Continua la risalita del dollaro a scapito delle principali valute mondiali, euro incluso. Il biglietto verde, infatti, complici i timori legati al crollo della lira turca e ad un insieme di altri fattori, scambia in progressivo rafforzamento sulla moneta comune, con il cross euro-dollaro calato a 1,1818. Nel frattempo, il Dollar Index è salito sopra il livello chiave di 92,00.
Le motivazioni di una tale performance del tasso di cambio sono molteplici. Da un lato, l'euro sembra destinato a rimanere vulnerabile “dopo che la Germania ha esteso il suo lockdown in risposta a una terza ondata di coronavirus”, affermano da Ing. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha affermato che le attuali restrizioni sul coronavirus rimarranno in vigore fino al 18 aprile a causa dell'aumento delle infezioni e della diffusione di varianti più trasmissibili del virus. È probabile che la notizia provochi "una revisione delle speranze del mercato intorno a qualsiasi rimbalzo della zona euro nel secondo trimestre", spiegano gli analisti di Ing.
Nel frattempo, a pesare sul sentiment europeo sono i continui ritardi e le incertezze legate alla campagna di vaccinazione. Dopo i continui problemi legati alla disponibilità delle dosi e lo stop (poi revocato) alla somministrazione del vaccino di Astrazeneca, le prospettive per un’immunità di massa entro la fine del 2021 si sono notevolmente affievolite, pesando gravemente sulle previsioni di ripresa. A differenza dell’Eurozona, invece, gli Usa procedono spediti verso l’immunità, tanto che Biden ha fissato come limite massimo per vaccinare tutti gli adulti il prossimo maggio. Questo, sulla carta, dovrebbe imprimere un’ulteriore accelerata alla ripresa economica statunitense, che ora si posiziona come migliore rispetto a quella della controparte europea.
Non solo, perché dalle ultime dichiarazioni del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, sembra abbastanza chiaro che la banca centrale statunitense lascerà correre i rendimenti fino a che andranno di pari passo con la crescita delle prospettive economiche. I rendimenti dei Treasury a 10 anni hanno assistito ad un irripidimento non indifferente, il quale, pur penalizzando momentaneamente l’azionario Usa, ha impresso una nuova forza alla valuta statunitense, andando a valutare gli attivi denominati in dollari.
Di contro, Lagarde e compagni hanno chiaramente espresso la volontà di mantenere condizioni di finanziamento decisamente allentate, andando a tarpare qualsiasi possibilità legata ad un aumento dei tassi di rendimento fino a che non vi saranno delle prospettive di ripresa concrete e delineate, ovvero fino a quando non vi sarà un’accelerata decisiva sulle questioni vaccinali. Questo, almeno sulla carta, dovrebbe portare il dollaro a recuperare sensibilmente nei confronti dell’euro da qui in avanti, potendo godere di tassi più elevati, di prospettive a medio termine più rosee e, soprattutto, del suo rinnovato status di bene rifugio che sembrava andato perso dopo lo scoppio della pandemia.
Infatti, come già evidenziato, a causare il rialzo del dollaro vi sono anche le preoccupazioni per la stabilità economica turca, dopo il licenziamento del governatore della banca centrale, oltre che le tensioni tra Regno Unito e Unione europea sulle esportazioni di vaccini, che aumentano la domanda di beni rifugio come, appunto, il biglietto verde. "Il mercato è ancora dominato dalle preoccupazioni per la Turchia e dai suoi potenziali effetti di ricaduta sul resto dei mercati emergenti e dell'Eurozona, nonché dalle tensioni tra l'Ue e il Regno Unito sulla distribuzione dei vaccini", spiegano da Unicredit.
Appena un mese fa, il cross valutario scambiava intorno all’1,22, mentre a inizio 2021 il valore era oltre 1,23 (il ribasso da inizio anno è pari a circa il 5%). Ad oggi, sono pochi i fattori che potranno giovare alla causa dell’euro, a meno che non si assista ad una decisa inversione di tendenza e ad un miglioramento della campagna vaccinale europea, che a sua volta potrebbe portare Paesi quali Italia e Germania ad allentare le misure restrittive e, di conseguenza, ad una Banca centrale più permissiva su un eventuale minimo aumento dei tassi, ipotesi comunque improbabile date le prospettive di inflazione alquanto ridotte nella zona euro.
Viceversa, l’aumento delle aspettative inflazionistiche Usa, evidente nell’aumento dei rendimenti dei Treasury e dovuto agli ottimi dati macro relativi a crescita e occupazione, potrebbe essere un altro motivo per cui Powell potrà decidere di lasciare “correre” ulteriormente i rendimenti, avendo tra l’altro più volte sottolineato che la Fed non deve guardare all’inflazione ma alla piena occupazione e evidenziando che rendimenti di questo tipo non presentano un pericolo concreto per i mercati. Attualmente, i rendimenti del Treasury a 10 anni scambiano intorno all'1,62%, il che aiuta a mantenere il cross valutario con l’euro intorno a 1,18, evitando che si indebolisca ulteriormente. (riproduzione riservata)