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Il fisso può attendere
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Il fisso può attendere

di Oscar Bodini
Milano Finanza - Numero 203 pag. 60 del 15/10/2022

Nell'ultimo decennio Banca Mediolanum ha visto crescere in maniera costante la mole del credito erogato, quasi quadruplicato dai 4,1 miliardi del 2012 ai 15,4 miliardi di fine giugno scorso, per una crescita annua composta che solo negli ultimi cinque anni è stata del 15%. A metà anno, lo spaccato per tipologia di finanziamento ha visto crescere su base tendenziale del 15% il controvalore dei mutui concessi (10,8 miliardi), mentre prestiti personali e fidi hanno registrato miglioramenti del 16% e del 12%, a 2,6 miliardi e 420 milioni. La cessione del quinto, erogata tramite la controllata Prexta, ha registrato il balzo più significativo anno su anno, +24% a 1,55 miliardi. Il tutto a fronte di una sostanziale pulizia sui libri contabili, dove le poste lorde deteriorate ammontano all'1,32% dello stock contro il 4,1% medio del sistema bancario italiano e il costo del rischio è compresso allo 0,1%, il tutto senza mai dover cedere stock di crediti deteriorati. Milano Finanza ha affrontato il tema mutui con il dg di Banca Mediolanum, Gianluca Bosisio.

Domanda. Gli interventi sul costo del denaro che le banche centrali stanno attuando per frenare l'inflazione iniziano a dispiegare gli effetti anche sui mutui e si traducono in rate più salate per chi non ha scelto il tasso fisso. Come tutelarsi?

Risposta. In media, al momento della stipula l'ammontare di un mutuo oscilla tra 130 e 140mila euro. Considerati gli ultimi rialzi dei tassi - per finanziamenti già in essere si traduce sulla rata mensile in un'incidenza intorno a 50 euro, circa 600 euro all'anno. Stando agli ultimi dati Bankitalia, 25 milioni di famiglie mantengono oggi sui conti correnti una liquidità media superiore a 50mila euro e in termini di potere d'acquisto - a fronte di un'inflazione che galoppa al 9% - perde 4.500 euro all'anno. Rimanendo focalizzati sui 600 euro circa d'aggravio annuo sui mutui si rischia seriamente di dover poi fare i conti con perdite sette-otto volte maggiori. I 1.860 miliardi fermi sui conti dimostrano ancora una volta che gli italiani sono ottimi risparmiatori, ma al tempo stesso anche pessimi investitori. Tra i peggiori d'Europa.

D. Nelle ultime settimane molti mutuatari si interrogano sull'opportunità di passare dal variabile al fisso. Cosa consigliate?

R. Lo scenario inflattivo attuale è dovuto a una situazione contingente: le previsioni del Fmi per il 2024 ipotizzano il ritorno a un'inflazione più gestibile, attorno al 2%, transitando da un 2023 d'aggiustamento progressivo. Nel frattempo ci si può tutelare con soluzioni intermedie tra fisso e variabile che consentono di mantenere la rata costante e poi riconsiderare la situazione tra un paio d'anni, quando e se la crisi si sarà nel frattempo attenuata. Alla base di tutto deve comunque esserci un lavoro attento da parte del consulente finanziario, che nel nostro caso valuta correttamente la capacità di indebitamento del cliente, senza mai consigliare soluzioni che rischino di far lievitare la rata a livelli insostenibili.

D. In cosa consiste il vostro approccio consulenziale sul fronte mutui?

R. Il nostro modello è costruito sulla capacità di risposta ai bisogni finanziari del cliente, messi in relazione a quelli di tutta la famiglia, e non sulla vendita di prodotti. Serve una visione complessiva della situazione finanziaria e delle esigenze presenti e future. Voglio ricordare che nel lungo periodo, il tasso variabile in tutta la storia ha sempre vinto rispetto al tasso fisso. Per chi desidera orientarsi su vie intermedie, con un rischio più contenuto, esistono soluzioni come i mutui con il cap, che fissano il tasso massimo applicabile. Vi è anche la possibilità di scegliere mutui a rata costante: l'importo della rata mensile rimane invariato nel tempo e a scadenza, nel caso di un aumento dell'Euribor nel ciclo di vita del finanziamento, la durata del mutuo viene rimodulata. Al tempo stesso i nostri mutui prevedono anche un floor: una salvaguardia modellata su un meccanismo di protezione che all'incrementarsi dell'Euribor, superate determinate soglie, sortisce addirittura l'effetto inverso, facendo diminuire lo spread e assicurando così un beneficio tangibile e concreto al cliente.

D. Cosa succede se per qualsiasi ragione un vostro mutuatario non è più in grado di ripianare il debito contratto?

R. I nostri mutui prevedono sempre un'opzione «salta la rata» che consente di non pagare due rate consecutive se ci si trova in difficoltà. Anche in questo caso, a monte dell'erogazione del finanziamento vi è il lavoro fondamentale del consulente finanziario che calibra al meglio l'ammontare della rata per ridurre al minimo i rischi per il contraente di non riuscire a tener fede agli impegni. In questo senso, un aspetto chiave sono le coperture assicurative. Superata l'euforia di aver trovato la casa dei propri sogni, subentra spesso un senso di timore e arriva spontanea la domanda: ce la farò a pagare la rata? Tra i nostri compiti c'è quello di spiegare che coprirsi dai rischi sottoscrivendo polizze ad hoc, in particolare coperture legate alla salute o alla perdita d'impiego, può costare circa mille euro all'anno. È il prezzo di due caffè al giorno, accettabile in nome della serenità. Ciononostante, gli italiani restano tra i meno assicurati in Ue.

D. In passato la banca si è più volte distinta per aver messo in atto manovre di sostegno per clienti colpiti da calamità…

R. Abbiamo sempre fatto la nostra parte nelle situazioni in cui i clienti sono stati costretti ad affrontare problemi contingenti come le calamità naturali. Abbiamo cercato di aiutarli in modo concreto, bloccando le rate e abbassando lo spread. Nell'ottobre 2008, dopo il default di Lehman Brothers, attraverso una donazione patrimoniale spontanea da parte dai due azionisti di maggioranza - le famiglie Doris e Berlusconi - fummo gli unici a compensare le loro perdite. Lo stesso anno abbassammo i tassi in forma unilaterale a tutti i clienti, anche per i finanziamenti pregressi. (riproduzione riservata)



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