in Medio Oriente stanno aumentando con gli Stati Uniti e gli alleati che lavorano per scongiurare un attacco iraniano a Israele e così una guerra più ampia. (riproduzione riservata)



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