I 5S attaccano il governo perché considerano che l’attivismo delle Casse di previdenza nel risiko bancario, in particolare nella partita tra B.Mps e Mediobanca, possa essere stato sollecitato dal ministero dell’Economia che le controlla insieme al dicastero del Lavoro. È stato il senatore M5 Mario Turco, a portare all’attenzione della commissione Finanze dello stesso Senato i dubbi sul coinvolgimento delle Casse di previdenza private dei professionisti. Nelle partite bancarie, spiega Turco a MF-Newswires, il Mef si muove come «fosse un attore protagonista e non un arbitro». Secondo i 5S le Casse si muovono «sotto la regia del ministero». Questa tesi, ha messo in evidenza il senatore pentastellato, sarebbe suffragata dall'applicazione del «golden power su Unicredit e dalla volontà di vendere con procedura accelerata la quota di Mps, senza allargare ad altri investitori che avevano manifestato l'interesse ad acquistare una partecipazione del Monte».
I 5S hanno depositato diverse interrogazioni sul ruolo del governo nelle partite di risiko bancario, ma il governo non ha risposto. Le altre interrogazioni riguardano proprio l’applicazione del golden power su Unicredit. Sul golden power, ha sottolineato il senatore, pendono anche 54 esposti alla Consob. Altre interrogazioni riguardano la vendita del 15% di Mps nel terzo collocamento della quota detenuta dal Mef (su cui pende un’indagine della Procura di Milano).
Sulla vendita della terza tranche del Monte, ha messo in evidenza Turco, «noi abbiamo ravvisato un rischio di danno erariale per oltre 800 milioni dato che il valore della vendita della quota di 5,92 euro risulta inferiore rispetto al valore contabile di bilancio e al valore tendenziale di mercato della partecipazione Mps» che oggi vale circa 7,5 euro. Secondo Turco, «dalla risposta avuta, il governo non ha escluso di aver influenzato la scelta delle Casse».
Per questo già martedì prossimo il gruppo 5S chiederà all’Ufficio di presidenza di avviare un'indagine urgente sulle partite bancarie. Un'indagine conoscitiva per audire tutti i soggetti coinvolti, vertici delle banche e delle autorità (tra cui Banca d'Italia e Consob). L'auspicio, ha spiegato Turco, è che si possa partire già a luglio perché «dobbiamo garantire trasparenza. I tempi dipenderanno però dalla volontà del governo».
Negli ultimi mesi, e in particolare tra aprile e giugno 2025, ha rilevato Turco nell'interrogazione, le Casse Enpam, Enasarco e Cassa Forense hanno rafforzato in modo rilevante le loro partecipazioni nel capitale di Mediobanca, raggiungendo una quota complessiva vicina al 6%, così distribuita: Enpam circa 1,98%, Enasarco quasi 3%, Cassa Forense circa 1%.
Queste partecipazioni «risultano tutt'altro che passive, in quanto si inseriscono in un contesto di forte turbolenza strategica»: le suddette Casse, in coordinamento con soggetti privati quali il gruppo Caltagirone e la holding Delfin della famiglia Del Vecchio, «sarebbero parte attiva di un blocco azionario volto a condizionare le decisioni strategiche di Mediobanca, in particolare l’ops su B.Generali, oggetto di votazione prevista per il prossimo 25 settembre 2025».
Turco mette in evidenza come il coinvolgimento «diretto e coordinato» di enti previdenziali in dinamiche di «alta finanza suscita forti perplessità sulla coerenza di tali iniziative con la missione previdenziale degli enti stessi, con il principio di prudenza, con la tutela effettiva degli iscritti e con l’autonomia delle scelte gestionali rispetto a possibili influenze politiche o ministeriali».
Le Casse, ha messo in evidenza ancora Turco, «non solo hanno deciso di partecipare al capitale di Mediobanca per assecondare gli interessi di soggetti privati nell'operazione Mediobanca-Banca Generali, ma hanno anche aderito all’aumento nel capitale in Mps anche qui per assecondare i possibili interessi degli stessi soggetti privati nell'offerta lanciata da Mps su Mediobanca, con conseguente doppia responsabilità e coinvolgimento in operazioni finanziarie che nulla hanno a che vedere con l'interesse di gestire in trasparenza e prudenza i risparmi e i soldi al fine di garantire le pensioni ai propri iscritti».
Il ministero rimanda al mittente le accuse sulle possibili interferenze nelle scelte di investimenti delle Casse: il sistema di vigilanza avviene «esclusivamente ex post, fondato sull’analisi contabile», ed è «privo di qualsiasi potere di indirizzo programmatico». Nel dettaglio, il Mef ha spiegato che - come si evince dai dati del bilancio consuntivo 2024 - la Fondazione Enpam gestisce il patrimonio secondo una politica di «gestione coerente con la mission di garantire la solvibilità delle prestazioni ai propri iscritti e mantenere una riserva di capitale sostenibile nel tempo».
