I sei più grandi Stati dell’Ue accelerano sull’Unione dei Risparmi e degli Investimenti. I ministri delle Finanze di Germania, Francia, Italia, Spagna, Olanda e Polonia hanno inviato una lettera alla Commissione per chiederle di avanzare in modo spedito verso la creazione di un mercato dei capitali più «profondo e integrato».
La concorrenza sleale cinese e la prepotenza degli americani hanno dimostrato quanto l’Ue rischi l’irrilevanza economica e politica. Ecco spiegato il bisogno di non restare fermi e di approvare le misure necessarie a rafforzare la crescita e la sovranità del Vecchio Continente. Interventi che serviranno anche a trovare le risorse per finanziare le priorità strategiche dell’Unione.
In vista del decisivo Consiglio Europeo del 19 marzo, i sei Paesi hanno deciso di guidare questo processo e nella lettera hanno indicato cinque pilastri su cui concentrarsi, con una tabella di marcia chiara entro il 2026. Il primo permetterà di creare un mercato dei capitali più competitivo e attrattivo, eliminando le barriere nazionali per facilitare le operazioni cross-border. Così, inoltre, le aziende avranno maggiore accesso ai fondi necessari per gli investimenti.
Centrale sarà anche la supervisione unica, affidata all’Esma, sulle attività e le infrastrutture sistemiche, una soluzione osteggiata dai governi più gelosi delle proprie prerogative. Poi c’è l’euro digitale, altra colonna portante dell’Europa del domani. Ecco perché i sei principali governi hanno invitato il Parlamento Ue a superare le divisioni interne e ad accelerare sulla creazione di un sistema di pagamento sovrano, per ridurre le dipendenze dai giganti americani del settore come Visa e Mastercard.
Tra gli altri pilastri c’è il miglioramento del condizioni di finanziamento per startup e scale-up, anche grazie a un’iniziativa per i campioni europei del tech, alla facilitazione delle ipo e all’introduzione di un regime (il 28esimo) di regole comune da applicare in tutti gli Stati membri. Un processo di uniformazione che riguarderà anche i fallimenti. Il terzo pilastro è una diretta conseguenza: la semplificazione. Mentre il quarto passa da una nuova mentalità di crescita per gli investitori retail.
In questo caso l’educazione finanziaria sarà centrale, e andrà accompagnata dai conti di risparmio e investimento europei e da iniziative simili per pianificare in anticipo la pensione. L’ultimo passaggio della lettera riguarda invece le banche, che da tempo invocano più semplificazione e misure rapide per essere più competitive. L’obiettivo, anche in questo caso, è colmare il gap con i campioni americani e cinesi.
«Il successo dell’Unione dei Risparmi e degli Investimenti dipende dalla nostra volontà collettiva di trasformare le nostre ambizioni in azioni concrete», si legge nella lettera, visionata da MF-Milano Finanza. «Solo uno sforzo coordinato e determinato di tutti gli Stati membri può fornire la profondità, la scala e il livello di integrazione di cui i mercati dei capitali europei hanno urgente bisogno».
Accordo che però non sembra esserci in vista del Consiglio Europeo del 19 marzo. Almeno non su tutte le misure. Ecco perché Berlino, Parigi, Roma, Madrid, Amsterdam e Varsavia hanno deciso di mandare un segnale. Un modo per dire che, in assenza dell’unanimità, l’Ue procederà lo stesso con la cooperazione rafforzata cara a Mario Draghi. Resta il tema delle risorse, perché nella lettera non c’è nessun riferimento al debito comune, ancora un tabù per la Germania. (riproduzione riservata)