Oggi con il decreto Bollette il tema della sicurezza energetica e della competitività tornano al centro dell’attenzione. Guardiamo con favore alle opportunità che possano sbloccare investimenti già pronti e aumentare in tempi rapidi la produzione nazionale.
Il contesto è chiaro: il sistema energetico italiano resta fortemente esposto alla volatilità e agli shock esterni. Secondo Arera, nel 2024 oltre il 95% del gas disponibile in Italia è arrivato dall’estero; anche una quota molto rilevante di petrolio, circa il 90%, proviene dall’estero. Eppure l’Italia è un Paese ricco di risorse naturali - in larga parte ancora inesplorate - e di competenze tecnologiche e professionali di eccellenza. Valorizzare la produzione domestica significa rafforzare sicurezza energetica, competitività industriale e attrattività per investimenti capital-intensive e di lungo periodo.
In questo quadro il meccanismo di Gas Release incluso nel decreto Bollette è un’opportunità per invertire il declino della produzione nazionale e mettere a valore risorse già disponibili e relativi benefici. Negli ultimi dieci anni la produzione nazionale di gas naturale in Italia ha subito un crollo drastico: circa -60%, secondo i dati del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Perché questa opportunità si traduca in risultati concreti è però necessario un presupposto essenziale: riformare una volta per tutte l’attuale processo autorizzativo caratterizzato da incertezza nelle tempistiche e negli esiti e definire invece un quadro stabile che consenta di trasformare rapidamente i progetti cantierabili in produzione addizionale, soprattutto rispetto ad asset esistenti e risorse già individuate in aree dedicate e perimetrate.
Nei giacimenti italiani dove Shell è presente i procedimenti autorizzativi per investire in maggiore produzione risultano di fatto sospesi, rallentati o protratti nel tempo senza decisioni, impedendo la piena valorizzazione di asset già operativi e congelando investimenti attivabili sia nel breve sia nel lungo periodo.
L’Italia è ancora oggi tra i Paesi con il maggior costo della burocrazia, con circa 60 miliardi di euro l’anno soprattutto in termini di rallentamenti decisionali. Tre sono le azioni prioritarie: valorizzare subito la produzione nazionale partendo da concessioni già esistenti; permitting per rendere l’iter autorizzativo prevedibile così da evitare sospensioni e rinvii che impediscono la valorizzazione di asset e investimenti; coerenza e stabilità del quadro regolatorio e fiscale per aumentare l’attrattività del Paese e permettere agli operatori di pianificare e incrementare gli investimenti nel medio-lungo periodo.
In questo contesto prendiamo atto anche dell’aumento dell’aliquota Irap (+2% annuo nel periodo 2026-2028) previsto dallo stesso decreto: una misura straordinaria che, sia pure di carattere temporaneo, va nella direzione opposta rispetto alla necessità di stabilità e prevedibilità fiscale. Per liberare il potenziale del settore servono coerenza e un quadro regolatorio e fiscale stabile.
Shell è il principale investitore estero nell’upstream italiano e in Italia, assieme alle joint venture, investe circa 400 milioni di euro l’anno, impegno che potrebbe crescere con maggiore certezza e rapidità esecutiva. Le risorse ci sono, così come le competenze per trasformarle in volumi aggiuntivi. L’obiettivo è semplice e concreto: più produzione nazionale, un sistema più resiliente e un ambiente più favorevole agli investimenti nell’interesse del Paese. (riproduzione riservata)
*ceo di Shell Italia E&P
e country chair di Shell in Italia