Il lockdown ha sostenuto l’economia digitale. E il food, in tal senso, è stato uno dei settori che hanno risentito meno della crisi pandemica. Gli acquisti online, soprattutto nel settore alimentare, sono schizzati alle stelle: secondo la ricerca Digital Food Strategy–Le aziende dell’alimentare diventano sempre più smart presentata di recente dalla Casaleggio Associati nel 2020 il mercato italiano arriverà a toccare quota 570 milioni di euro con una crescita a doppia cifra rispetto all’anno precedente, con una previsione, al 20224, di sfondare la soglia degli 800 milioni e una penetrazione in termini di user del 20,8% rispetto all’attuale 6,6%.
E così all’interno di questo ambito di business c’è un comparto che sta registrando crescite significative e che sta attirando l’attenzione degli investitori finanziari, italiani ed esteri. In tal senso si inquadra la strategia di sviluppo di Winelivery, piattaforma di delivery online e contenuti media, che ha appena concluso un round di investimenti da 2,5 milioni. Una raccolta che arriva a un anno di distanza da quella definita a fine 2019, 1,5 milioni, che aveva registrato l’ingresso, tra gli altri soci, di Gellify Digital Investments, investitore istituzionale che ha partecipato anche a questo secondo round completato dalla scale-up che ha quali soci di riferimento il ceo Francesco Magro, Giovanni Roberto e Rosandrea Antinori.
Ma cosa prevede il piano industriale di Winelivery? «Con questo nuovo finanziamento daremo sostegno al business plan di crescita sul mercato italiano. Abbiamo definito un nuovo piano industriale che oltre a consolidare la presenza digitale nella attuali 60 città, punta anche ad espandersi con un modello che sia al tempo stesso tradizionale, il wine bar, sia digitale, le consegne a domicilio», specifica a MF-Milano Finanza lo stesso Magro.
«L’idea è quella di coprire centri abitati di dimensioni più ridotte, tra i 20 e gli 80mila abitanti, con locali con il nostro brand. Il target di piano prevede l’apertura di 70 store entro il 2024». Ma sul tavolo dei soci e del management della piattaforma di ecommerce resta anche il progetto di espansione internazionale, al momento congelato per fattore esogeni: il Covid-19.
«Quando avvieremo questa seconda fase progettuale torneremo sul mercato per cercare altri capitali che ci consentano di definire lo sviluppo estero», aggiunge Magro che non svela le carte sul piani futuri della scale-up ma che sottolinea, come era stato riferito da MF-Milano Finanza lo scorso 17 gennaio, che «l’ipotesi di quotazione in borsa è sul nostro tavolo e la stiamo valutando». In particolare, secondo indiscrezioni, Winelivery potrebbe accelerare in tal senso avviato all’inizio del prossimo anno le procedure per l’approdo su Aim Italia, il listino dedicato alle pmi. Anche perché i numeri sono dalla parte della società guidata da Magro.
Quest’anno, infatti, sono stati superati i 10 milioni di transato, «con una crescita del 650% rispetto allo scorso anno e un con un cagr superiore al 200% nell’ultimo quadriennio», sottolinea il ceo della piattaforma. La scale-up, tra l’altro, ha un già un ebitda positivo che a fine anno supererà il 5%, in termini di margine, del giro d’affari. «E se pensiamo che quest’anno abbiamo aperto il business in 50 nuove città possiamo dire che l’effetto di questa strategia lo si vedrà nel 2021».
Che la digitalizzazione del business vinicolo sia uno dei trend del momento lo dimostrano due operazioni definite quest’anno in Italia. In giugno Campari, sborsando 23,4 milioni, aveva rilevato il 49% di Tannico, la piattaforma fondata nel 2013 e guidata dall’ad Marco Magnocavallo, leader del settore con una quota di mercato superiore al 30% (valutazione complessiva di 47,75 milioni) con l’opzione di acquisire il 100% entro il 2025. Tannico aveva chiuso il 2019 con un fatturato di 20,75 milioni, un mol negativo per 1,54 milioni e una perdita di -1,62 milioni in linea con il rosso dell’anno precedente. Sui conti hanno pesato i costi di marketing legati allo sviluppo.
Invece a inizio dicembre Italmobiliare, la holding di investimento della famiglia Pesenti, ha acquistato il 60% del sito di ecommerce Callmewine, mettendo sul piatto 13 milioni per una valutazione complessiva di 21,67 milioni. La piattaforma fondata nel 2010 da Paolo Zanetti ha archiviato lo scorso esercizio con ricavi per 6,44 milioni, un ebitda di 381mila e un utile di 251mila euro. A dimostrazione dell’importanza che può avere il canale di vendita online vi è poi l’andamento in borsa di Italian Wine Brands il cui titolo da 10,75 euro del 18 marzo è lievitato a 19,5 euro. (riproduzione riservata)