Parte col piede sbagliato la normativa europea sulla casa green. Oltre a tutti problemi che hanno acceso il dibattito di questi giorni, dai tempi ai costi che richiederebbe, c'è un altro vizio di partenza: perché affrettarsi a fare i lavori per permettere un salto di qualità di due classi energetiche (1,8 milioni di abitazioni da ristrutturare entro il 2030, cioè nell'arco di sette anni e mezzo) e poi riattaccare con altri lavori per fare un ulteriore salto di classe entro il 2033? Ricordiamo che la normativa prevede che entro il 2030 le abitazioni, con poche eccezioni, debbano essere tutte almeno in classe E, e che entro il 2033 arrivino almeno alla D. E a oggi solo il 22% degli edifici in Italia rispetta il requisito. Il doppio cantiere richiede spese e tempi maggiori, e non permette di beneficiare del risparmio energetico pieno fin da subito, né della potenziale rivalutazione dell'immobile. <Un bel danno a fronte di uno scaglionamento della spesa tutto sommato modest>, spiega Manuel Castoldi, presidente di Rete Irene, network di aziende che si occupa della riqualificazione energetica degli edifici. I dieci anni di tempo per adeguarsi sono quindi solo teorici perché per le classi energetiche peggiori, cioè F e G, conviene fare tutto insieme entro il 2030. Solo gli edifici già in classe E di fatto hanno davvero dieci anni per adeguarsi. Ma quello del doppio salto non è l'unico limite, né il più importante. , continua Castoldi. I due valori sono collegati ma non corrispondenti, in quanto il primo è espresso da un intervallo molto ampio di valori, cioè per rientrare in una certa classe i consumi energetici non devono superare certi limiti, mentre il fabbisogno è espresso da un dato puntuale. Può sembrare un dettaglio, ma invece nella pratica il risultato è che, al salto di due classi, può corrispondere un risparmio energetico del 20-22% invece del 50-60% e anche più che si potrebbe ottenere>, spiegano da Rete Irene. <Quello che serve è una programmazione più attenta degli interventi negli edifici, che non si limiti al cappotto termico più qualche pannello solare oppure alla caldaia a pompa di calore più gli infissi (in genere il tema più caro agli italiani perché il più visibile e con valore estetico). Rete Irene negli ultimi due anni ha concluso interventi con un salto medio di quattro classi energetiche e un taglio del fabbisogno del 67%. E questo grazie ad alcuni accorgimenti, per esempio in alcuni casi sono state usate pompe di calore ma alimentate dal fotovoltaico, quindi energia pulita, con effetti positivi quindi sulla bolletta energetica, su quella dello Stato e sull'ambiente.
L'altro nodo fondamentale comunque è quello degli investimenti necessari. Si calcola che servano di media da 20mila a 40mila euro per eseguire i lavori necessari per il salto di tre classi. Molto meno dunque dei conti salatissimi presentati per gli interventi che utilizzavano il Superbonus 110: il quel caso infatti il tutto gratis e senza massimali di prezzo, unito a una domanda concentrata in un periodo di tempo breve, aveva aperto la strada a un vero e proprio exploit dei prezzi, di cui ancora si pagano le conseguenze. Cifre dunque più basse, ma che possono salire specie per le case in peggiori condizioni, e che soprattutto non tutti hanno, oppure che non possono recuperare almeno in parte con gli incentivi fiscali perché non hanno una sufficiente capienza fiscale.
Tramontata la cessione dei crediti, che consentiva di pagare i fornitori con gli sgravi fiscali futuri, le fasce meno abbienti della popolazione non hanno più modo di eseguire i lavori, pur a fronte di incentivi fiscali abbastanza generosi. A oggi, a seconda dei lavori, i privati possono godere di sgravi fiscali per ristrutturazioni tre il 50 e il 65%, mentre i condomini spaziano tra il 70 e il 90%. <Per riavviare la macchina delle ristrutturazioni edilizie e centrare gli obiettivi della normativa sulle case green, sono quindi indispensabili due cose: norme stabili in tema di incentivi fiscali, invece delle 67 modifiche intervenute in due anni sul Superbonus, così da consentire una seria programmazione degli interventi nel tempo. E poi il rinnovo della possibilità di cedere i crediti fiscali>, sostiene Castoldi. <Ma ancora non basta per ottenere un risultato soddisfacente se appunto non si lavora per ridurre drasticamente il fabbisogno energetico degli edifici>. Per questo Rete Irene, insieme ad altri partner come Assocond Conafi, l'associazione dei condomini, Anit-Associazione per l'isolamento termico e acustico, e Legambiente, più naturalmente l'Ance, stiamo preparando una proposta che leghi gli incentivi fiscali al salto di classe e al taglio del fabbisogno energetico, così da incentivare e premiare chi consuma meno davvero. Fermo restando che al 110%, cioè al tutto gratis e senza massimali di spesa, non si deve tornare in nessun caso perché fuorviante per il mercato e foriero di inflazione>.
Ci sono poi altri temi ancora da risolvere. A cominciare da quello delle seconde case. Se abitate per meno di quattro mesi l'anno non sono tenute ad adeguarsi alla nuova normativa sulle case green, e potrebbero anche non beneficiare nella misura massima di alcuni sgravi fiscali, come appunto il Superbonus. Ma come fare per gli appartamenti affittati in città, oppure in condomini che comunque vedono una quota di residenti e una di seconde case. (riproduzione riservata)