Il legno come arte contemporanea: l’occhio di Maurizio Galimberti racconta la materia di Busnelli
Alla Fondazione Rovati di Milano fino al 9 novembre, Materia e visione unisce il legno di Busnelli, il design di Carlo Colombo e la fotografia di Maurizio Galimberti in un dialogo tra arte e materia
Ci sono momenti, nella storia del design e della fotografia, in cui i linguaggi sembrano toccarsi come superfici che si riflettono. Materia e visione, la mostra inaugurata alla Fondazione Rovati di Milano, è uno di quei momenti. Qui il legno, nelle sue infinite venature, diventa soggetto e materia di un racconto fotografico firmato da Maurizio Galimberti; e l’occhio di Carlo Colombo, architetto e art director di Busnelli International, ne costruisce la grammatica formale.
Busnelli nasce a Meda nel 1927, nel cuore della Brianza, dove il legno non è mai stato soltanto un materiale ma una lingua madre. Da quasi un secolo, l’azienda interpreta il tranciato ricomposto come una scrittura viva: stratificazione, respiro, vita. È questa materia che Galimberti sceglie di scomporre nei suoi celebri mosaici polaroid, frammenti di visione che restituiscono, paradossalmente, l’unità del gesto artigiano. L’operazione è tanto estetica quanto culturale: la fotografia diventa strumento di rivelazione.
Maurizio Galimberti osserva il legno come se ne volesse catturare la voce. Le sue immagini, scattate in sequenza e poi ricomposte traducono un materiale. Ogni riflesso, ogni imperfezione diventa tempo. Il legno di Busnelli non è qui superficie liscia o decorativa: è una materia che pensa, che dialoga con la luce e con la memoria di chi la lavora.

Carlo Colombo, cresciuto anch’egli tra le falegnamerie di Meda, riconosce in questo dialogo l’essenza del design italiano: la capacità di far convivere manualità e progetto, radice e visione. Nei pattern ideati per Busnelli, il legno perde la sua prevedibilità e diventa ritmo visivo, architettura astratta. È un atto di fiducia nella materia, un modo per ricordare che la forma nasce sempre da una resistenza.

La mostra, che presenta una selezione di trentacinque opere, si muove su un equilibrio sottile: quello tra la lentezza del mestiere e la rapidità dello sguardo fotografico. Dove l’artigiano plasma, il fotografo frammenta; dove l’impiallacciatura si piega alla geometria, l’immagine la restituisce al disordine poetico del reale. Due gesti, in apparenza opposti, che condividono la stessa volontà di durare.


Guardando i mosaici, si ha la sensazione che il legno respiri. Ogni polaroid è una finestra sulla materia, ogni giuntura un segno di continuità. Galimberti non fotografa oggetti, ma processi: il divenire della sostanza in immagine, della materia in pensiero.
Forse è proprio questa la lezione più attuale che Materia e visione consegna al visitatore: ricordare che il design, come la fotografia, non è mai puro esercizio di stile. È un modo per dare forma all’esperienza, per custodire la memoria di un gesto e trasformarlo in linguaggio. (Riproduzione riservata)
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