Dopo un avvio positivo nel corso delle prime ore della seduta, dovuto all'euforia suscitata dai dati macroeconomici relativi all'Eurozona, hanno chiuso in rosso tutte le principali piazze borsistiche europee in una giornata caratterizzata da un folto calendario di appuntamenti macroeconomici. Il FtseMib di Piazza Affari ha ceduto infatti lo 0,63%, mentre nel resto d'Europa il Cac40 ha perso lo 0,49% e il Dax30 lo 0,31%. Meglio il Ftse100 di Londra, che ha chiuso praticamente in parità a -0,01% dopo essere rimasto in attivo per la maggior parte della seduta.
In Italia, sulla base della stima preliminare fornita dall'Istat, il prodotto interno lordo nel terzo trimestre del 2017 è aumentato dello 0,5% rispetto al trimestre precedente, per la tredicesima crescita congiunturale consecutiva. Su base tendenziale, la lettura ha rilevato invece una crescita dell'1,8%. Un altro deciso incremento ha interessato l'indice Zew di novembre, l'indicatore riguardante la fiducia sull‘economia italiana, passato a 10,6 punti dopo i 5,8 di ottobre. A frenare gli entusiasmi, tuttavia, ha pensato il vice presidente della Commissione europea, Jyrki Katainen, rispondendo a una domanda sulla valutazione dei conti pubblici da parte di Bruxelles. "Adotteremo le decisioni la prossima settimana", ha affermato. "Come tutti possono vedere dalle cifre, la situazione in Italia non sta migliorando".
All'interno dell'Eurozona, tra i tanti altri appuntamenti macro della giornata, secondo la lettura preliminare diffusa da Eurostat il pil ha fatto segnare una crescita dello 0,6% rispetto ai tre mesi precedenti, in linea con il consenso degli economisti. Mentre in Germania la crescita dell'economia ha accelerato allo 0,8% nel terzo trimestre, sostenuta soprattutto dal buon andamento delle esportazioni. La cifra comunicata dall'Ufficio federale di statistica si è rivelata superiore alle attese degli analisti, che si attendavano un incremento del pil pari allo 0,6%. Ha deluso, però, l'indice Zew sulla fiducia salito a 18,7 punti a novembre rispetto ai 17,6 di ottobre, attestandosi però al di sotto del consenso degli economisti che si aspettavano un rialzo più consistente a 19,2 punti.
A Piazza Affari ha pesato molto il calo dei titoli del comparto bancario: B.Carige ha chiuso a -10,58%, con il focus del mercato sull'aumento di capitale. Tra le altre, B.Mps -6,33%, Creval -6,02%, Banco Bpm -2,49%, Bper -2,2%, Ubi B. -1,98%, Unicredit -1,77%, Intesa Sanpaolo -0,21% e Mediobanca -0,1%.
Male anche Saipem (-7,07% a 3,498 euro) dopo l'annuncio dell'esclusione del titolo dall'indice Msci Global a vantaggio di Campari (+2,33% a 6,595 euro), su cui Raymond James ha abbassato il target price del titolo da 7,1 a 6,8 euro, livello che resta comunque superiore agli attuali prezzi di Borsa. La raccomandazione è stata confermata a outperform.
Leonardo Spa ha perso il 4,82%, portandosi a 10,08 euro. Il titolo continua a pagare il taglio della guidance. Banca Akros dopo i forti cali delle ultime sedute ha comunque alzato la raccomandazione sul titolo da neutral a buy, con prezzo obiettivo a 14,25 euro.
In controtendenza invece A2A (+5,61% a 1,524 euro), con Mediobanca Securities che ha promosso il titolo da neutral a outperform, con prezzo obiettivo salito da 1,47 a 1,61 euro.
Sul resto del listino si segnala Trevi Fin. (-22,2% a 0,41 euro). Il consiglio di amministrazione del gruppo ha deciso di rinviare l'approvazione dei dati finanziari relativi al terzo trimestre dell'esercizio in corso che dovevano invece essere pubblicati ieri. In particolare, il cda ha preso atto delle incertezze circa l'esito delle negoziazioni in corso con il ceto bancario per la definizione e sottoscrizione dell'accordo di standstill. Lo slittamento della firma dello standstill richiederà l'estensione del relativo termine di durata, la cui scadenza in base alle intese sinora raggiunte sarebbe stata prevista per il 31 dicembre 2017.
Negli Stati Uniti procedono ancora in ribasso il Dow Jones e il Nasdaq, che lasciano sul terreno rispettivamente lo 0,27% e lo 0,33%. Pesa l'incertezza sull'attuazione della riforma fiscale voluta dall'amministrazione repubblicana, con il Segretario al Tesoro Usa, Steven Mnuchin, che ha dichiarato che non tollererà ipotesi di tassazione delle imprese con aliquota superiore al 20%. Inoltre, a preoccupare gli investitori sono anche i dati relativi all'economia cinese: le letture hanno infatti segnalato un rallentamento dell'economia del paese asiatico all'inizio del quarto trimestre. La produzione industriale, gli investimenti fissi e le vendite al dettaglio hanno tutti fatto un passo indietro a ottobre rispetto a settembre.