Non si ferma la pressione sul dollaro americano, che scivola ancora una volta nel confronto con l’euro e con le altre principali valute. Nella mattinata di giovedì 12 giugno il cambio tra la moneta unica europea e la divisa americana si muove intorno a 1,1615 (era a 1,142 a inizio settimana). Mentre l’indice del dollaro, che mette a confronto il biglietto verde con le altre principali valute, è sceso sotto 98 punti, ai minimi da metà aprile.
Il dollaro è scivolato rispetto alla maggior parte delle principali valute dopo che i dati macro Usa hanno mostrato che nella prima economia al mondo l’inflazione di fondo è aumentata meno del previsto, suggerendo che la Fed potrebbe tagliare i tassi di interesse in anticipo rispetto alle attese.
«L’inflazione di maggio è stata inferiore alle previsioni, il che suggerisce che i dazi non stanno avendo un impatto immediato significativo perché le aziende hanno utilizzato le scorte esistenti o hanno lentamente adeguato i prezzi a causa dell’incerta domanda», spiega Alexandra Wilson-Elizondo, responsabile degli investimenti globali multi-asset di Goldman Sachs Asset Management.
Gli analisti si chiedono ora se la caduta del dollaro sia arrivata alla fine o se ci sia ancora spazio per un deprezzamento. «Le notizie relative al ribasso dell’inflazione unitamente alle nuove dichiarazioni di Trump (sui dazi, ndr), hanno spinto il dollaro al ribasso, con il superamento di 1,1515 e la possibilità di puntare fino a quota 1,157», commenta Saverio Berlinzani, analista senior di ActivTrades, che poi analizza il cambio anche da un punto di vista di analisi tecnica: «La discesa del dollaro sta acquisendo momentum, con obiettivi che non possiamo escludere in area 1,17, nel caso di violazione del precedente massimo a 1,157».
La minaccia dei dazi di Trump, unita alle notizie macroeconomiche nel Paese, stanno mettendo in difficoltà da mesi la valuta a stelle e strisce. Da inizio anno il cambio euro-dollaro è salito di oltre l’11%, passando dall’1,03 di gennaio al livello attuale.
Mentre il dollar index è sceso del 9%: a inizio 2025 era intorno ai 109 punti. Il tutto, ovviamente, ha un effetto rilevante anche su tutti gli investimenti fatti in valuta americana. Da inizio anno, ad esempio, un Etf di iShares sull’S&P 500 si è deprezzato del 6,5%. Lo stesso Etf ma con copertura valutaria (cosiddetto Euro hedged) è invece in positivo di 2,7 punti percentuali. (riproduzione riservata)