Alla fine il nuovo ceo di Telepass, Luca Luciani, ha avuto ragione sul repricing per il segmento consumer, cioè le famiglie. La stangata estiva al casello, con il raddoppio del canone mensile dell'offerta base da 1,83 a 3,90 euro e da 3,9 a 4,9 euro per quella Plus, non ha messo in fuga i clienti della controllata di Mundys (l’ex Atlantia della famiglia Benetton) e degli svizzeri di Partners Group, nata nel 1990 per semplificare il pagamento del pedaggio autostradale. Ora la società offre molti più servizi e punta alla mobilità urbana per realizzare quello che Luciani chiama la «popolarizzazione dell’obu», le scatolette grigie Telepass montate sulle auto.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, Telepass ha chiuso il 2024 – il primo bilancio firmato da Luciani, ex manager Tim arrivato a marzo e chiamato dal numero uno di Mundys Andrea Mangoni – con ricavi in crescita del 16,4%, passati da 374 milioni di euro a 435,5 milioni. Sono saliti anche l’ebitda – da 158,8 a 180 milioni (+13,3%) – e l’utile di competenza dai 27,9 milioni, quando sulla tolda di comando di Telepass c’era Gabriele Benedetto, a 33,6 milioni. I profitti sarebbero stati di 30,2 milioni se il board non avesse portato a nuovo altri 3,4 milioni di utili.
Le disdette per il caro-tariffe, in un mercato dove si sono affacciati con offerte commerciali molto aggressive concorrenti come UnipolMove e MooneyGo, sono state poco meno di mezzo milione, 460 mila abbandoni totalmente concentrati nel segmento consumer, dove cioè sono stati alzati i canoni. Il segmento pesa per il 40% del business.
A fine 2023 Telepass registrava circa 10 milioni di scatolette grigie attive, ovvero circa 10 milioni di veicoli personali e aziendali che al casello saltano la fila con il telepedaggio pagando un abbonamento mensile alla controllata di Mundys.
Al 31 dicembre 2024 erano quasi 9,5 milioni, segno che il nuovo posizionamento commerciale (che oltre al telepedaggio punta a estendere i servizi di mobilità urbana e assicurativi) e le politiche di marketing e customer care hanno permesso a Luciani di centrare gli obiettivi che si era preventivato. I costi sono esplosi di una quarantina di milioni da 138,7 milioni a 177,2 milioni (+27,7%), principalmente per contenere le disdette e spingere i nuovi abbonamenti (accordi con Vodafone ed Eni).
C’è da tener presente che una fetta di clienti (che secondo indiscrezioni sarebbero di un milione, numero però non confermato) ha usufruito di promozioni anti-recesso, clientela che il gruppo punta ora a conservare. Ma anche che il repricing è partito dal primo luglio: l’effetto pieno dei nuovi listini sul fatturato si vedrà quest’anno.
Nella ridefinizione del perimetro societario (cedute Telepass Digital e Wash Out), Luciani ha rilevato da lastminute.com e dai manager fondatori il 30% di Urbi (salendo al 100%) per quasi un milione di euro. È l’app che aggrega e compara i servizi di mobilità in Italia e in altre città europee. (riproduzione riservata)