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Il mercato azionario è in bolla, ma manca lo spillo per farla scoppiare
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Il mercato azionario è in bolla, ma manca lo spillo per farla scoppiare

di Marco Vignali
15 febbraio 2021, 11:00

Secondo Berenberg, anche se con rischi elevati, il contesto macro, lo slancio della ripresa e i bilanci resilienti delle società più “costose” continueranno a garantire un rialzo anche nel 2021. Monitorare le azioni della Fed, i rendimenti obbligazionari e l'inflazione per evitare di esporsi a troppi pericoli

Mercato azionario sui massimi ed economia reale in crisi. Quale miglior assist per gridare alla bolla finanziaria? Gli investitori, dopo un anno a dir poco anomalo che ha visto un'economia reale in piena recessione a fronte di prezzi delle azioni sempre più elevati, si stanno (giustamente) interrogando su quali saranno gli scenari futuri per il mercato azionario, in particolare quello statunitense. Secondo Berenberg, innanzitutto, vi sono diversi rischi legati all'ambiente circostante.

"Viviamo in un mondo che è reduce da una recessione e che sta ancora facendo i conti con la minaccia pandemica. Ci sono diversi fattori che entrano in gioco, come un accentramento del potere nelle mani di poche e singole autorità, che comporta dei rischi concreti. Da quello geopolitico a quello sanitario, passando per quello economico e quello finanziario. La pandemia", analizzano gli strategist di Berenberg, "ha ancora di più accentuato le disparità, lasciando cicatrici più o meno profonde a seconda del ceto sociale. Queste differenze non sono mai state così accentuate come lo sono ora". Da qui, ci sarà una linea sottile tra successo e fallimento. Mentre il primo si articolerà come un rilancio economico globale robusto e duraturo, il recupero delle libertà personali e sane relazioni internazionali, il fallimento sarà l'esatto opposto, e tanto per i politici che per le singole persone, il prezzo da pagare potrebbe essere estremo, data la posta in gioco elevata, l'ambiente di rischio accresciuto e le misure già adottate.

Spostando il discorso sul mercato azionario, le azioni hanno trattato a prezzi così alti (prendendo come metrica i rapporti p/e) solo altre due volte nella storia: nel 1929 e nel 2000. Il "p/e" su una miscela di titoli di Stato statunitensi, credito e mercato azionario è ora superiore a 50 volte; fino allo scorso anno non era mai stato superiore a 40 negli ultimi 100 anni. Il rapporto capitalizzazione di mercato/pil è ai massimi storici, e il 9% delle azioni statunitensi è aumentato di oltre il 100% dai minimi di marzo 2020, il triplo rispetto al valore percentuale in Europa. Oltre il 18% delle azioni Usa scambia con un multiplo prezzo/valore contabile di oltre 10 volte, mentre questo dato era di appena l'11% nel 2000. Per non parlare dei casi più eclatanti e pompati dal mercato stesso: Bitcoin è cresciuto del 639% rispetto ai minimi di marzo e del 12.594% negli ultimi cinque anni. "Le bolle hanno bisogno di tre ingredienti principali: idee e sogni, prove o speranza, e una massa di investitori che portano capitale, liquidità o leva. Tutti e tre sono visibili in tutto il mondo nel 2021", sottolineano gli analisti del gruppo.

È chiaro che i prezzi non sono altro che il risultato di azioni politiche aggressive sin dalla crisi finanziaria globale del 2008-2009 (sia l'espansione dei prezzi degli attivi delle banche centrali che il crescente livello del debito). Ciò si riflette tanto nelle obbligazioni quanto nel credito e nelle azioni. Queste mosse da parte degli istituti centrali hanno sostenuto anche la crescita del pil nominale e dei profitti societari. Inoltre, se rapportate a un contesto di tassi minimi, le azioni continuano ad apparire a buon mercato, e le mosse intraprese dalle autorità potranno garantire un notevole ed ulteriore supporto. "Stiamo iniziando un nuovo ciclo di crescita, e le azioni tra quelle più costose hanno comunque un bilancio attraente e un notevole flusso di cassa. Per far sì che la bolla scoppi, bisogna trovare un ago con cui farla scoppiare: viceversa, i prezzi potranno salire ancora di più nel 2021", evidenziano da Berenberg.

Berenberg identifica quattro potenziali "spilli" in grado di far scoppiare la bolla. "Storicamente", evidenziano gli analisti, "le bolle sono esplose alla fine del ciclo, quando la crescita e/o le aspettative di crescita collassano, mentre ora siamo all'inizio di un nuovo ciclo". Per questo, un'azione di tapering potrebbe essere un potenziale ago, dati i livelli di liquidità in eccesso e la relazione con i rendimenti degli attivi dal 2008-2009 in avanti. "Monitorare un rallentamento degli acquisti della Federal Reserve potrebbe essere il vero punto critico per i mercati", sottolineano da Berenberg, secondo cui, inoltre, l'aumento del rischio di inflazione e dei rendimenti obbligazionari avrà anch'esso un ruolo chiave: spesso, infatti, i mercati azionari sono stati soggetti ad ampi declini dopo l'aumento dei rendimenti obbligazionari, come avvenne per esempio nel 2000, 2007 e 2018. Infine, vi è una serie di rischi più generali come imposte più elevate, una maggior regolamentazione e un rischio politico/geopolitico consistente.

I prezzi delle attività sono elevati e sembrano abbastanza tirati, per questo parlare di bolle in alcuni settori potrebbe già essere un concetto attuale. Tuttavia, da Berenberg ritengono che queste bolle non siano ancora pronte per scoppiare. "In realtà, vediamo più probabile che le azioni continuino ad attrarre liquidità piuttosto siano prossime ad uno scoppio. In particolare, vi sono diversi fattori a sostegno di una maggiore domanda di capitale, come differenziali di rendimento ancora ampi, un ritorno alla crescita, un'estensione del sostegno delle autorità, e una ripresa delle imprese. Inoltre, vi sarà un aumento della partecipazione al dettaglio, e peseranno delle obbligazioni che offrono un rendimento negativo, oltre che possibili modifiche normative", evidenziano gli analisti.

Infine, una piccola considerazione di carattere comportamentale: nel 2020 vi sono stati record di liquidità, un debito astronomico, un rischio esagerato e prezzi esageratamente elevati. Insomma, un sacco di record sono stati infranti, e nessuno di questi lascia pensare a qualcosa di positivo per il futuro. Tuttavia, pur non dovendo essere “ciechi” nei confronti di tali rischi, gli investitori potrebbero essere soddisfatti delle loro posizioni, e portare avanti una domanda di liquidità che potrebbe sostenere ed imprimere una nuova forza al mercato. (riproduzione riservata)



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