I bitcoin non entreranno nel bilancio di Microsoft. Martedì scorso l’assemblea degli azionisti della società ha bocciato la proposta, avanzata dal think tank conservatore National Center for Public Policy Research (Ncppr), di comprare la criptovaluta più nota - che mercoledì 11 dicembre è tornata sopra quota 100 mila dollari - per metterla nella sua tesoreria.
Secondo Ncppr, il bitcoin sarebbe «un’eccellente, se non la migliore, barriera contro l’inflazione». Motivo per cui le aziende dovrebbero cominciare a inserirlo nei loro bilanci. Nel caso di Microsoft l’idea era di investire in bitcoin una quota ridotta, intorno all’1%, delle ingenti risorse disponibili della società guidata da Satya Nadella. Ma i soci hanno detto no. Una proposta analoga sarà sottoposta anche all’assemblea di Amazon: un gruppo di azionisti vorrebbe che una quota degli asset del gruppo, per esempio il 5%, fosse allocata bitcoin.
Del resto alcune società hanno già puntato sulle cripto. Tra queste Tesla, la cui scommessa sul bitcoin risale al 2021. Oppure Microstrategy, che deve il suo boom in borsa (+580% in un anno con una capitalizzazione di circa 87 miliardi di dollari), proprio al rally della criptovaluta, di cui è un compratore seriale: nella sola giornata di lunedì ne ha acquistati oltre 2 miliardi, portando il valore della sua riserva sopra i 40 miliardi ai prezzi attuali. (riproduzione riservata)