Il Covid-19 affossa la produzione industriale italiana del 2020. L'anno scorso, secondo i dati resi noti dall'Istat, si è chiuso con un crollo della produzione dell'11,4% su base annua, il secondo peggior risultato dall'inizio della serie storica (che parte dal 1990), dopo la caduta registrata nel 2009 (-18,8%). La flessione, spiega l'Istituto di statistica, è estesa a tutti i principali raggruppamenti di industrie e, nel caso dei beni di consumo (-9,8%), "è la più ampia mai registrata".
Il progressivo recupero dopo il crollo di marzo e aprile ha subito una nuova battuta d'arresto nei mesi recenti, impedendo il ritorno ai livelli produttivi precedenti l'emergenza sanitaria: nella media del quarto trimestre, l'indice destagionalizzato è infatti ancora inferiore del 3,1% rispetto a febbraio 2020.
Il 2020 è stato "un anno funesto", ha affermato Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori. "Un terremoto si è abbattuto sulle nostre industrie, e se i fondi del Recovery Plan non dovessero arrivare al più presto, saremo seriamente inguaiati", ha proseguito Dona, ricordando come per i beni di consumo il crollo del 2020 sia stato persino superiore al 2009, quando precipitarono "solo" del 7,4%.
"Inoltre, rispetto ai dati destagionalizzati, non solo la produzione di dicembre è ancora inferiore rispetto a febbraio, ultimo mese pre-lockdown, e sotto del 4,9% rispetto a gennaio, ultimo mese pre-pandemia, ma è addirittura inferiore del 5,2% rispetto al rimbalzo di agosto", conclude Dona, rimarcando come, secondo lo studio dell'associazione di consumatori, i beni di consumo non durevoli abbiano un gap da recuperare dell'11,1% su gennaio, del 10,1% su febbraio e del 7,8% su agosto.
Per dicembre 2020, l'Istat stima che l'indice destagionalizzato della produzione industriale abbia subito una diminuzione dello 0,2% rispetto a novembre. Corretto per gli effetti di calendario, a dicembre 2020 l'indice complessivo diminuisce in termini tendenziali del 2% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 21, contro i 20 di dicembre 2019). L'indice destagionalizzato mensile mostra un aumento congiunturale sostenuto per l'energia (+1,8%) e un più modesto incremento per i beni intermedi (+1%), mentre diminuzioni contraddistinguono i beni strumentali (-0,8%) e, in misura più contenuta, i beni di consumo (-0,3%).
Su base annua si registra un incremento solo per i beni intermedi (+4,1%), mentre i restanti comparti mostrano flessioni, con un calo pronunciato per i beni di consumo (-9,8%) e meno marcato per gli altri aggregati (-2,1% per i beni strumentali e -0,7% per l'energia). I settori di attività economica che registrano i maggiori incrementi tendenziali sono la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (+10,9%), la fabbricazione di prodotti chimici (+7,5%) e la fabbricazione di apparecchiature elettriche (+6,8%). Viceversa, le flessioni maggiori si registrano nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-28,5%), nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-16,5%) e nella fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e preparati (-10,9%). Nella media del quarto trimestre la flessione è dello 0,8% rispetto al trimestre precedente. (riproduzione riservata)