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Piaceri

Il giro del mondo in 10 luoghi da vedere almeno una volta nella vita secondo i fratelli alla guida di Stefano Ricci

Abituati a esplorare il mondo col padre Stefano, per i fratelli Ricci il viaggio è scritto nel Dna. Ecco la loro classifica di posti speciali nel mondo 

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Amico di Nelson Mandela e profondamente innamorato dell’Africa, Stefano Ricci è un esploratore nel senso più letterale del termine che ha trasmesso la sua passione ai due figli Niccolò, ceo della società, e Filippo, direttore creativo. Abituati a girare il mondo fin da bambini, Stefano e Niccolò continuano la tradizione, intrecciata a doppio filo con il brand di abbigliamento come racconta il progetto Stefano Ricci Explorer, che unisce le collezioni di abbigliamento di lusso maschile con il gusto per la scoperta e la sfida di superare sempre nuovi limiti, com’è capitato in India, nella terra di re e maharaja, tra Rajasthan e Uttar Pradesh, con il fotografo e amico Steve McCurry.


In questi anni Explorer ha toccato la lista dei desideri di ogni aspirante Phileas Fogg in giro per il mondo. La prima tappa è stata l’Islanda, l’isola delle meraviglie tra ghiacci e geyser, la seconda le Galapagos, dove con la Charles Darwin Foundation e con la supervisione del Galapagos National Park la moda si è letteralmente tuffata tra leoni marini e tartarughe giganti. Poi è stata la volta dei Templi di Luxor in Egitto, che hanno lasciato il posto a deserti e falconieri in Mongolia e a pagode ed elefanti in Cambogia. Fino alle spedizioni più recenti in India con un fotografo d’eccezione come Steve McCurry.

Filippo Ricci, direttore creativo di Stefano Ricco, ritratto da Steve McCurry in Rajasthan.
Filippo Ricci, direttore creativo di Stefano Ricco, ritratto da Steve McCurry in Rajasthan.

Gentleman. Le destinazioni del progetto Explorer sembrano una wishlist del viaggiatore moderno, come vengono scelte?

Niccolò Ricci. Nel rispetto della «stagionalità» della collezione e del contesto geopolitico, vengono selezionate più alternative e mio fratello, grazie al lavoro del team, opera la scelta seguendo un percorso narrativo coerente con i nostri valori.
Filippo Ricci. Quando inizio a pensare a una destinazione predispongo una ricerca e, avvalendoci dell’esperienza del nostro senior consultant, Terry Garcia, affino la scelta anche se devo dire, in tutta onestà, che abbiamo le idee molto chiare.

Niccolò, ceo di Stefano Ricci, in Mongolia con un’aquila reale, icona del brand.
Niccolò, ceo di Stefano Ricci, in Mongolia con un’aquila reale, icona del brand.

G. Se doveste fare una vostra personale classifica delle mete scelte per il progetto Explorer, quale sarebbe il podio?

N. R. La Mongolia perché ci ha fatto scoprire un mondo di autentica esplorazione. Vivere esperienze dirette con gli Eagle Hunters sulla catena dell’Altai, seguendo il richiamo dell’aquila, raggiungere un tempio tibetano costruito su una collina per assistere alla loro preghiera, sono sentimenti che mi porterò sempre dentro. In particolare, poi, l’incontro con l’aquila reale, che è anche icona del nostro brand, sulla cima di una montagna di roccia. Assistere allo spettacolo dell’alba in quota o camminare nel deserto del Gobi. Emozioni allo stato puro.

F. R. La Cambogia dei templi khmer ha un fascino unico. Ma la vera esperienza da raccontare a casa è stata riuscire a entrare nel tempio Bayon, noto per i mille volti, e nel Beng Mealea con le radici gigantesche che riconquistano gli spazi, prima dell’alba, da soli. Senti il risveglio della natura, vedi la luce che entra nei corridoi di colonne fino a impadronirsi di sale che un tempo hanno ospitato imperatori e messaggeri. Poterlo fare con un fotografo del calibro di Steve McCurry che in quegli ambienti ha realizzato alcuni dei suoi più famosi capolavori, è stato sicuramente un privilegio.

Un tempio khmer ad Angkor Wat in Cambogia.
Un tempio khmer ad Angkor Wat in Cambogia.

G. La vostra personale lista delle 7 meraviglie del mondo?

N. R. Grande Muraglia, Città Proibita, Taj Mahal, Machu Picchu, Altai mountain, Gobi desert, Templi khmer.

F. R. Petra, Machu Picchu, Samarcanda, Città proibita, Templi khmer, Pompei, Luxor.

G. Le frontiere del viaggio del futuro sono nello spazio, andreste sulla Luna o su Marte?

N. R. Ci stiamo attrezzando (sorride, ndr). Siamo appassionati di scoperte e conquiste e non le nascondo che, quando abbiamo presentato i nostri lavori nella sede newyorkese di The Explorer Club, mi ha colpito sapere che la loro bandiera è stata portata sulla Luna da Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins. Personalmente mi piacerebbe camminare sulla Luna.

F. R. Il mondo è solo un pianeta dell’universo. E, mi creda, c’è ancora tanto da esplorare. Certo, i film e la letteratura fantascientifica sono uno stimolo costante ad andare sempre oltre. Mi colpiscono sempre le immagini che arrivano dalla Nasa, scattate dal rover Curiosity.

La moschea Tilya-Kori a Samarcanda in Uzbekistan.
La moschea Tilya-Kori a Samarcanda in Uzbekistan.

G. In America dicono che la vera frontiere del lusso nei viaggi si può riassumere con le 5 C di Culture, Cuisine, Community, Content e Customization, è una sintesi che vi trova d’accordo?

N. R. Il vero lusso, oggi, è il tempo da poter dedicare a questo tipo di esperienze. Certo cultura e cucina sono elementi imprescindibili in ogni viaggio. Così come l’immersione nella comunità locale, i contenuti e la personalizzazione. Aggiungerei, se possibile, la sostenibilità come fil rouge delle nostre esperienze.

F. R. È una corretta definizione. Quando viaggiamo per lavoro riusciamo a toccare alcuni di questi punti, non tutti magari considerata l’agenda degli appuntamenti. Nelle nostre missioni SR Explorer aggiungiamo però il gusto per la scoperta, il riuscire a raggiungere e a superare sempre nuovi limiti come mi è capitato a Huayna Picchu, con un po’ di rischio.

G. Quale è il primo oggetto che mettete in valigia?

N. R. Uno zaino con dentro il mio kit Explorer. All’interno non mancano mai un power bank, telefono satellitare e una macchina fotografica.

F. R. Penna, taccuino e immancabile Canon.

La Città proibita a Pechino.
La Città proibita a Pechino.

G. Senza che cosa non partireste mai?

N. R. Il passaporto, scherzo (ride, ndr). Un libro di Wilbur Smith.

F. R. Airpods per isolarmi un po’ quando ho bisogno di concentrarmi

G. Chi sarebbe il vostro compagno di viaggio ideale?

N. R. Mia figlia Aurora

F. R. I miei figli Stefano, Leone e Simone ovviamente.(Riproduzione riservata) 

Orario di pubblicazione: 23/07/2025 09:00
Ultimo aggiornamento: 23/07/2025 09:00
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