skin track
Piaceri

Il boschetto della Rotonda (dove Steve Jobs non ebbe il permesso di entrare)

È tempo di tornare a godersi i giardini e le loro fioriture. Per esempio, a Vicenza, dove grazie al PNRR è stato restaurato il boschetto romantico della villa palladiana più famosa al mondo. Ne aveva sentito parlare anche il celebre patron di Apple, che avrebbe voluto visitarla. Ma non riuscì

di Manuela Stefani
Leggi dopo
tempo di lettura


L’aneddoto è passato alla storia: alcuni anni fa, il conte Ludovico Valmarana, proprietario della Rotonda di Vicenza, la villa palladiana più famosa al mondo, “chiuse la porta in faccia” niente meno che a Steve Jobs, vietandogli l’ingresso. Il fondatore e capo di Apple si era azzardato a chiedere di visitare la proprietà senza preavviso, infischiandosene degli orari e dei giorni di apertura.

Il boschetto della Rotonda (dove Steve Jobs non ebbe il permesso di entrare)

Decisamente si è più fortunati se si pianificha una gita: la villa, patrimonio dell’umanità protetto dall’Unesco dal 1994, ora è quasi sempre aperta e la primavera è il periodo migliore per esplorarla. Potendo scegliere, farsi accompagnare dalla contessa Giustina Cittadella Vigodarzere in Valmarana sembrerebbe l’opzione migliore. Madre del conte Andrea Valmarana – che l’aveva acquistata nel 1912 - amò questa proprietà sopra ogni cosa. Soprattutto il giardino, di cui s’interessò più degli uomini di famiglia, in linea con la cultura italiana del primo Novecento che riteneva il verde di una proprietà di secondaria importanza rispetto all’edificio e dunque di competenza femminile. Purtroppo, la nobildonna è passata da tempo a miglior vita, ma la sua voce le sopravvive. Il merito è di un’innovativa app, sviluppata da Voler.ai e basata sull’intelligenza artificiale, che fornisce ai visitatori (in diverse lingue) tutti i dettagli e le informazioni della storia, dell’architettura e del patrimonio botanico della Rotonda, creando itinerari su misura. Non solo. Un chatbot risponde a domande spontanee, rendendo più soddisfacente e immersiva l’esperienza. Si tratta di uno dei tanti risultati prodotti dall’erogazione di fondi del PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza), che nell’ambito del programma destinato a giardini e parchi storici italiani ha stanziato 2 milioni di euro per il restauro architettonico e paesaggistico del giardino e per la riqualificazione del boschetto romantico della Rotonda: oltre 12mila metri quadri di incanto e di bellezza, situati a ovest della villa.

Il boschetto della Rotonda (dove Steve Jobs non ebbe il permesso di entrare)

Il merito di aver colto questa opportunità va all’attuale proprietario della Rotonda, il conte Nicolò Valmarana, che ha voluto partecipare al bando di concorso con un progetto firmato da Engineering Firm Filippo Giustiniani & Partners, dall’architetto Giuseppe Rallo per la parte paesaggistica e dall’agronoma Annachiara Vendramin, esperta nel restauro di giardini storici. «Anticamente il boschetto era un semplice brolo, cioè un orto», dice Nicolò Valmarana. «Per Palladio, infatti, l’arte risiedeva nella pura architettura e nell’interazione di quest’ultima con la luce e il paesaggio. Non a caso, non aveva previsto alcun giardino per la Rotonda, collocandola in posizione preminente in continuità con la campagna circostante, ma piuttosto si era concentrato sull’edificio, facendone un capolavoro. In particolare, fedele al principio che l’architettura dovesse integrarsi nell’ambiente e non contrapporsi a esso, aveva rivolto gli spigoli del corpo principale ai quattro punti cardinali e fatto in modo che le quattro facciate intermedie fossero esposte alle variazioni della luce a seconda delle stagioni e dell’ora del giorno».

Il boschetto della Rotonda (dove Steve Jobs non ebbe il permesso di entrare)

Quanto al boschetto romantico, risale alla metà dell’Ottocento e dunque a ben prima che la mia famiglia entrasse in possesso dell’immobile. Dopo mio nonno e mio padre, che si sono impegnati soprattutto nella manutenzione della casa – ne aveva un gran bisogno per i danni causati dal tempo e dalle guerre - io, che da sempre m’interesso di giardini e che mi considero più un “lavoratore dei campi” che un “principe ereditario”, mi sono dedicato subito, forbici alla mano, al recupero degli esterni. Nel 2018 dopo la scomparsa di papà (il conte Ludovico Valmarana), per prima cosa ho pulito i viali alberati e i roseti. Nel boschetto, però, la vegetazione era cresciuta troppo. L’intrico dei rovi, la proliferazione di piante infestanti, la crescita eccessiva di arbusti e alberi l’avevano ridotto a una giungla difficile da attraversare e priva di ogni visuale. Il principio guida del progetto di riqualificazione, dunque, era chiarissimo: riordinare e fare spazio, valorizzando le viste - i cosiddetti cannocchiali prospettici, cioè i coni visivi di cui si gode da specifici punti di osservazione dalla villa e verso la villa - divenute cieche».

Il boschetto della Rotonda (dove Steve Jobs non ebbe il permesso di entrare)

I lavori hanno richiesto quasi un anno di tempo, ma ne è valsa la pena. «La prima operazione è consistita nel censimento degli alberi (580), nell’abbattimento di quelli malati, pericolanti o infestanti (72) e nel diradamento del sottobosco, al quale è stata dedicata una cura speciale», continua Annachiara Vendramin. «Qui sono state create radure dove hanno trovato posto migliaia di bulbi (ben 50mila) che assicurano colore e fioriture spettacolari a partire da marzo. In più sono stati messi a dimora diversi arbusti da fiore. Li si può ammirare da vicino grazie ai nuovi percorsi, che vanno a integrare quelli storici, accessibili anche per le sedie a rotelle. In più, nel rispetto degli obiettivi di inclusività dettati dal PNRR, il progetto di riqualificazione del boschetto romantico ha previsto aree che stimolino le percezioni olfattive di persone non vedenti».

Il boschetto della Rotonda (dove Steve Jobs non ebbe il permesso di entrare)

Il conte Nicolò Valmarana, ora, può ritenersi soddisfatto: la sua anima di paesaggista e amante dei giardini è in pace con sé stessa e anche il suo senso del dovere non ha nulla da rivendicare. «Per me la Rotonda è soprattutto la casa di famiglia. È il posto in cui mio nonno regnava: non ammetteva né me né i miei 18 cugini a tavola prima dei 14 anni di età e noi dormivamo in letti a castello senza pretese nelle camere del terzo piano. È il luogo in cui amava rinchiudersi, forse pensando ancora ai tempi di guerra ma anche ammirando lo spettacolo della sala grande centrale e della scenografica cupola sovrastante, considerandole un patrimonio tutto suo, di cui era geloso. Io sono diverso. Non mi chiudo dentro la Rotonda, ma la apro ai visitatori, che spesso incontro di persona e ringrazio a uno a uno perché senza di loro la conservazione di un bene così prezioso sarebbe impossibile. Esserne proprietario significa soprattutto aver ereditato un incarico: proteggere un bene unico al mondo e assicurargli un futuro. Nel segno della bellezza e degli ideali di Palladio, colui che ne fu l’artefice e ne indicò il destino». (Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 11/03/2025 00:00
Ultimo aggiornamento: 11/03/2025 00:00
Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news





Iscriviti alla newsletter

Per essere sempre aggiornato sul lifestyle del Gentleman contemporaneo