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I Best Places di Barbara Pelandini: il nuovo volto del luxury travel

Quando il vero lusso è l’accesso a luoghi, storie e saperi invisibili il viaggio si trasforma in esperienza autentica

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La storia di Barbara Pelandini comincia sul Lago di Como, nell’azienda tessile di famiglia, tra telai, sete, il lavoro minuzioso sullo stile e sulla produzione. Il rapporto con i grandi nomi della moda, le richieste impossibili. È lì che nasce una forma mentis che non l’ha più abbandonata: la cura del dettaglio, l’abitudine a superare l’asticella, l’idea che il lusso non sia solo estetica, ma precisione, gusto, responsabilità.

I Best Places di Barbara Pelandini: il nuovo volto del luxury travel

Quando l’azienda di famiglia chiude, quel patrimonio non va perso. Si trasforma. I clienti di un tempo tornano sotto nuove vesti: non più solo committenti, ma interlocutori curiosi, amici, viaggiatori in cerca di consigli. Le conversazioni diventano suggerimenti, gli scambi informali si trasformano in itinerari, le indicazioni in esperienze. Prima in modo amichevole, poi sempre più strutturato. E il passaparola fa il resto.

I Best Places di Barbara Pelandini: il nuovo volto del luxury travel

Così nasce BP Best Places, un progetto di hospitality ed experience curation, dedicato alla creazione di soggiorni ed eventi su misura ad alto valore culturale ed emozionale. Il Lago di Como diventa una chiave d’accesso. «Essere nata qui significa conoscere porte che normalmente restano chiuse», racconta Barbara Pelandini, «ma significa anche sapere che la bellezza non è mai solo superficie. Dietro le immagini patinate c’è una storia antica, un microclima unico, un passato fatto di artisti, musicisti, aristocrazie. Lo stesso vale per altri luoghi meno ovvi agli occhi degli stranieri: Bormio, con le sue case del 1200 e le cantine seicentesche; la Sicilia, dal retaggio aristocratico, storico e culturale ancora vivo; la Costiera, con l’artigianato e il cibo; e l’Engadina, scoperta prima ancora che dal jet-set internazionale dai nobili inglesi che andavano sulle Alpi svizzere per l’aria scintillante, quella che adesso viene chiamata Champagne, ma frequentata anche da artisti e scrittori, una storia da scoprire attraverso il Sentiero dei Filosofi».

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Il cuore del lavoro di Barbara è quello di creare esperienze che non siano semplici cartoline o una storia su Instagram da condividere. Anzi, paradossalmente, è proprio la tecnologia a rendere tutto più complesso. «I clienti arrivano preparati e, saturi di immagini viste sui social, sono più difficili da sorprendere. Ma l’apparenza inganna e non sempre un post corrisponde alla realtà. Spesso sono per noi scontati oppure distorti dalla realtà, come una romantica Bellaggio deserta...». Ed è qui che il lavoro diventa più complesso: disinnescare l’aspettativa falsa, portare altrove, far scoprire l’autenticità nascosta. Convincerli che una trattoria vera vale più di un ristorante stellato, che la cucina della nonna può emozionare più di qualsiasi piatto concettuale.

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Lo standard è alto, altissimo. La clientela è high-end, l’80% americana e il resto buona parte dall’Arabia Saudita. «Ma bisogna sfatare il mito delle richieste impossibili. Particolari a volte, ma non impossibili». O, almeno, non per lei. Le storie non mancano. Come quella del cliente a Verbier che fa arrivare 50 scatoloni con un servizio di piatti d’epoca, utilizzato da generazioni per la cena di Natale. La mise en place è pronta, finché arriva la richiesta: tavoli ricoperti di specchi anticati. Un’impresa, in un piccolo paese svizzero e con pochissimo tempo a disposizione. Soluzione? Un viaggio a Ginevra e il desiderio diventa realtà. 

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Poi ci sono le richieste da film. Come il cliente francese che ha voluto festeggiare i 60 anni della moglie, innamorata di Sissi, riproducendo il ballo imperiale. «Chiaramente di nascosto da lei e dai 40 ospiti che, una volta arrivati il sabato sera nella villa di Como, si sono trovati catapultati in un’altra epoca, con orchestra e costumi d’epoca – per tutti! – realizzati dalla storica Sartoria Bianchi, quella della Scala».

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E ancora, la vendemmia in Toscana, per un cliente rimasto deluso da un semplice wine tasting. Una giornata sotto il sole a Bolgheri, nella Tenuta San Guido, a tagliare l’uva con i vignaioli, a caricare le cassette, a guidare il trattore. Solo la sera, davanti a un bicchiere di Sassicaia, quel vino smette di essere un’etichetta e diventa memoria. Non più solo valore economico, ma esperienza vissuta. È questo il senso, e la sfida, del lavoro di Barbara: trasformare il viaggio in racconto. Esperienze uniche scoperte attraverso studio, letture e vissute in prima persona. Come la raccolta del sale a mano nelle saline siciliane, fatta con i figli: pala, due ore di fatica vera sotto il sole. Perché sapere come nasce qualcosa cambia il modo di raccontarla, di viverla, di portarla con sé.

I Best Places di Barbara Pelandini: il nuovo volto del luxury travel

Lo stesso vale per l’artigianato. Difficile spiegare l’entusiasmo dei clienti che, dopo una visita privata al Cenacolo, trascorrono un pomeriggio con una restauratrice imparando la tecnica dell’affresco. Tra pigmenti e mattonelle, tornano a casa non con un semplice souvenir, magari fotografato e postato, ma con un frammento di storia. La loro. (Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 09/03/2026 09:09
Ultimo aggiornamento: 09/03/2026 09:09
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