Al 31 dicembre 2024, l’utile è risultato pari a 1,114 miliardi di euro; il patrimonio netto si è attestato a 26,9 miliardi di euro a valore di libro (29,3 miliardi a valore di mercato). Il saldo previdenziale è risultato positivo. In merito alle politiche di investimento di Enpam, si evidenzia la preferenza per la delega di gestione: la maggioranza degli investimenti (su attivi quotati e non) viene affidata a gestori esterni selezionati secondo «accurate» due diligence che considerano il track record di rendimento su specifiche direttrici e la sostenibilità del gestore. La Fondazione, pertanto, «non interferisce nelle modalità operative di gestione, che delega a terzi, garantendo così l’autonomia di gestione, focalizzandosi sul monitoraggio delle attività ex post». Su tutte le categorie di investimento vengono fissati «limiti di concentrazione funzionali al controllo del rischio». La Fondazione Enasarco effettua le operazioni di investimento/disinvestimento nel rispetto della regolamentazione complessiva interna in materia di investimenti, che prevede anche la possibilità di effettuare investimenti in partecipazioni dirette.
Negli ultimi tre anni, il risultato economico cumulato è stato pari ad oltre un miliardo di euro, di cui euro 567 milioni registrati nel 2024.
Sul fronte della gestione del patrimonio finanziario, il bilancio consuntivo 2024 ha evidenziato un risultato complessivo prima delle poste valutative pari ad euro 349 milioni. Considerando anche l’anno in corso, nell’ultimo quadriennio il patrimonio della Fondazione è aumentato di 1,2 miliardi di euro. La Fondazione, precisa il Mef, «non ha investimenti diretti negli istituti Mps e Mediobanca, ma solo indiretti, tramite una propria partecipata. Più precisamente, Fondazione Enasarco detiene il 100% di Miria Group che a sua volta detiene una sgr, Miria Asset Management». Quest'ultima gestisce un fondo, anch'esso partecipato al 100% dalla Fondazione, che investe anche in istituti bancari. La sgr effettua le scelte gestionali di investimento/disinvestimento «nel pieno rispetto dell'autonomia gestionale dal quotista del veicolo e azionista del gruppo (Fondazione Enasarco). Tale Fondo ha registrato una performance da inizio anno pari al 14,3%».
Il ministro dell’Economia, difende il collocamento del 15% di B.Mps attraverso B.Akros, lo scorso novembre. «Ho ribadito qui al Copasir l'assoluta correttezza dell’operato degli uomini e delle donne del Mef che hanno lavorato sull'operazione che è assolutamente identica in termini di procedura a quelle fatte precedentemente», ha detto Giorgetti aggiungendo che «la Commissione Ue ci chiede tantissime cose e noi
rispondiamo su tante cose. Faccio presente che l’uscita da Mps si è chiusa con una lettera della Commissione europea che ha dato l'ok e ha detto che abbiamo puntualmente rispettato tutte le condizioni poste nel 2017 per perdere il controllo di Mps. Questa lettera è arrivata all'inizio del 2025 ed eravamo molto contenti di questo. Adesso ovviamente c'è un commissario diverso e magari vorrà in qualche modo capire quello che ha fatto il precedente. Però siamo assolutamente tranquilli».
«L'audizione di oggi al Copasir conferma che le vicende legate al Golden power sono ritenute dal Parlamento questioni di sicurezza della Repubblica», ha sottolineato il ministro.
Sollecitato sull'autorizzazione arrivata stamattina da Francoforte all’ops su Mediobanca, «è la decisione della Bce, che fa il suo mestiere e riguarda Mps. Noi facciamo il governo, quelle sono decisioni che spettano giustamente alla Bce e all'autorità europea», ha detto il ministro. A chi gli ha chiesto se l’operazione ora sia in discesa, il ministro ha replicato: «E chi l’ha detto che è in discesa? Lo deciderà il mercato se l’operazione è in discesa, se è conveniente per gli azionisti sì o no: come tutte le operazioni alla fine decide il mercato».
Il ministro ha poi parlato del lavoro dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio e del ruolo del Mef nella strategia di Mps. «Io l’ho detto e ribadito.
Il Tesoro non è un azionista invadente: il management ha deciso in autonomia le sue scelte e noi le rispettiamo», ha spiegato Giorgetti ringraziando Lovaglio per aver «gestito in maniera brillante l’operazione di salvataggio. Mps fa utili ed è valorizzato, questo fa bene anche alle casse dello Stato». (riproduzione riservata)