Nonostante le startup italiane stiano facendo quanto mai fatica ad attrarre investimenti di venture capital, come certificato di recente sia dai dati Liuc-Aifi sia da quelli di Italian Tech Alliance, è indubbio che le aziende innovative tricolori stiano facendo bene i compiti a casa. A svelarlo è uno studio congiunto dell’Ufficio Europeo dei Brevetti (Epo) e dell’Ufficio Ue per la Proprietà Individuale (Euipo), che ha visto, Paese per Paese, quale sia la quota di startup che hanno registrato il loro brevetto o marchio. Sorpresa: l’Italia è tra le locomotive del Vecchio continente. Quasi il 40% delle aziende innovative del Paese ha registrato il proprio brevetto, a pari merito con la Germania, leggermente sotto la Francia (42%), ma molto meglio della Spagna (28%), del Belgio (28%), dell’Olanda (14%) e addirittura del Regno Unito (28%). La media europea è del 29%. Se si guarda ai soli marchi registrati l’Italia, con il 36%, è preceduta soltanto da Francia (40%), Finlandia (37%) e Germania (37%).
Inserite dagli stessi autori del rapporto nel novero dei virtuosi, le startup italiane sono quindi sulla buona strada per ottenere finanziamenti dai fondi. Secondo lo studio, infatti, le startup che possiedono sia brevetti sia marchi registrati hanno, nel corso del periodo early stage (non quindi la primissima fase di vita, quella seed) una probabilità di reperire risorse 10,2 volte maggiore rispetto a chi non ha registrato alcuna proprietà intellettuale. Probabilità che passa a 6,4 volte in più se si ha solo un brevetto e a 4,3 volte se si possiede solo un marchio commerciale. Per le startup neonate (seed), invece, la titolarità di brevetto e marchio aumenta di 3,5 volte la possibilità di ottenere i finanziamenti da un fondo.
In una fase storica in cui l’aumento dei tassi di interesse ha drenato in modo consistente le risorse destinate alle attività ad alto rischio, come lo sono appunto gli investimenti in startup, gli operatori specializzati sono alla ricerca di fattori misurabili per giustificare agli investitori il finanziamento a una determinata azienda piuttosto che a un’altra. I brevetti sono una delle metriche preferite dai venture capitalist. Tra i settori, come prevedibile, quello più impegnato nel registrare i diritti di proprietà intellettuale è il biotecnologico: due startup su tre in Europa hanno depositato il proprio brevetto o marchio. Seguono a debita distanza i settori ingegneristico (47%), sanitario (46%), energetico (43%) e della sostenibilità (43%). Più avari di licenze invece tutti quei comparti imprenditoriali che non rientrano tra le cosiddette scienze dure: marketing, pubblicità, vendite, design includono appena il 20% delle proprie startup con un diritto di proprietà intellettuale registrato. Molto attiva, infine, l’Intelligenza Artificiale: a brevettare le proprie tecnologie AI è il 40% delle imprese innovative europee. (riproduzione riservata)