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I vincitori e i vinti della guerra alle emissioni di carbonio
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I vincitori e i vinti della guerra alle emissioni di carbonio

di Marco Vignali
03 aprile 2021, 10:20

Per Berenberg, il prezzo delle quote di emissione di carbonio dell'Eu Emissions Trading System triplicherà entro la fine dell'anno, toccando quota 110 euro. Questo si rifletterà in un aumento dei prezzi dell'elettricità, che potrebbe gravare sulle piccole imprese. Ecco le aziende pronte a beneficiarne e quelle a rischio

Il mercato del carbonio sta attirando sempre una maggiore attenzione, catalizzando su di sé diverse riflessioni sia in campo ambientale che economico e finanziario. Proprio a proposito di quest’ultimo aspetto, “gli investitori ci chiedono sempre più spesso chi saranno i vincitori e i perdenti sulla questione del carbonio, motivo per cui abbiamo scelto e selezionato 38 aziende tra quelle che saranno maggiormente colpite dai cambiamenti di policy in materia, con 12 “vincitori” e ben 26 player “a rischio””, evidenziano gli analisti di Berenberg.
 
“Ci aspettiamo che il prezzo del carbonio dell'Eu Emissions Trading System (ETS, ndr) triplichi entro la fine dell'anno, toccando quota 110 euro per tonnellata. Potrebbe essere che tale aumento sia un po’ più ridotto o che tale rialzo non avvenga entro fine 2021, ma siamo fiduciosi sulla forma, la direzione e l'entità del movimento. La nostra analisi ha senso soprattutto perché il prezzo del carbonio deve aumentare a sufficienza per innescare riduzioni delle emissioni attraverso una maggiore efficienza, cosa che riteniamo gli industriali abbiano ampiamente trascurato dall'inizio del sistema ETS dell'Ue nel 2005”, argomentano gli strategist della banca d’affari.
 
“L'ETS è ora entrato in un decennio di deficit di offerta”, proseguono, “con sanzioni draconiane per il mancato rispetto delle leggi. Come abbiamo già osservato, l'eccedenza percepita è una falsa pista da seguire, poiché tale eccedenza è già in gran parte vincolata da ETS hedging, investitori o titolari, per i quali sarebbe irrazionale rinunciare ora alle loro posizioni. Questo, di conseguenza, ci aspettiamo che comporti maggiori costi per l'elettricità: le nostre previsioni sui prezzi di produzione all'ingrosso sono in media del 50% superiori alle curve di avanzamento, e con un valore di 110 euro a tonnellata sarebbero superiori del 90%. Ciò implica un aumento dei costi dell'elettricità industriale fino al 20%, o superiore qualora il carbonio superasse la nostra soglia stabilita”, pongono in luce da Berenberg.
 
Appurato ciò, quale sarebbe l’impatto diretto sulle aziende? Da questo punto di vista, l'aumento del prezzo del carbonio, insieme alla riduzione delle autorizzazioni gratuite, aumenterà il costo di conformità del carbonio per tutte le 11.000 unità di produzione che emettono carbonio nell'ETS (41% delle emissioni Ue). "In molti casi, questa sarà la prima volta che il costo del carbonio apparirà sui radar dei cfo. A sua volta, ciò dovrebbe portare all'acquisto di permessi di carbonio al fine di coprire l'esposizione, forzando il prezzo del carbonio verso l'alto, e a strategie di riduzione del carbonio a lungo termine. Alcune aziende possono essere in grado di evitare un impatto elevato se hanno già una scorta di permessi, anche se a nostro parere sarebbero avventati a utilizzare quelli dato l'assalto permesso deficit e corrispondente aumento dei prezzi che prevediamo", analizzano gli esperti.
 
Per quanto riguarda l’impatto indiretto sulle imprese, invece, l'aumento dei prezzi dell'elettricità interesserà ogni società, a prescindere dal fatto che rientri o meno nell'ambito dell'ETS, e da Berenberg ritengono che le società a basso margine siano particolarmente propense a sentire il dolore di un costo dell'elettricità più elevato. In questo caso, le strategie di mitigazione dei costi “consisteranno nella riduzione del consumo di elettricità e nella stipula di contratti di fornitura a più lungo termine con i fornitori di energia elettrica, che a loro volta dovrebbero acquistare più permessi di emissione di carbonio per coprire tali contratti. Altrimenti, più facile ed efficace, le stesse aziende potrebbero acquistare più permessi di carbonio”, sottolineano gli analisti.
 
Secondo l'opinione degli economisti, inoltre, la stessa Ue si è prefissata l'obiettivo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030. Il Regno Unito ha promesso di andare ancora oltre, con un taglio del 68% entro il 2030. “Raggiungere questi obiettivi, o anche avvicinarvisi, non sarà né facile né economico, e questo dovrebbe avvalorare il nostro scenario rialzista di base. Inoltre, crediamo che i permessi di emissione di carbonio, per le aziende in grado di investire in essi, siano un modo estremamente forte per sostenere la transizione verso un'economia più verde. Infatti, possedere un permesso di emissione di carbonio costringe un'altra azienda a ridurre le sue emissioni”, argomentano gli strategist.
 
Quali sono le realtà pronte a beneficiare di questo scenario e quelle che invece sono più a rischio rispetto a un tale cambiamento di prospettive? Per quanto riguarda la prima categoria, Berenberg ha individuato tra le possibili vincitrici diverse utilities, quali Edf, Edp, Endesa, Enel, Engie, Fortrum, Iberdrola, Naturgy, Rwe, Sse, Iniper e Verbund. Secondo gli analisti della banca d’affari tedesca, tali aziende saranno in grado di trarre beneficio dai cambiamenti di scenario ai quali si assisterà da qui in avanti, e molte di esse saranno in grado di sfruttare a pieno i cambiamenti nei prezzi delle emissioni di carbonio, potendo partire da una base strutturale piuttosto consolidata e vantaggiosa.
 
Quelle più a rischio, invece, fanno parte di diversi settori, come ad esempio quello chimico: da monitorare, in questo senso, vi sono Air Liquide, AlzChem Group, Evonik, K+S, Solvay, Wacker Chemie e Yara. Attenzione anche a Eni, Neste, Omv e Repsol del settore oil, così come easy-Jet, Ryanair e Wizz air in quello dei trasporti. Nel settore costruzioni potrebbero essere penalizzate Crh, HeidelbergCement e LafargeHolcim, mentre in quello industriale e con focus sulla lavorazione dei metalli ArcelorMittal, Outokumpu, Salzgitter, ThyssenKrupp e Voestalpine. Focus anche su Verallia, Vidrala, Zignago Vetro e Vetropack. (riproduzione riservata)



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