Durante i prossimi dodici mesi, la somministrazione di un vaccino su ampia scala si spera possa riportare il mondo alla consueta normalità. Sebbene le nuove notizie relative a un nuova variante del Covid-19 preoccupino i mercati, è comunque inverosimile pensare che una tale preoccupazione abbia ripercussioni paragonabili a quelle della prima ondata della pandemia. Per questo motivo, molti investitori si aspettano che, nonostante il rischio di ribassi permanga concretamente, i titoli ciclici maggiormente penalizzati dal lockdown e finora più profondamente colpiti dalla pandemia possano iniziare un recupero almeno parziale.
I titoli value, ovvero quelli di società con quotazioni non proporzionate al loro effettivo potenziale e con buoni margini di rialzo, hanno sottoperformato per oltre un decennio lo stile growth, che invece punta su settori ad elevata crescita. In novembre, l’annuncio dell'efficacia di diversi vaccini, in grado di fermare una pandemia che ha provocato la più grave recessione dal 1930, ha creato un grande movimento sui mercati. Gli indici hanno stabilito nuovi record e, nelle ultime settimane, gli afflussi verso l'azionario hanno raggiunto i massimi storici. A novembre, infatti, i titoli value hanno sovraperformato i titoli growth di quasi il 5%.
“In virtù di questo rialzo, viene da chiedersi se la tanto attesa rotazione dal growth al value sia finalmente iniziata”, evidenziano gli analisti del team di ricerca Robeco, che sottolineano come “è vero che a novembre i titoli value hanno guadagnato il 15%, ma anche i tecnologici hanno registrato un’impennata del 10,9%”, a testimonianza del fatto che la già tanto acclamata rotazione possa essere in realtà ancora da confermare.
Secondo gli analisti del gruppo, gli argomenti a sostegno del ritorno del value sono principalmente tre. “Innanzitutto, i titoli value tendono a sovraperformare all’inizio di un nuovo ciclo economico. Anche se il nostro modello di ciclo economico indica ancora un rallentamento, prevediamo l’imminente ingresso in una fase di ripresa “flash”. Al termine di una recessione”, proseguono gli strategist, “la curva dei rendimenti dei mercati obbligazionari si inclina, con gli investitori in cerca di maggiori compensazioni per il rischio di crescita sui mercati.In passato, i titoli value hanno mostrato una tendenza al recupero sui titoli growth, in concomitanza con l’ulteriore inclinazione della curva dei rendimenti all’inizio della fase di ripresa”.
Il secondo fattore favorevole è l’assenza di “scarsa crescita economica”. Negli ultimi anni, infatti, i titoli growth hanno evidenziato un forte allargamento dei multipli, con gli investitori disposti a pagare di più per società in grado di generare cashflow in un contesto di fine ciclo e di scarsa crescita. Questo fenomeno ha accelerato a marzo, con il picco della crisi da Covid-19. “Per questo motivo”, evidenziano gli analisti, “ora che la crescita è ripresa, i titoli value non dovrebbero più essere così penalizzati”.
Infine, i governi sono stati estremamente collaborativi dal punto di vista fiscale durante la pandemia, in netto contrasto con l’austerità imposta al termine dell’ultima crisi finanziaria mondiale. “Le politiche fiscali accomodanti, favorite dalla credibilità delle banche centrali nel ruolo di finanziatori fiscali, comportano ben due conseguenze per il value: innanzitutto, l’aumento delle emissioni governative dovuto all’allentamento fiscale incrementa la pressione sui rendimenti dei titoli di stato, favorendo il segmento dell’universo azionario meno sensibile ai tassi di interesse, ovvero i titoli value; in secondo luogo, se la spesa pubblica è efficace, l'effetto moltiplicatore sull’economia reale è positivo e ad approfittarne sono i titoli più sensibili alla crescita, come i titoli value”, argomentano da Robeco.
Tuttavia, anche alla luce delle ultime novità sull’andamento dei vaccini e della pandemia, è opportuno restare prudenti. “La recente sovraperformance dei titoli value potrebbe dipendere soprattutto dalla loro ripresa, anziché da una rotazione”, evidenziano da Robeco, sottolineando che “gli investitori, infatti, non hanno abbandonato completamente i titoli growth, quindi la reazione del mercato di novembre non va interpretata come un netto passaggio dal growth al value. I grandi vincitori del mese sono stati i titoli maggiormente penalizzati dalla pandemia e che più avevano deluso dalla fase rialzista di marzo”.
In conclusione, tutto andrà ancora una volta messo in relazione con l’andamento del Covid-19. “L’avvio delle vaccinazioni faciliterà la risoluzione del trilemma composto da crisi sanitaria, ripartenza della crescita economica e rispetto delle libertà individuali”, evidenziano da Robeco, ed è bene sottolineare che, nonostante si rafforzi lo scenario che prevede un’ulteriore sovraperformance del value nei prossimi 12 mesi, “non siamo ancora fuori pericolo, e la strada verso una nuova normalità post Covid-19 non sarà in discesa, implicando un’esposizione selettiva in un contesto di rischi a breve termine”. (riproduzione riservata)