Bp ha segnalato che potrebbe registrare svalutazioni fino a 5 miliardi di dollari nel quarto trimestre, legate principalmente alle attività di transizione energetica, e ha contestualmente aggiornato la propria guidance prima della pubblicazione dei risultati trimestrali e annuali attesi per il 10 febbraio.
Il gruppo petrolifero britannico ha comunicato che la produzione upstream nel quarto trimestre dovrebbe rimanere sostanzialmente invariata rispetto al trimestre precedente. Nel segmento gas ed energia a basse emissioni di carbonio, Bp prevede che i risultati rispetto al terzo trimestre avranno un impatto compreso tra 100 e 300 milioni di dollari, includendo anche gli effetti delle variazioni dei prezzi di riferimento del gas naturale diversi dall’Henry Hub. Il risultato delle attività di marketing e trading del gas è atteso «nella media».
Secondo quanto indicato nella nota del gruppo, il management stima che i risultati del quarto trimestre includeranno «voci rettificate al netto delle imposte relative a svalutazioni, comprese quelle all’interno delle entità contabilizzate con il metodo del patrimonio netto, in un intervallo compreso tra 4 e 5 miliardi di dollari», principalmente riconducibili alle attività di transizione energetica. La società ha precisato che tali oneri sono attribuibili soprattutto al segmento gas e low carbon e che sono esclusi dall’utile sottostante a costi di sostituzione.
L’aggiornamento arriva poche settimane dopo il cambio ai vertici del gruppo. Bp ha infatti rimosso Murray Auchincloss dalla carica di amministratore delegato, ritenendo troppo lenta la svolta strategica avviata per rifocalizzare l’azienda sui combustibili fossili dopo anni di investimenti poco redditizi nel low carbon e sotto la pressione dell’azionista Elliott Investment Management. Il nuovo presidente Albert Manifold ha nominato Meg O’Neill, attuale ceo di Woodside Energy Group, come nuova amministratrice delegata, con l’ingresso previsto ad aprile.
Sul fronte finanziario, Bp continua il programma di dismissione di asset non strategici per rafforzare il bilancio. Il gruppo prevede che l’indebitamento netto alla fine del quarto trimestre si collocherà tra 22 e 23 miliardi di dollari, in netto calo rispetto ai 26,1 miliardi registrati alla fine del terzo trimestre. Tuttavia, i deboli risultati del trading petrolifero, attesi per il secondo trimestre consecutivo, e una produzione piatta in un contesto di prezzi del petrolio più bassi potrebbero aumentare la pressione sulla capacità del gruppo di mantenere il ritmo dei riacquisti di azioni.
Nel 2025 il gigante petrolifero aveva beneficiato della strategia di rilancio, con il titolo arrivato quasi alla pari di Shell come miglior performer tra le cinque major petrolifere, grazie a un rialzo di circa il 10% e a utili del terzo trimestre superiori alle attese (il titolo sulla borsa di Londra scivola di oltre l’1% a 432 dollari in apertura di seduta di mercoledì 14 gennaio). Ora, però, la traiettoria di recupero è messa alla prova da un mercato petrolifero che sembra avviarsi verso un eccesso di offerta: nonostante i rischi geopolitici, il Brent resta sotto la soglia dei 70 dollari al barile, livello considerato cruciale da Bp per centrare i propri obiettivi di turnaround. Anche Shell ed Exxon Mobil hanno già segnalato un quarto trimestre più complesso del previsto in termini di risultati economici. (riproduzione riservata)