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Il Covid-19 ha cambiato gli hedge fund. Consigli per gli acquisti
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Il Covid-19 ha cambiato gli hedge fund. Consigli per gli acquisti

di Marco Vignali
20 maggio 2021, 12:10

Per Pictet l'unicità della crisi da coronavirus ha portato alla luce il ruolo chiave del gestore, in grado di generare alpha e battere i sistemi automatizzati. La Cina resta il Paese da preferire, mentre esg e decarbonizzazione sono i trend su cui puntare. Scegliere portafogli diversificati per affrontare un contesto di mercato "esagerato"

Nel corso dell'ultimo decennio, gli investitori hanno dovuto affrontare cambi di paradigma che hanno scaturito vere e proprie rivoluzioni sui mercati finanziari. Per l’industria degli hedge funds, o fondi speculativi, questi continui stravolgimenti hanno comportato, oltre a diverse e notevoli opportunità, anche qualche sfida di non facile interpretazione. Con la crisi da Covid-19, tali cambiamenti hanno raggiunto un picco storico. L’industria hedge è caduta all’interno di una spirale fatta di volatilità, oscillazioni da capogiro e valutazioni spropositate, la quale ha fatto riemergere tutta la centralità di un ruolo, quello di portfolio manager, fin troppo accantonato negli ultimi anni.

Heinrich Merz, head of hedge funds di Pictet Alternative Advisor, è intervenuto nel corso di una conferenza organizzata oggi da Pictet spiegando come la pandemia abbia cambiato il ruolo e la percezione dell’industria dei fondi hedge. “L’ultimo decennio ha comportato sfide stimolanti”, esordisce Merz, “ma gli hedge funds si sono comportati esattamente come avevamo previsto, mettendo a segno ottimi risultati”, molto spesso sovraperformando il mercato.

Le lezioni che si possono trarre da quanto avvenuto dopo lo scoppio della pandemia sono diverse. “Innanzitutto, ciò che abbiamo notato è che durante questa crisi gli uomini hanno ampiamente battuto le macchine. Alla base del successo della componente umana vi è il carattere di unicità che ha contraddistinto quanto accaduto: abbiamo assistito ad un’adozione della tecnologia molto rapida, senza precedenti, che ha guidato una notevole dispersione dei prezzi e nelle valutazioni. Allo stesso modo, le trasformazioni aziendali, M&A in particolare, hanno accelerato notevolmente e si sono portate sui massimi storici”, evidenzia Merz.

Tutto questo, secondo l’esperto, ha comportato un aumento generale della volatilità, difficile da gestire ma che ha generato una serie di opportunità interessanti. “Si è assistito ad un ampliamento delle divergenze tra i vari Paesi, così come a radicali cambiamenti sul mercato dei cambi e ad un’elevata volatilità delle azioni. Per questo motivo”, prosegue Merz, “i sistemi automatizzati si sono trovati di fronte ad una situazione inedita, mai sperimentata, che li ha messi parecchio in difficoltà. Viceversa, i portfolio manager che hanno agito in maniera discrezionale hanno saputo trarre ampio vantaggio dal contesto macroeconomico, posizionandosi in maniera vincente e sfruttando l’ampia adozione della tecnologia, il vero trend vincitore della pandemia”.

Per tale motivo, scegliere bene i portfolio manager sui quali fare affidamento è diventato il mantra di gestori e investitori. “Il livello eccessivo di leva finanziaria, la partecipazione corposa degli investitori retail, e le continue e insistenti preoccupazioni relative alle pressioni inflazionistiche hanno reso l’ambiente dei mercati finanziari molto difficile”, argomenta il gestore. In aggiunta, “molte asset classes sono già ampiamente sopra i livelli pre Covid-19, e vi sono dei chiari segnali di “esuberanza” sui mercati, come il numero elevato di Spac. Questo rende la figura del portfolio manager essenziale: diventano fondamentali i processi di due diligence e allineare gli interessi tra investitori e gestori, utilizzando i sistemi informatici e algoritmi per perfezionare il livello di accuratezza delle analisi”, sottolinea Merz.

Torna dunque il ruolo chiave della gestione attiva. Proprio grazie alla situazione di mercato attuale, vi sono molti modi di generare il cosiddetto alpha. Si può, ad esempio, guardare a quei Paesi o settori che restano relativamente poco affollati, come l’Asia. “In particolar modo”, secondo Merz, “la Cina gode di diverse circostanze favorevoli: è un Paese la cui crescita non si è mai arrestata, e vanta un background economico forte. Inoltre, il poco arbitraggio e la scarsa regolamentazione rende la regione cinese ideale per i fondi hedge, che hanno più libertà di movimento”.

Non solo Paesi o settori, perché le possibilità di generare alpha sono strettamente legate anche alla gestione tecnica del portafoglio. “Molti gestori prediligono tipologie long/short, altri prendono le proprie scelte in base al contesto macroeconomico. Entrambe le scelte possono rivelarsi vincenti, e traslare da una all’altra a seconda dello scenario di mercato è una peculiarità che può risultare molto efficace”, sottolinea Merz.

Infine, il Covid-19 ha portato alla luce nuovi trend che saranno destinati a rimanere nel medio-lungo termine. Oltre alla tecnologia, utile sia in ottica di investimenti che per migliorare e accrescere le potenzialità dell’industria degli hedge fund, “vi sono altre tendenze, come la rinnovata attenzione ai criteri esg o il processo di decarbonizzazione, che giocheranno un ruolo cruciale da qui in avanti, e che potranno garantire opportunità interessanti, a patto di investire nel settore per tempo e in maniera discrezionale”, conclude l’esperto di Pictet. (riproduzione riservata)



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