Per James Litinsky, Washington si è rivelata la miniera d’oro più redditizia. E parliamo di uno che di miniere se ne intende: la sua Mp Materials possiede l’unico giacimento di terre rare degli Stati Uniti. Questa volta però non ha scavato nel deserto del Mojave, ma nei corridoi del potere, piazzando al Dipartimento della Difesa azioni di nuova emissione per 400 milioni di dollari. Un’operazione fuori dall’ordinario per un’agenzia federale, completata con l’acquisto di warrant per ulteriori titoli e la firma di un contratto decennale per la fornitura di magneti destinati alla prossima generazione di armamenti.
Mp Materials opera a Mountain Pass, nel deserto del Mojave in California, dove estrae, raffina e separa elementi come neodimio e praseodimio, indispensabili per magneti utilizzati in veicoli elettrici, droni, sistemi di difesa, robotica, turbine eoliche e altre tecnologie avanzate.
L’annuncio dell’accordo ha fatto schizzare le azioni del 150%, proiettando Litinsky nel club dei miliardari: il 47enne di Las Vegas vanta oggi un patrimonio stimato in 1,2 miliardi di dollari, tra l’8% di Mp Materials (valutato circa 1 miliardo alla chiusura di venerdì 8 agosto) e oltre 200 milioni in liquidità e investimenti, secondo le stime di Forbes.
James Litinsky ha messo le mani su Mp Materials con una mossa da manuale di finanza opportunistica: ha comprato obbligazioni distressed della società, titoli di debito fortemente scontati perché l’azienda era in difficoltà. Quando l’emittente non è in grado di ripagare il debito, chi detiene queste obbligazioni può convertirle in azioni o negoziare condizioni che portano al controllo dell’azienda. Così Litinsky, con un investimento relativamente contenuto rispetto al valore degli asset, si è trovato proprietario dell’unica miniera di terre rare americana.
La strategia di Mp Materials è stata da subito quella di ricostruire una filiera domestica per l’estrazione e la raffinazione di elementi come neodimio e praseodimio, indispensabili per i magneti usati in veicoli elettrici, droni e sistemi di difesa. Il tempismo ha giocato a suo favore: nel pieno delle tensioni geopolitiche e della guerra dei dazi, la Cina — che domina il mercato globale delle terre rare — ha iniziato a imporre licenze di esportazione per i magneti destinati all’estero, mettendo in crisi le aziende americane.
Secondo il Wall Street Journal, le esportazioni verso gli Stati Uniti sono crollate del 59% ad aprile e addirittura del 93% a maggio. Per Mp Materials, il blocco cinese ha innescato un boom di domanda interna. «Un senso di urgenza così non l’avevo mai visto», ha dichiarato Litinsky a Forbes ad aprile.
Mp Materials si presenta oggi solida, con 750 milioni di dollari in liquidità, una clientela statunitense in crescita — tra cui General Motors — e il sostegno del governo in un contesto di guerra commerciale sempre più serrata. Il titolo, che ha toccato i massimi storici oltre i 73 dollari per azione, gode di un consenso positivo: sette analisti su undici ne raccomandano l’acquisto, mentre i restanti quattro suggeriscono di mantenere la posizione.
Le azioni di Mp materials hanno più che triplicato il loro valore dall’inizio dell’anno, guadagnando circa un 353%. Il titolo, l’11 agosto, capitalizza più di 13,1 miliardi di dollari.
James Litinsky, pur senza una formazione specifica in geologia o settore minerario, ha dimostrato un acuto fiuto per gli investimenti. Da una scommessa iniziale di 20,5 milioni di dollari in obbligazioni distressed ha costruito una società dal valore di mercato di 13 miliardi di dollari, con un ruolo strategico per gli Stati Uniti. «Se puoi acquistare un asset di livello mondiale a un prezzo inferiore al costo di sostituzione, nel punto più basso di un ciclo» ha raccontato a Forbes lo scorso anno, «la fortuna ti trova».(riproduzione riservata)