Piazza Affari in netto rosso guovedì con il Ftse Mib che ha perso l’1,2% sotto il peso delle utility colpite dal Decreto Energia. Edison rnc ha perso il 6,4%, Erg il 3,3%, Enel il 3,6%, A2A il 2,2%, Acea il 2%, Italgas l’1,37%, Terna l’1%.
Il governo ha dato il via libera nelle scorse ore al decreto per ridurre il costo di elettricità e gas per famiglie e imprese e migliorare la competitività del sistema produttivo. A pagare il conto del taglio delle bollette sono però i produttori di energia, mettono in guardia gli analisti di Santander, a partire da Enel (rating outperform, target price 8,45 euro) e A2A (outperform, prezzo obiettivo di 3,30 euro). Gli specialisti si domandano: «lo stesso effetto si estenderà al resto d’Europa?»
Restano ancora alcuni aspetti da chiarire, avvertono gli analisti, in particolare l’effetto su import/export di energia, posizioni di hedging (copertura), ma l’effetto sui prezzi di gas ed elettricità per i generatori «è evidente». L’impatto negativo dovrebbe manifestarsi a partire dal 2027.
Il decreto aumenta gli aiuti finanziari ai clienti vulnerabili e introduce alcune limitazioni alla precedente remunerazione degli impianti rinnovabili. Tuttavia, le due misure più rilevanti sono la riduzione dei prezzi: i prezzi italiani del gas sono normalmente superiori di 2-5 euro per megawatt all’ora rispetto alle quotazioni del Ttf di Amsterdam. Una delle misure mira a ridurre questo differenziale tagliando i costi di trasmissione. Questa misura, calcolano gli esperti, avrà un impatto di circa 4-10 euro per megawatt orari sui prezzi dell’energia elettrica.
Inoltre sarà escluso il costo della CO2 dalla formazione del prezzo dell’energia a partire dal 1° gennaio 2027. Ai prezzi attuali dell’anidride carbonica, attorno a 72 euro per tonnellata, il contributo è di circa 25 euro per megawatt all’ora. Questa misura nello specifico ha bisogno dell’approvazione dell’Unione Europea. Cosa accadrebbe, si domandano gli analisti, se altri Paesi seguissero l’esempio dell’Italia? La Germania sarebbe tra i mercati con i maggiori benefici.
Nel caso di A2A, ogni riduzione di 10 euro per megawatt all’ora dei prezzi dell’energia avrebbe un impatto di 60 milioni sull’ebitda (circa il 2,4% dell’ebitda atteso nel periodo 2027-2030) e di circa 40 milioni sull’utile netto (circa il 5,7% nello stesso periodo). A2A ha coperto solo il 10% del 2027 a prezzi inferiori a 110 megawatt orari. Santander ipotizza nel suo modello prezzi dell’energia a 95 euro il megawatt nel 2027 e 92 euro dal 2028 in poi. Attualmente il prezzo forward italiano a un anno è intorno a 85 euro. Va poi considerato l’aumento dell’aliquota regionale dal 3,9% al 5,9%, con un impatto stimato di 22 milioni di euro.
Nel caso di Enel, una riduzione di 10 euro per megawatt ora implicherebbe un impatto di 200-250 milioni sull’ebitda (l’1% dell’ebitda totale) e di 170 milioni sull’utile netto (il 2,2%). L’aumento dell’aliquota regionale avrebbe un impatto di circa 170 milioni, pari al 2,5% dell’utile netto.
Queste misure renderebbero «più difficile per Enel presentare una guidance interessante sull’utile per azione in occasione del Capital Markets Day del 23 febbraio 2026», notano gli analisti. In uno scenario «molto negativo, con una riduzione dei prezzi dell’energia di circa 30 euro per megawatt all’ora, l’impatto sull’utile netto sarebbe del -17% per A2A e -6,5% per Enel».
Le misure dovrebbero ridurre i prezzi dell’elettricità in Italia, soprattutto se l’Ue approverà l’intervento sulla CO2, che avrebbe senso per ridurre le bollette di famiglie e imprese, notano gli esperti. Tuttavia, se le misure fossero approvate a Bruxelles, «le implicazioni per i produttori di energia in Europa sarebbero enormi».
Gli analisti di Citi confermano giovedì il rating Neutral e il target price di 8,9 euro su Enel. Ritengono a loro volta che questa misura sia negativa per la redditività del gruppo italiano e, più in generale, per il margine complessivo delle attività in Italia e in Spagna (Endesa).
In termini di sensibilità, Citi stima che una riduzione di 10 euro per megawatt all’ora dei prezzi dell’energia in Italia comporterebbe un impatto sull’ebitda di Enel Green Power di 250 milioni, pari all’1% dell’ebitda di gruppo e al 3% dell’utile netto. Se la misura fosse applicata anche a Endesa, l’impatto su Enel potrebbe aumentare fino al 2% dell’ebitda di gruppo e al 4% dell’utile netto.
La misura, notano gli analisti di Equita Sim, potrebbe avere impatti sull’utile nell’ordine del -1.5%/-2% per Enel, A2A, Iren, Hera ed Acea e nell’ordine del -3%/-4% per le società regolate Terna, Snam e Italgas (per Snam da valutare l’eventuale applicazione solo allo stoccaggio che implicherebbe un impatto sotto l’1% dell’utile). La norma, avvertono gli specialisti, aumenta il «rischio che la misura venga poi mantenuta nel tempo». Per Eni gli impatti appaiono modesti, ovvero fino all’1% dell’utile per azione.
Gli analisti di Barclays confermano giovedì il rating equal weight e il prezzo obiettivo di 22 euro su Erg. Stimano che una riduzione di 10 euro per megawatt del prezzo dell’energia in Italia avrebbe un impatto di 0,25 euro per azione (-1,1%) e di 0,02 euro sull’utile per azione (eps). L’Italia incide per il 42% della capacità operativa del gruppo Erg (37% eolico onshore e 4,5% solare) e per i due terzi dell’ebitda. (riproduzione riservata)