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Il dollaro crolla e i mercati ignorano l’impatto: i settori in Europa più esposti a un taglio di ricavi e utili
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Il dollaro crolla e i mercati ignorano l’impatto: i settori in Europa più esposti a un taglio di ricavi e utili

18 giugno 2025, 15:37 Ultimo aggiornamento: 15:46

La stagione dei conti del primo trimestre delle società europee si è chiusa con utili in flessione dell’1,5%. Per il secondo trimestre il consenso ha ritoccato ancora al ribasso le stime. «L’elefante nella stanza», sottovalutato, è l’erosione del dollaro, avverte AlphaValue, analizzando i settori che rischiano ulteriori tagli e di quanto


La stagione dei risultati del primo trimestre del 2025 delle società europee si è chiusa con utili in flessione dell’1,5% e il 56% di sorprese positive. Per il secondo trimestre il consenso ha ritoccato ulteriormente al ribasso le stime per gli utili del periodo corrente, attesi in crescita del +0,7% (+2% in precedenza; fonte: FactSet).

Miglioramento dei conti nella seconda parte del 2025

Di contro, è previsto un miglioramento nella seconda parte dell’esercizio, anche se inferiore a quanto ipotizzato nei mesi scorsi. In particolare, per il terzo trimestre è stimato un incremento del 4,4% e del 5,7% per il quarto. Invece, per l’intero 2025 il consenso prevede una crescita del 4,1%, con un’accelerazione nel 2026 a +10,4%.

In Italia?

Solo per l’Italia il consenso mantiene un’impostazione cauta sull’andamento degli utili attesi per il 2025: è confermata la flessione dell’utile per azione per l’indice Ftse Mib a -0,33%, sostanzialmente in linea con il mese scorso (-0,2%).

Tagliati più gli utili che i ricavi

Quanto ai ricavi delle società europee, nel primo trimestre hanno registrato un lieve rialzo (+0,5%), per il secondo trimestre il consenso resta orientato su un calo del 4,2%, seguito da un -2,9% nel terzo e da un -0,8% nel quarto. Mentre le previsioni per il 2025 indicano un aumento dell’1,5% e quelle per il 2026 del 3,8% (fonte: FactSet).

«Negli ultimi 12 mesi il messaggio è stato chiaro: le aspettative sui ricavi per il 2025 sono state ridotte del 4% a 6,637 miliardi di euro, quelle sugli utili del 12% a 622 milioni di euro e sui dividendi del -2% a 263 milioni», osserva AlphaValue. «Ma negli ultimi tre mesi, le revisioni al ribasso delle stime sulle vendite sembrano essersi leggermente attenuate. I margini netti sono scivolati costantemente ma, ed è un grande ma, restano all’8,6%, ai massimi degli ultimi 20 anni, escludendo il rimbalzo post-Covid del 2021».

Effetto dazi Usa non ancora scontato

È evidente che non è ancora stato superato il paradosso per cui le aziende non segnalano in modo chiaro i forti impatti negativi della guerra commerciale in corso. Ovviamente, il Medio Oriente e le ulteriori turbolenze legate ai capricci di Donald Trump potrebbero aggravare la situazione.

I settori più a rischio con il crollo del dollaro

«L’elefante nella stanza», sottovalutato dai mercati, è l’erosione del dollaro, avverte AlphaValue. Il dollaro ha perso il 12% da inizio anno rispetto all’euro e circa l’8% negli ultimi 12 mesi. Sulla base di una stima approssimativa secondo cui i gruppi europei generano il 30% dei loro ricavi in dollari, questo implica una riduzione automatica delle vendite del 3,6% circa. «Resta incerto quanto di questo sia già incorporato nei tagli alle stime sui ricavi degli ultimi 12 mesi», precisa AlphaValue.

Attualmente le previsioni per il settore auto scontano una contrazione del fatturato del 10%, -9% nel caso dei semiconduttori. Entrambi i settori hanno una forte esposizione al biglietto verde. Mentre i ricavi dei settori utility e beni di consumo durevoli sono stati finora ridotti del 7%: le prime a causa della riduzione dei prezzi dell’energia (fino agli eventi legati al conflitto tra Israele e Iran), mentre i secondi potrebbero avere aspettative eccessive sugli aumenti dei prezzi, spiega AlphaValue, osservando, infine, che le aziende europee non sono riuscite a comunicare in modo proattivo i rischi legati ai dazi dell’amministrazione Trump. «Non siamo più sicuri che lo faranno nel secondo semestre di quest’anno. E sarebbe un peccato. Il taglio degli utili, quindi, difficilmente ha raggiunto il punto più basso». (riproduzione riservata)



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