Mai come ora occorre che l’Italia rinsaldi i suoi rapporti con gli altri paesi fondatori quali Francia e Germania. E non solo per varare le necessarie riforme, dalla difesa unica all’unione bancaria, passando per un sistema legislativo slegato dall’unanimità. Ma anche per ottenere un ruolo di rango nelle istituzioni comunitarie. E l’occasione è dietro l’angolo, con la prossima uscita della Banca centrale europea della sua presidente francese Christine Lagarde.
Nonostante le smentite di rito, per la seconda volta si fanno filtrare e stavolta per via di una possibile candidatura presidenziale, le possibili dimissioni anticipate della banchiera transalpina, la quale dovrebbe concludere il mandato a novembre del 2027. Tutti sanno però che la corsa per la sua successione è già partita, come ne sono consapevoli le diplomazie a Parigi e Berlino, maestre nel riuscire a coniugare l’europeismo con un nazionalismo nei fatti, nelle leggi e nelle poltrone.
Dunque la premier Giorgia Meloni, piuttosto che distrarsi troppo col referendum sulla giustizia e sulla partecipazione pur da osservatore al Board of Peace farebbe bene a concentrarsi subito su un dossier che appare lontano dagli interessi partitici ma è invece molto attinente alle sorti di famiglie e imprese.
La Banca Centrale Europea nel garantire la stabilità dei prezzi e la tenuta della moneta unica di fatto tutela il potere d’acquisto di 450 milioni di cittadini europei, compresi gli italiani. È la massima espressione della tecnica (dei tassi di interesse) che si fa politica (spinta per lo sviluppo e il benessere).
Se la leader di Fratelli d’Italia saprà muoversi con sapienza potrà proporre, sentite anche Francia e Germania, una candidatura di grande livello come quella del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, un profilo che già questo giornale aveva evidenziato tra i più adatti a sedersi alla scrivania che fu anche di Mario Draghi.
Il motivo per cui l’Italia può concorrere se non direttamente pretendere un posto di rilievo nelle istituzioni europee è semplice: rispetto ai paesi fondatori dell’Unione Europea e nonostante le numerose promozioni delle agenzie di rating e l’apprezzamento dei mercati finanziari, Roma nello scacchiere del potere comunitario non conta nulla, eppure viene sovente tirata in ballo quando si tratta di trovare i voti che contano.
Uno sguardo alla piantina del potere in Europa lo conferma. Presidente della Commissione Europea è la tedesca Ursula von der Leyen. Presidente del Parlamento Europeo è la maltese Roberta Metsola. Il presidente del Consiglio Europeo è il portoghese António Costa. Il presidente della Bce è appunto la francese Christine Lagarde. Scade come detto nel novembre del 2027 ma a questo punto ci si attende che ella lasci ben prima.
L’assenza dell’Italia nei posti di comando europei non è finita qui. Il presidente attuale dell’Autorità bancaria europea (Eba) è lo spagnolo José Manuel Campa (Spagna), come spagnola è anche la presidente della Bei, Nadia Calvino, che ha superato sul filo di lana l’ex ministro dell’Economia di Draghi Daniele Franco, che all’epoca non fu sostenuto con convinzione dal governo italiano.
Claudia Buch (Germania) è attualmente la presidente del Consiglio di vigilanza della Bce, mentre l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma) ha rinnovato i mandati di Klaus Lober, tedesco, come presidente del comitato di vigilanza delle controparti centrali (Ccp), e di Nicoletta Giusto e Froukelien Wendt come componenti del board. Il direttore generale del Meccanismo Europeo di Stabilità (Esm) è il lussemburghese Pierre Gramegna, un simpatico tecnico che parla italiano. Magra consolazione.
Come si vede, l’Italia non è assolutamente rappresentata nella mappa delle poltrone che contano. Candidare una figura autorevole e molto stimata, anche dai tedeschi, come il governatore Panetta, che in Eurotower ha peraltro già lavorato sedendo nel suo board (è stato sostituito da Piero Cipollone) non appare un azzardo, considerando che gode anche dell’appoggio di Mario Draghi, che lo ha sostenuto nella corsa a palazzo Koch.
È evidente che ci sono altri candidati come lo spagnolo Pablo Hernandez de Cos, l’olandese Klaas Knot e i tedeschi Joachim Nagel e Isabel Schnabel. Panetta potrebbe però contare non solo sull’appoggio dell’establishment dell’Eurotower ma anche di Meloni, che l'ha voluto fortemente al vertice della Banca d’Italia, e del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ne ha firmato il decreto di nomina, nonché del sostegno convinto dell'ex premier già numero uno dell’Eurotower.
Se si vuole provare a vincere questa competizione bisogna però scendere subito in campo come fece nel 2011 Silvio Berlusconi, quando indicò senza indugio proprio Mario Draghi per la presidenza della Bce. Una scelta quanto mai appropriata e saggia, visto quello che è avvenuto dopo e le scelte di politica monetaria dell’allievo di Federico Caffè. Stavolta si potrebbe dire «repetita iuvant», sempre che negli altri Paesi si comprenda il latino e il suo messaggio. (riproduzione riservata)